Urban – Mariachiara Rafaiani

Mariachiara Rafaiani è nata a Recanati nel 1994. Ha conseguito la maturità classica presso il Liceo “Giacomo Leopardi” di Recanti nel 2013. Ha vinto diversi premi di poesia, fra i quali InediTO Torino e Premio Poesia Marche. Le sue poesie sono apparse in diverse riviste ed antologie. Nel suo percorso di laurea triennale si è appassionata alle discipline della paleografia e della filologia classica. Nel 2016 ha conseguito con il massimo dei voti la laurea in Filologia Classica presso l’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”, con una tesi dal titolo Le ortografie greche in Plauto. Con uno sguardo particolare sulla Mostellaria, seguita dal prof. Roberto Danese. Suoi contributi sono apparsi in blog e riviste online, attualmente collabora stabilmente con SulRomanzo e Midnight Magazine. Vive e studia a Milano, dove frequenta il corso di laurea magistrale “Filologia, letterature e storia dell’antichità presso l’Università degli Studi di Milano,sta terminando il suo corso di studi con una tesi in Filologia mediolatina seguita dal prof. Paolo Chiesa. Tra i suoi studi più recenti Il travestimento di Patroclo. Un’ipotesi interpretativa di Iliade XVI,relazione tenuta al workshop internazionale Metamorfosi. Identità in smottamento (Rodopis, Ancient History). Nel 2018 uscirà il suo primo libro di poesie dal titolo Dodici Ore per Edizioni la Gru.

Napoli

La morte fa impazzire

non la fine ma l’inizio

di un vizio

l’inizio dell’esitazione

e questo cielo bruciato d’ottobre

su una Napoli stanca

Le iridi del professore di diritto

anziano, mi siede davanti

e anche se fatica a camminare

non chiede aiuto

mi vede distratta

mi chiede: sei stanca?

C’è un uomo a terra in stazione

ubriaco

Lo circondano le guardie,

lo guardano, gli gridano

di alzarsi, ma lui

sente solo precipizio e terra

Dal Vomero dovevamo raggiungere

Teatro Bellini

e allora non la metro

che sempre

tarda ad arrivare

ma a piedi per queste

segrete discese

lingue di serpenti

La ballata della biancheria

sporca, la mia, e dei fruttivendoli

Le orecchie piene

e di cosa?

Se il rumore

è il frantumarsi della vita

ad ogni passo

e se aspetti che smetta

o resti imbrigliato

in una rete

dietro l’angolo

o tra i fili della luce

Mi stringo verso il muro

al rombo dei motorini

e la tua mano, che ora è mia,

è salda

si sa sfaldare e correre

dalle nocche alle falangi

poi senza che lo sapessimo

qualcosa scompare

affrettiamo il passo

perché c’è il Vesuvio

e forse il mare

è commozione, tutta,

su un belvedere qualsiasi

i nostri occhi si frammentano

fra le luci del tramonto

e le luci delle case

delle cose, tu mi dici:

però lo senti il degrado.

Ed io, sì, ma l’umanità

oltre il degrado

vengono le lacrime

ed il mare

è quasi una promessa,

verso cui ci sentiamo gettati

Bologna

I portici hanno incanalato per secoli dibattiti ed arrangiati sospiri fallendo

a me che oggi respiro senso

di bruciante assenza. Piazza Verdi

è un piroscafo abbandonato,

mangiucchiata da pesci che non se ne nutrono

è un mio limite non vedere o tu non parli?

Silenziosa con gli autobus che aprono le tue acque piovane

e le donne, di grazia, senza grazia, andanti

con le buste dalla Pam che m’assale

Scheletro sincero della nostra epoca, così chiara non sei né idealista né utopica

Venerarti perché sei divinità senza apparizioni

in bici mistiche che t’attraversano

Urbino

La via mi è piombata addosso

avevo i capelli fatti, avevo un vestito lungo

Ho percepito quel mistero del mondo

che dimentica azioni e contrattempi

Quel silenzio che ovunque sussurra

a coloro che attendono sulle scalinate

o bevono caffè, o sono portati all’inerzia

del godersi il tempo spento

è tutto qui, prendilo

Ed io lo prendo oggi

lo metto nel cuore e lascio

che queste mura mi abbraccino concedendogli le mie stesse estensioni

Ancona

Nella zona industriale era già natale

ed io e te andavamo alla ricerca di mobili

da riempire di cose che lasciano il tempo

alla dimenticanza

Siamo creature guaribili che non guariscono Consapevoli che non ascoltano

Confusi come i campi da beach a novembre

dietro la raffineria di Ancona,

oltre il silenzio degli alberi

Era impossibile trovare parcheggio

sembrava di perdere il senso della ragione ed io tornavo a prenderti

con il volto sbiadito

Andrea Donaera

Andrea Donaera (Maglie, 1989) è laureato in Scienze della Comunicazione presso l’Università del Salento, dove è segretario del Centro di ricerca “Pens: Poesia Contemporanea e Nuove Scritture”. Dirige la collana di poesia Billie della casa editrice ‘Round Midnight ed è il direttore artistico di “Poié”, Festival della Poesia di Gallipoli. Ha pubblicato diverse raccolte di poesia e il saggio "Su una tovaglia lisa. Nell’Inventario privato di Elio Pagliarani" (L’Erudita, 2017).

Lascia un commento

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this