Zan di Tsukamoto

Shiniya Tsukamoto è un autore giapponese di culto, accolto con un ovazione per la sua ultima fatica, Zan (The Killing), in concorso a Venezia 75. Rimane un autore pionieristico che ha sviluppato un nuovo folle genere cinematografico: quello dei cyberpunk movies, caratterizzato dalla presenza di corpi amputati, sangue a profusione ed elementi fantascientifici. La prima pellicola è Tetsuo del 1989, seguita da Tokyo Fist (1995) e A snake of June (2002).

L’ultimo lavoro presentato a Venezia esce da questo filone ma non ne perde tutte le caratteristiche.

Mokunoshin Tsuzuki, interpretato Sousuke Ikematsu (L’ultimo samurai), è un ronin, cioè un samurai senza padrone, che si trova ad aiutare una famiglia di agricoltori in un villaggio sperduto del Giappone di metà Ottocento. Il suo equilibrio è turbato da una squadra di predoni che minaccia la tranquillità della famiglia, ma soprattutto dall’arrivo di un altro ronin, Jirozaemon Sawamura (interpretato dal regista stesso) che lo ingaggia, assieme al giovane amico Ichisuke, per formare un piccolo gruppo di guerrieri e servire lo Shogun della città di Edo.

Le vicende sono raccontate in modo secco, le sequenze sono rapide; non resta spazio all’immaginazione; il sangue scende copioso. Ma esiste un personaggio in grado di dettare il ritmo dell’intero film: Yu (interpretata da Yu Aoi), la sorella del giovane contadino Ichisuke, follemente innamorata di Tsuzuki. Sono i suoi tremori, le sue paure e i suoi sussulti a scandire le sequenze.

Zan non è una semplice storia di samurai, come apparentemente potrebbe sembrare; è chiaramente la storia di un’uccisione eccellente (molte sono le uccisioni, a voler essere precisi); ma è prima di tutto l’uccisione di un amore. E’ un amore senza riserve, quello di Yu per Tsuzuki, che non sarà corrisposto e troverà il suo sfogo in uno straziante urlo che sembra ricordare Janet Leigh in Psycho.

Lascia un commento

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this