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Wikileaks rivela: Angela Merkel non ha mai conseguito la laurea

Anche la Cancelliera tedesca casca nel tranello della “falsa laurea”. La laurea in Chimica Fisica che ha sempre affermato di possedere, in realtà non esiste.

Secondo il famoso sito di Julian Assange, la teutonica Angela non avrebbe mai terminato gli ultimi due esami necessari per accedere alla laurea.

E’ facile che il governo tedesco subirà il colpo dello scandalo. Anche l’Unione Europa subirà un qualche effetto? Secondo il presidente del consiglio Gentiloni “non c’è un rischio di stabilità europea”.

Lo scandalo è destinato a pesare fortemente nell’imminente campagna elettorale tedesca. A settembre infatti si terranno le elezioni nazionali in Germania, e il partito di estrema destra AfD  (Alternative Für Deutschland) dopo questa notizia è avanti alla CDU di Angela Merkel in tutti i sondaggi nazionali.

Questo scandalo è destinato cambiare completamente lo scenario politico europeo? Non ci resta che attendere e vedere.

Dimenticatevi cosa avete appena letto, si tratta di una bufala a fin di bene. Leggete e capirete perché. La disinformazione è un problema enorme. Midnight Magazine ha affrontato il tema più volte in passato (1)(2)(3). Viviamo in un mondo in cui l’informazione è diventata self-service. Non tutte le notizie vengono selezionate, valutate, e distribuite da providers dell’informazione, quali direttori di giornale, giornalisti o emittenti radiofonici. L’informazione è libera in rete. Chiunque può scrivere qualunque cosa e diffonderla. Le informazioni vengono distribuite senza filtri, senza esperti in grado di valutarne l’attendibilità o la veridicità. I lettori ricevono informazioni senza la competenza necessaria ad effettuare un’analisi critica del loro contenuto. Abbiamo trasferito la responsabilità di esperti del settore ad inermi internauti impossibilitati a tutelarsi nei confronti della disinformazione. E’ un sistema che sta vacillando da tempo e che non potrà resistere a lungo. Per fortuna qualcuno se n’è già accorto. Facebook ha annunciato di volersi dotare di un sistema di segnalazione di notizie false e di un team in grado di valutare la veridicità delle notizie segnalate. Il presidente dell’antitrust Giovanni Pitruzzella ha colto al balzo la proposta di Facebook affermando come però sia necessario affidare il compito agli Stati piuttosto che ai social networks.  
Come ho ribadito più volte in passato credo che gli internauti che leggono e condividono notizie false siano soprattutto vittime di un sistema contraddittorio. Non è colpa del lettore se non dispone di strumenti necessari a valutare la veridicità di una notizia, ma è colpa di colui che ha scritto e diffuso una notizia falsa e di coloro i quali non agiscono per tutelare i fruitori dell’informazione. Esistono però buone norme che qualunque lettore dovrebbe adottare per tutelarsi dalle bufale, indipendentemente dalle proprie conoscenze sul tema oggetto della notizia. Prima di tutto occorre guardare il sito o giornale che diffonde la notizia, se sia attendibile o meno. Se si parla di politica occorre valutare se si tratti di un giornale schierato e quindi considerare che la notizia potrebbe non essere del tutto neutrale. Bisogna quindi guardare le fonti. In campo scientifico (e non solo) ogni affermazione deve essere avvalorata da fonti attendibili. Se la notizia contenuta nell’articolo è di forte impatto è probabile che altri giornali la diffondano. Se così non fosse si può essere certi che si tratti di una bufala. 
Tuttavia c’è qualcosa che ogni lettore DEVE fare se vuole condividere una notizia: leggerla tutta. Non vi è alcuna scusa o attenuante nei confronti di chi diffonde notizie che nemmeno ha letto. E’ un’abitudine tanto diffusa quanto irresponsabile. Non c’entra l’ignoranza, non c’entra il sistema di informazione. E’ eticamente inaccettabile diffondere una notizia dopo aver letto solo il titolo o le prime tre righe. Farlo vuol dire assumersi la responsabilità di disinformare volontariamente. Quel pulsantino con su scritto “condividi” è estremamente accessibile e allettante, ma va usato con prudenza e responsabilità. 
Ecco perché ho deciso di scrivere questo articolo. Non per demonizzare coloro che lo condivideranno senza leggerlo. Ma per sensibilizzare le persone su questo tema. E in particolare sulla sua entità.
Per questo vi chiedo di partecipare a quello che sarà a tutti gli effetti un esperimento sociale. Condividete questa notizia falsa, commentatela come se fosse vera. Scrivete “vergogna”, “è uno schifo” o quello che vi pare. Solo coloro i quali avranno letto tutto l’articolo sapranno di dover usare un “codice”, in modo da riconoscere i commenti e le condivisioni “volute” da quelle “inconsapevoli”.  Nel titolo di ogni condivisione e in ogni commento dovrete aggiungere alla fine dell’espressione o frase che ritenete più opportuna la seguente punteggiatura contenuta fra le virgolette: “!!!.!” (esempi: “vergogna !!!.!” o “la dittatrice dell’Europa non ha nemmeno una laurea!!!.!”). E’ estremamente necessario rispettare il codice alla lettera (tre punti esclamativi, un punto e un punto esclamativo) per distinguere quante persone hanno letto l’articolo e quante non lo hanno fatto. Purtroppo su facebook non è possibile seguire le condivisioni se la condivisione non è pubblica. Vi chiedo pertanto di inviare screenshots delle vostre condivisioni con tanto di commenti presenti, e delle condivisioni dei vostri amici alla mail: [email protected].  I nomi non verranno in alcun modo divulgati, al termine dell’esperimento (se avrà una buona partecipazione) collezionerò tutti i dati in forma anonima e farò un’analisi statistica che pubblicherò nel prossimo articolo.  
Non possiamo più permetterci di essere schiavi della disinformazione. Non nel 2017. Se in nome della totale libertà di stampa non siamo in grado di adottarci di norme atte a tutelare la corretta informazione dei cittadini, abbiamo perlomeno l’obbligo morale di rendere i cittadini capaci di autotutelarsi. Ribadire la responsabilità di condividere informazioni veritiere sui social network è il primo passo in questo difficile cammino.  
 
 
(1) http://midnightmagazine.org/post-verita-…cettabile/
(2) http://midnightmagazine.org/no-non-dirit…-opinione/
(3) http://midnightmagazine.org/ricerche-sci…se-verita/

Filippo Birocchi

Filippo Birocchi nasce a Savona nel 1992. Combattuto tra la razionalità e la creatività, comprende che solo nella scienza può esprimere entrambe. Si laurea con il massimo dei voti nel 2014 in Biotecnologie e nel 2016 in Biotecnologie Medico-Farmaceutiche presso l’Università di Genova. Nel capoluogo ligure ha l’opportunità di frequentare l’Istituto di Studi Superiori dell’Università di Genova (ISSUGE), esperienza che lo convince ancor di più ad abbracciare il mondo della ricerca. Aspirante ricercatore in campo biomedico, è da sempre appassionato alla scrittura e alla politica.

2 commenti

  • Alessandro

    02/02/2017 at 16:24

    Prima volta che vedo questo giornale, beh grazie davvero, speravo prima o poi qualcuno DAL campo della distribuzione delle notizie si facesse forza e cominciasse a parlare di questo tema, vi ringrazio di cuore e spero che in un qualche modo la situazione cambi e che ciò accada prima di aver reso la popolazione troppo ignorante o influenzabile, grazie

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  • Davide Somma

    02/02/2017 at 16:39

    Diffondere una bufala ‘a fin di bene’ per combattere le bufale e la disinformazione mi sembra davvero paradossale:

    l’idea che le bufale possano essere moralmente giustificabili è parte del problema, basta vedere la reazione di fronte allo ‘sbufalamento’ di notizie false riguardanti personaggi ed industrie impopolari:
    “Conta il messaggio”, “Non avranno fatto questo ma hanno fatto altre”, “Perché difendi questa gente”, “Serve a sensibilizzare” e così via.

    Mi sembra che la vostra iniziativa, pur avendo EFFETTIVAMENTE una buona motivazione (non la mera antipatia verso qualcuno), giustifichi questa logica.

    Oltre ovviamente a dannegiare la reputazione delle Merkel, visto che sicuramente qualcuno legerà solo il titolo o l’inizio dell’articolo e “se ne andrà” con un’opinione peggiore su di lei.

    Rispondi

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