Urban – Emanuela Rizzuto

Emanuela Rizzuto nasce a Palermo nel 1995 e studia attualmente Lettere classiche presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna. Dal 2015 collabora con il Centro di Poesia Contemporanea dell’Università di Bologna e nello stesso anno arriva tra i finalisti del concorso Certamen. Nel 2017 vince il premio nazionale Elena Violani Landi per la sezione “poesia inedita” con una raccolta di poesie e prose poetiche che nel 2018 pubblica con il nome di Porta libeccio, CartaCanta Editore.
Collabora con la rivista
Midnight. Una sua poesia è stata pubblicata da Interno Poesia e diversi suoi articoli e recensioni sono apparsi su pagine e riviste online.

Oltre che di poesia, si interessa di fotografia e di cinema. Nel 2017 alcuni suoi scatti sono stati esposti al primo Festival Internazionale della Fotografia del Mediterraneo – Marenostrum, altri sono stati pubblicati dall’ANSA e dal giornale La città di Salerno. Dal 2016 si occupa della documentazione video-fotografica del Centro di Poesia Contemporanea dell’Università di Bologna.
Nel 2017 riveste il ruolo di segretaria d’edizione o aiuto regista per alcuni spot pubblicitari diretti da Carlo Strata.

 

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L’amore è in alto e tu sei lì con Dio,
il treno per il Nord non l’abbiamo mai preso
insieme
noi siamo a reggere il peso delle pietre e delle ore
tra le bugie in cui ritrovo Chaos primordiale
sul pianerottolo a porta aperta
dove il vento del Nord non arriva
né le aquile, il ghiaccio, le nuvole a cerchio
né l’aurora boreale offuscata dai lampioni
della via dove andiamo a fare la spesa.
Qui c’è il gatto, il caldo, il bene
qui viviamo tra le cose di ogni giorno.
Ma l’amore è sempre di più, dicono
più di ogni sacrificio
più di vivere insieme ai tuoi difetti
e a sera addormentarsi con le mani nere
come avessi lavorato con la terra.
Così una mattina sei volato in stazione
da solo
e ti ho sognato cantare
« L’amore sta dove tutto è
inspiegabilmente santo. »

 

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La ragazza con la coda era sul balcone per buttarsi pensavo Non farlo e non lo dicevo. Ma l’avrebbe fatto e io non sarei intervenuta allora sono intervenuta. Non buttarti perché. Il mio volto era poco convincente era una vergogna. Enrico non buttarti, c’è ancora tanto dolore da vivere. La ragazza si buttava e io non mi affacciavo per paura di vedere la strada sporca di sangue. Mi sveglio. La ragazza con la coda era sul balcone per buttarsi pensavo Questa volta sarò più convincente.
Enrico non buttarti. Vivere significa costruire cattedrali. Vale la pena di avere tutte queste pietre dentro e sotto e sopra a sfibrarci le membra. Terrei le tue, dammele, sei troppo lontano, vieni. Enrico resisti, rinasci. La ragazza si buttava e io non mi affacciavo per paura di vedere.

 

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I

Palermo è amara vista dal cielo
senza gelsomini,
parlavo a mio nonno che sorrideva e capiva
pieno come un albero che sta e fa ombra.

Cosa vuol dire non so più camminare?
«
Annacarsi. Ondeggi coi piedi fissi a terra ».

Le cose hanno perso possibilità.
« I bicchieri, il pavimento, i balconi ».
Il mare, gli alberi, il promontorio.
« Non c’è più movimento ».
La chioma di vetro rosa sta ferma.
« Il vento ».
Nessun vento. Mi fermo. Il dolore mi allontana da quello che ho intorno. Mi perdo.
« Se ti perdi, comincia qualcosa ».
Le cose hanno perso possibilità.
« Cos’è questa mano davanti al tuo dolore? »
Non è.
« Cos’è questa luce davanti al tuo dolore? »
Non è.
« E questa terra? I lombrichi, il vaso di ciclamini che piace a tua nonna? »
Non è. Tu non sei. E io?

Nonno, adesso diventerò più buona o più cattiva?
« Saprai essere più buona e più cattiva».
Cosa vuol dire non so più camminare?


II

L’abbraccio costiero era quello di mia madre
nel delirio di montagne, traffico e voci.
Avrei chiamato casa non appena atterrata
e al telefono sarei stata veloce,
non abbiamo molto tempo
tutto è cambiato.
Su che parte del mare sono?
La corrente non aspetta le persone
ma le trasporta ugualmente.
Adesso che ho imparato
a succhiare i fiori gialli
 delle contraddizioni
e ad andare via, tu resti
pietra seduta sulla banchina,
rami incarnati fra le dita,
cava di marmo all’ombelico,
cespugli. Lì sai vivere e io morirei
dove il tempo aumenta le alghe ai piedi
e questo mare è un’attesa perenne.

Andrea Donaera

Andrea Donaera (Maglie, 1989) è laureato in Scienze della Comunicazione presso l’Università del Salento, dove è segretario del Centro di ricerca “Pens: Poesia Contemporanea e Nuove Scritture”. Dirige la collana di poesia Billie della casa editrice ‘Round Midnight ed è il direttore artistico di “Poié”, Festival della Poesia di Gallipoli. Ha pubblicato diverse raccolte di poesia e il saggio "Su una tovaglia lisa. Nell’Inventario privato di Elio Pagliarani" (L’Erudita, 2017).

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