Yates, Williams e Cognetti – le raccolte di racconti da non perdere

Nella biblioteca personale del lettore non possono mancare le raccolte di racconti. Io personalmente non sono una grande appassionata di questo genere letterario, ma ammetto di avere ricevuto un certo godimento da quelle brevi storie che, in un lampo, ti entrano nella testa e contribuiscono anche loro, come i romanzi, a definire la nostra esperienza con la lettura.

Ho selezionato tre volumi che potrebbero convincere anche i più scettici che, sì, anche i racconti esistono e resistono ancora.

“L’ospite d’onore” di Joy Williams (Edizioni Black Coffee, 2017)

Uscita a dicembre 2017 questa raccolta riunisce, oltre ad alcuni inediti, gran parte delle opere scritte in quasi cinquant’anni da Joy Williams, autrice poco conosciuta in Italia, ma riconosciuta oltreoceano come una maestra del racconto americano. Le sue storie sono impregnate di realismo domestico e prediligono contesti più periferici e provinciali, rispetto agli ambienti metropolitani e alla moda che ci si aspetta di trovare quando si parla di “America”. Il filo conduttore è “l’orrore esistenziale”, ma non spaventatevi perché anche le situazioni più deprimenti possono essere affrontate con umorismo.

“Undici solitudini” di Richard Yates (Minimum fax, 2006)

Anche nella letteratura di Yates il “sogno americano” viene sempre descritto come un miraggio che si è distrutto ancora prima di provare a raggiungerlo: è un autore spietato che, prendendo spunto dai fallimenti della propria vita, ha raccontato quelli di un’intera generazione che, superata l’esperienza della Seconda Guerra Mondiale, ha provato a cercare riscatto in una società che, invece, l’ha rigettata. Con uno stile ancor più sprezzante si è accanito sui personaggi femminili e sulle figure materne che rappresentano l’elemento autobiografico più ricorrente nelle sue opere. Se non ve la sentite di affrontare un romanzo come Revolutionary Road provate a iniziare con qualche racconto di Yates, la necessità di leggere il resto verrà da sé.

“Sofia si veste sempre di nero” di Paolo Cognetti (Minimum fax, 2013)

Degno rappresentante del racconto fra gli scrittori italiani contemporanei ha scritto varie raccolte fra cui Manuale per ragazze di successo (2004) e Una cosa piccola che sta per esplodere (2007). Tuttavia resta per me insuperabile quel genere ibrido che ha saputo trovare in Sofia si veste sempre di nero: una raccolta di storie nelle quali la protagonista è sempre una. Dieci storie che, attraverso i personaggi che hanno vissuto insieme a lei, narrano la vita di Sofia, partendo dall’infanzia, passando per un’adolescenza tormentata fino ad arrivare alla maturità dell’età adulta, svelando tutti i drammi dell’apparente tranquillità di una famiglia borghese.

Silvia Biglino

Silvia Biglino (classe 1979), laureata in Scienze della Comunicazione all’Università di Torino, da malata di storie e appassionata di romanzi acquista più libri di quanti riesca a leggere. Il suo blog “Il club dei lettori solitari” è il luogo dove ha deciso di riunire i personaggi che incontra nella meravigliosa esperienza di lettrice.

Lascia un commento

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: