• Home
  • /
  • Cinema
  • /
  • Woody Allen risorge sul piccolo schermo: è una "Crisis in six scenes"

Woody Allen risorge sul piccolo schermo: è una "Crisis in six scenes"

Anche Woody Allen sembra cedere al fascino del piccolo schermo. Sei puntate da 30 minuti, in onda dallo scorso 30 Settembre su Amazon Video. Il regista di Manhattan, ha dichiarato fin da subito di essersi pentito dell’impegno preso, sentendosi molto nervoso a lavorare con un tipo di format a lui non familiare.

Eppure sembra che questa sfida, questa uscita da una comfort zone ormai esasperata, abbiano invece giovato al vecchio Woody. Dopo una sfilza di ultime pellicole che non riescono ad uscire dalla mediocre soglia del “piacevole”, nelle quali il genio comico di Allen sembra ripetersi come una stanca e strascicata parodia di sé stesso, ecco che arriva una piccola rivoluzione.
Crisis in six scenes potrebbe in realtà essere presentato come un film: le sei pillole andrebbero a comporre una commedia di circa 120 minuti. Ma Woody Allen, alla soglia degli 80 anni, decide (finalmente!) di rompere gli schemi (e gli schermi). E ci dimostra ancora una volta come le produzioni per il piccolo schermo siano in grado sempre più di rivaleggiare con il formato classico del film.
Una scena del telefilm
La “crisi” è ambientata nella rovente America degli anni ’60, alle prese con Black Panthers e movimenti (quasi) pacifisti. I macro eventi che sconvolgono la società civile, si ripercuotono in qualche modo sulla vita privata di Sidney J. Munsinger (un “classico” e magnifico Woody Allen). Sidney è un borghese nervoso ed ipocondriaco, che dopo vari fallimenti come scrittore si “prostituisce” alla televisione, proponendo ad una rete un’improbabile serie su una classica famiglia americana, ambientata però nelle caverne preistoriche. S. J. Munsinger vive con la moglie (una strepitosa Elaine May), strampalata e svanita consulente matrimoniale, in una villetta suburbana nei pressi di New York. La vita di coppia scorre monotona, tra un bicchiere di vino, un lamento ipocondriaco, e le piccole ed inconsistenti gioie di un’esistenza agiata (simboleggiate da un inutile elettrodomestico che prepara la cioccolata calda). Una notte però, dei rumori improvvisi arrivano dal salotto. Sarà l’inizio di un’esilarante “crisi” domestica in sei parti che Woody Allen ci regala.
Questa commedia degli equivoci, nasce ironicamente da un equivoco: Woody Allen sostiene di non guardare serie tv, e di non avere quindi chiara la tipologia narrativa di cui si tratta. Per questo motivo, si spinge verso i territori della migliore stand-up comedy. «In Crisis in Six Scene ci sono decine di battute fulminanti – scrive Giorgio Viario – molte “buttate via”, altre meno riuscite, ma tutte comunque spese con la prodigalità dei comici sotto i riflettori col microfono in mano, come se si trattasse cioè di saldare un debito con il pubblico che siede nella penombra, beve un cocktail e mangia noccioline».
Sembra proprio che in questa versione teatrale e giocosa da sit com, Woody Allen riesca a ritrovare un’identità, da troppo sbiadita sul grande schermo. La sfida di un pubblico nuovo sembra risvegliare la verve comica dell’autore, che ci restituisce gag esilaranti, ed apparizioni di “macchiette” comiche travolgenti (le signore del Club del libro “fuorviate” dalle teorie della guerriglia rossa sono indimenticabili). In Crisis in six scenes ci sono poi molti elementi narrativi di spessore, dal thriller riproposto in chiave parodistica, che conferisce la suspence d’obbligo al racconto in puntate, ad un epilogo della storia definito da Viario «da vaudeville ottocentesco – o da Commedia dell’Arte -, con tutti i personaggi in scena a sciogliere gli equivoci e far calare le maschere».
Maschere contraddittorie che i personaggi di Crisis in six scenes indossano per tutta la commedia. Woody Allen mette infatti ben in evidenza le contraddizioni dei suoi protagonisti, restituendoci una comicità paradossale, nella quale ognuno compie azioni che vanno contro il proprio status sociale e politico dichiarato. C’è la pasionaria Lennie (una Miley Cyrus di inaspettata bravura), che disprezza le abitudini borghesi ma è sempre attaccata alle leccornie “radical chic” presenti nel frigo dei Munsinger. Woody Allen e Miley CyrusC’è Alan, rampollo di una famiglia di banchieri e ospite di Sydney e della moglie, che inizia a progettare bombe nella camera da letto. Ed infine c’è la straordinaria Kay Munsinger, moglie di Sidney, che muove una rivoluzione nel quartiere citando Mao e Karl Marx nelle riunioni del suo Club del libro.Woody Allen e Elaine MayWoody Allen con Crisis in six scenes ci restituisce uno sguardo disincantato, benevolo, ma soprattutto comico sugli aspetti più ridicoli di tutte le lotte fatte dagli uomini in nomi di più o meno sani principi, che dimenticano sempre la complessità che si cela dietro al singolo essere umano. E si concludono con una sana ed intelligente risata.
Bentornato.

Marta Vassallo

Ho 27 anni e sono laureata in Storia dell’Arte, ho vissuto a Milano, Torino e Dublino, attualmente sono in un piccolo ma meraviglioso tratto di costa ligure, ai confini occidentali dell’Italia, a cercare i miei passi. Adoro tutto ciò che è Arte, Cultura, Cinema, Movimento, Creatività. Cosa voglio fare da grande? Viaggiare, scrivere e conoscere.

Un commento

Lascia un commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: