Vox Lux

Brady Corbet ha appena compiuto trent’anni, e in qualità di attore ha già calpestato un lungo percorso che lo ha visto recitare in numerose pellicole, tra le quali, Sils Maria (Assayas), Escobar (Di Stefano) e soprattutto Funny Games (Haneke), già nel 2007.

Passando dall’altra parte della cinepresa, nel 2015, ha diretto il fortunato L’infanzia di un capo, con Robert Pattinson, tratto da una novella di Jean-Paul Sartre e vincitore del Premio Orizzonti e Leone del futuro a Venezia 73. In questa edizione della rassegna veneziana, il giovane prodigio presenta, in concorso,Vox Lux – nome derivante dalla casa discografica ideata dalla protagonista del film – con le star Natalie Portman e Jude Law.

La pellicola racconta il percorso verso la gloria di Celeste (Natalie Portman) che sarà in grado di diventare una pop star dopo essere stata vittima di una sparatoria che ha scosso gli Stati Uniti d’America sul finire degli anni Novanta; partendo dalla post-adolescenza (la giovane Celeste è interpretata da Raffey Cassidy), fino ad arrivare alla presunta maturità dei trent’anni. La narrazione abbraccia un arco di tempo che va dal 1999 al 2017 e una serie di tragici eventi della storia americana scandiscono la scalata al successo di Celeste, supportata dalla sorella Eleanor (Stacy Martin) e dal manager interpretato da Jude Law.

Corbet vuole raccontare il dietro-le-quinte della vita di una pop star, sottolineandone le debolezze soprattutto negli affetti. Il risultato è ottenuto legando le vicende private di Celeste con le vicende di cronaca nera che hanno scosso l’America; come se i movimenti di una celebrità fossero in grado di scatenare i peggiori crimini dell’umanità che creano a loro volta uno stato d’ansia generalizzato. Tale stato d’ansia è ben coadiuvato da un ritmo serrato e da una fotografia a tratti cupa che ricorda qualche fotogramma di David Lynch in Twin Peaks.

Se la sceneggiatura e il lato pop spinto agli estremi possono essere contestabili, indiscutibile è il talento di Natalie Portman che torna alla mostra del Cinema di Venezia dopo Jackie di Pablo Larrain. La nevrosi e l’esaurimento sono magistralmente messi in scena andando probabilmente a sfatare l’immortalità degli dei.

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