Urban – Allan Corsaro

Allan Corsaro è nato a Caserta nel 1986. Con questo pseudonimo sono state pubblicate alcune poesie sul sito internet Extravesuviana.com. Fiori d’asfalto ed altre solitudini è la sua prima raccolta di poesie edita dalla ‘Round Midnight edizioni per la collana Billie.

Da Fiori d’asfalto ed altre solitudini

*

Ancora una volta

non riesco a toccare la notte

lampioni ipnotizzati dai passanti

insegne gettano grida sulla strada

il cielo si nega riservando il suo mistero ad altri

[luoghi

mi rassegno alla stupidità

di macchine che fuggono verso il traffico

bottiglie in attesa sui marciapiedi come cani

[abbandonati

carta straccia ad elemosinare il vento

 

lo stridere delle gomme sull’asfalto

come se volessero trattenere la scelleratezza di chi

[passa

senza guardare

motori bucano l’aria

urla nella corsa di bambini

urla di madri lanciate dalle finestre

urla di ragazze che rincorrono scarpe coi tacchi

sembra che il silenzio si sia rifugiato tutto in questa

[stanza

e mi opprime con la sua nevrosi

cerco altri luoghi

rimbalzo tra pareti che mi lasciano scivolare oltre

[l’attesa

raccolgo ombre sulla soglia di porte chiuse

manifesti strappati cadono dimenticati al passaggio

[dell’attacchino

è così che si manifesta la Storia:

nell’intervallo tra una pubblicità e l’altra

 

la luce dei lampioni cade nella notte producendo

[scintille

è il vuoto sulle panchine

la paura scivola contro gli angoli

occhi persi sulle strisce pedonali

la punta di una sigaretta come un faro tra la nebbia

[di un fumo denso

la folla ha un ritmo preciso che mi scuote

raccolgo mani

braccia

profili

passi

come fossero dei doni

smarrisco il mio confine nello spazio intorno

una vecchia lancia gli occhi attraverso feritoie

[improvvise

ragazze con profili di noia

la musica dei bar segue il ritmo dei clacson

tutto danza come un corpo che freme

e noi siamo immobili

è inutile tutto questo accalcarsi eppure necessario

dovrei uscire più spesso.

 

*

Questo silenzio di pietra

un colpo a vuoto nella notte della mente

è un sordo stillicidio

 

Il rumore della sabbia tra le dita

mi rende triste

 

Le parole, certi pomeriggi, cadono a terra

ed è un rumore

stupido

 

Potrei essere felice

 

Entro nei tuoi occhi come in un fiume oscuro

inafferrabile

in cui dimentico d’essere

 

Un cielo ottuso a volte è quel che ci vuole per

[sentirsi migliori

 

In questa stanza

è tutto un equilibrio di cose obsolete

ma tu scavi tra la polvere

in cerca del fondo

so che ci credi

con la fede di chi attende il prodigio

ed è solo guardando te

che a volte

ci credo anch’io.

 

Inedito:

 

Coney Island ha chiuso

 

Tutt’intorno

è frastuono molle e sdraiato

ed è facile che ci si assopisca

qualcosa dentro

ma nei tuoi occhi

le onde del mare non fanno rumore.

 

Questo cielo perenne

ed incerto

mi confonde.

Gabbiani in lenta planata

sfiorano l’ultimo attimo sospeso del sole

mentre aerei di mare inghiottono onde.

 

La Coney Island della

nostra mente

ha chiuso per sempre.

 

Come detriti

disillusi

dimentichi

restiamo distesi

 

sospesi

 

tra cieli di vetro e sabbia

una clessidra rotta

un’attesa del tempo

 

vana.

 

Mozziconi di sigarette

cocci d’anguria

venditori di cocco radiomuniti

dopo uno sbadiglio di questa spiaggia:

un alito d’aria

che non smuove

in noi

sogno o

rivalsa d’animo alcuna

in questo sonno muto.

 

Resti dalla memoria

a volte

riaffiorano

come pezzi di corpi

cascati dalla tv all’ora di pranzo

e ripescati dalle mani

di un barbone

in un cassonetto di strada

nella sera svuotata della città.

 

La morte giace

contro i lembi feriti dei marciapiedi

 

e non fa paura

quanto

il piccolo

domestico

terrore quotidiano.

 

Una giostra abbandonata

quest’estate perpetua che stenta a finire

in un tremendo tramonto.

 

E noi

siamo identici

come innumerevoli equidistanti ombrelloni

 

eppure soli

di una solitudine che è ferita

e non ha parola.

 

E tu

sei perso

 

nella rassicurante illusione

di schermi illuminati

mentre cerchi di non impazzire della stessa pazzia di tuo padre.

 

Ed è un incendio continuo

 

le mie parole di cenere non lasciano traccia

 

uno spazio vuoto

di me stesso e del mio tempo

che non comprendo

 

e non so perchè

perchè non posso.

Andrea Donaera

Andrea Donaera (Maglie, 1989) è laureato in Scienze della Comunicazione presso l’Università del Salento, dove è segretario del Centro di ricerca “Pens: Poesia Contemporanea e Nuove Scritture”. Dirige la collana di poesia Billie della casa editrice ‘Round Midnight ed è il direttore artistico di “Poié”, Festival della Poesia di Gallipoli. Ha pubblicato diverse raccolte di poesia e il saggio "Su una tovaglia lisa. Nell’Inventario privato di Elio Pagliarani" (L’Erudita, 2017).

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