Urban – Gianluca Furnari

“Urban” è una rubrica che ospita giovani poeti.

Un’altra.

Sì, ma qua la cosa è diversa.

In “Urban” verranno ospitati poeti appartenenti a quella generazione che, genericamente, accoglie i nati tra il 1985 e il 1995 (ovviamente è un periodo indicativo: non è che se uno è nato nel 1983 o nel 1996 è fuori). E questi poeti dovranno proporre un testo che parli della Città: la Città intesa nelle più ampie accezioni possibili – quella in cui si è nati, quella in cui si vive, quella che si vissuta per un attimo, quella che si vede nei telegiornali, quella che non è mai esistita.

Perché questa cosa della Città?

Perché, secondo noi, è interessante (e importante) vedere dove sta andando la poesia italiana delle ultime generazioni, individuando il suo approccio a un tema che per molti poeti del Novecento (e non solo) è stato funzionale alla scrittura di testi importanti. La Trieste di Saba, la Livorno di Caproni, la Lecce di Bodini, la Milano di De Angelis, il cuore straziato di Ungaretti e tantissimi altri: noi, oggi, in poesia, come ci avviciniamo alla Città?

L’idea è nata dai tipi delle edizioni ‘Round Midnight, ai quali piacerebbe pubblicare un’antologia che includa le voci più interessanti della giovane poesia italiana, ma invece di prendere e stampare un libro che magari poi si accatasta alla mole immensa di raccolte simili presenti sul mercato, hanno pensato di coinvolgere Midnight Magazine e Giuseppe Nibali: l’antologia prenderà forma su Midnight in questi mesi, alla fine tireremo le somme e decideremo se vale la pena farne un libro (secondo il curatore della rubrica sì, ma vediamo).

In “Urban” verrà ospitato un poeta a settimana. Pubblicheremo una sua poesia sul tema della Città (scritta appositamente o già scritta in passato, ovviamente non è importante) e un paio di testi che possano far capire almeno un poco l’identità letteraria dell’autore.

Gli autori verranno invitati dal curatore della rubrica, ma è anche possibile inviare le proprie proposte – all’indirizzo [email protected] (Il curatore della rubrica non sa mai come dire che qualcosa che legge non gli piace, quindi se non ricevete risposta non è per mancanza di attenzione o snobismo: semplicemente non siete piaciuti al curatore della rubrica, che si nasconde dietro un silenzio vigliacco.)

 

Gianluca Fùrnari è nato a Catania nel 1993 e abita a Santa Maria di Licodia. Laureato in Lettere con una tesi sulle Rime d’amore di Torquato Tasso, studia Filologia Classica all’Università di Catania. La sua raccolta d’esordio, Vangelo elementare (Raffaelli, 2015, introduzione di Giuseppe Conte), è risultata finalista al Premio Rimini 2015, al Premio Fogazzaro 2016 e al Concorso Gozzano 2017 e ha vinto il Premio Violani Landi 2016 e il Premio Fiumicino 2016; suoi testi sono apparsi sulle riviste cartacee Poesia (n. 319) e Dorna (n. 39, in traduzione galega) e su svariate testate online. È autore di testi poetici in lingua latina. È membro e collaboratore del Centro di Poesia Contemporanea di Catania.

 

Da Vangelo elementare (Raffaelli, 2015)

 

XXXIV.

 

Torneranno le vergini, gli agguati
fuori città – le sconosciute vergini
che passano sul ventre dell’estate –

Torneranno gli amori, i lungofiumi
dove ragazzi nascono dal fango
diversi da sé stessi –

Di quella morte che ci schianta a caso,
di quella rabbia che ci ottunde il sonno
torneranno le notti a vendicarci.

 

XVI.

 

L’avevamo già visto mille volte

seduto tra le nostre cose o al bordo

di strade verdi – se comunicava

era solo per cenni –

da piccoli lo portavamo in giro.
Ma fu lui stesso che quel pomeriggio

venne nella tua stanza, miscelava

veleni dentro il tubo –

così ci hai persi, padre,

e anche l’ultimo sguardo è andato a lui.
Che valeva a quel punto

seguirlo nelle calli della notte?

descrivere ai passanti la sua faccia e

trovarne l’indirizzo?
Avevamo capito che era l’acqua

ad averti infettato, ma la faccia

dell’acqua è in movimento,

il suo indirizzo è dove siamo nati.

 

XXIII.

Ci era fedele il passo tra le felci:
sul passo che portava alla tua fossa
giocavamo a campana (pregavamo):
così di pietra in pietra,
calpestando il torrente fino al salto –
saltavamo con lui.

Luce deposta, amore,
canto che intimoriva il nostro canto,
casella accesa al termine del gioco –
ma eri tu, seppellito in altitudine.

 

 

Andrea Donaera

Andrea Donaera (Maglie, 1989) è laureato in Scienze della Comunicazione
presso l’Università del Salento, dove è segretario del Centro di
ricerca “Pens: Poesia Contemporanea e Nuove Scritture”. Dirige la
collana di poesia Billie della casa editrice ‘Round Midnight ed è il
direttore artistico di “Poié”, Festival della Poesia di Gallipoli.
Ha pubblicato diverse raccolte di poesia e il saggio _Su una tovaglia
lisa. Nell’_Inventario privato_ di Elio Pagliarani_ (L’Erudita,
2017).

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