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Torna il terrore sull’incremento dell’IVA per il 2018: quali possibili conseguenze?

Panico incremento IVA 2018: dal 22% al 25%: con la Legge di Bilancio 2017 è stato stabilito il congelamento dell’Iva per il corrente anno 2017 ma il 2018 potrebbe essere l’anno del tanto temuto aumento dell’IVA che potrebbe, inevitabilmente, venire ad incidere in maniera grave sulla già debole situazione economica nazionale;  in particolare, potrebbe avere ripercussioni gravi sulle spese dei contribuenti, cittadini e imprese. Per non parlare poi del calo dei consumi interni che, negli ultimi mesi, erano ritornati in labile crescita.

Cosa farà il Governo in merito all’aumento dell’IVA?

Iva al 25% nel 2018, il Governo di Gentiloni sta cercando di fare tutto il possibile per evitare che le famose clausole di salvaguardia, concordate con Bruxelles, non scattino automaticamente. Anche l’Ufficio parlamentare di Bilancio è intervenuto indicando che sarà veramente difficile impedire che le clausole non scattino in maniera automatica. Infatti, per inibirlo occorrerebbe trovare almeno 5 miliardi entro l’autunno prossimo ma, in effetti, mancano ben 14 miliardi di euro per impedire un effettivo passaggio dell’aliquota ordinaria dal 22 al 25%. Si tratta di una sfida all’ultimo minuto: il Governo di Gentiloni è davvero impegnato a scongiurare l’incremento dell’aliquota Iva al 25%.

Clausole di salvaguardia: cosa sono?

Le clausole di salvaguardia, introdotte con l’obiettivo di far approvare la Legge di Bilancio da parte della Commissione europea con garanzie e obiettivi concordati sul contenimento del deficit e del debito, nascono nel 2002, nell’ambito della riforma della contabilità pubblica. In questi ultimi anni di crisi del debito sovrano, i vari Governi italiani e quelli del resto d’Europa, hanno dovuto fare i conti con un peggioramento dei saldi fiscali, ovvero con un aumento dei deficit, anche molto al di sopra del tetto massimo fissato dalla UE, pari al 3% del PIL. In pratica, prevede l’aumento automatico dell’Iva nel caso in cui uno Stato non sia in grado di reperire le risorse necessarie per coprire le proprie spese finanziarie.

Al fine di rientrare nei limiti e di assicurare una discesa graduale del peso del debito, l’Italia ha dovuto impegnarsi con un piano pluriennale credibile di tagli alla spesa e di aumenti delle imposte, a garanzia del risanamento dei conti pubblici. Per garantire alla Commissione europea il raggiungimento degli obiettivi di contenimento della spesa pubblica, i vari governi nel tempo si sono vincolati all’adozione di cosiddette clausole di salvaguardia. Esiste una soluzione per reperire le maggiori entrate necessarie e scongiurare l’aumento dell’Iva? Lottare contro l’evasione fiscale: ecco perché il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan punta alla voluntary disclosure 2017 che dovrebbe apportare alle casse dello Stato ben 1,6 miliardi di euro. Se così non fosse allora scatteranno gli aumenti di accise, benzina, alcol e tabacchi già a partire da 10 settembre 2017 e, dal 2018, toccherà all’Iva.

Iva: quali conseguenze deriveranno dall’incremento?

L’Iva o Imposta sul valore aggiunto è il valore che un bene di consumo acquista durante ogni fase della sua produzione fino alla sua emissione sul mercato; ogni incremento dell’iva grava interamente e solo sul consumatore finale. Le tipologie di IVA e le aliquote attuali sono:

  • 4%, aliquota minima, applicata ad esempio alle vendite di generi di prima necessità (alimentari, stampa quotidiana o periodica, ecc.);
  • 10%, aliquota ridotta, applicata ai servizi turistici in Italia per incentivare il turismo (alberghi, bar, ristoranti e altri prodotti turistici), a determinati prodotti alimentari e particolari operazioni di recupero edilizio;
  • 22%, aliquota ordinaria, colpisce i beni e servizi di consumo quotidiano: dai profumi agli alcolici, più care palestre e parrucchieri, in salita costi di benzina e gpl, acquisto mezzi di trasporto, ticket per bus/treni e voli aerei, più salati scarpe, mobili ed elettrodomestici, comunicazioni (servizi postali, apparecchi telefonici, servizi di telefonia), veicoli, trasferimenti proprietà di auto e moto, gioielli, servizi legali, biancheria, tabacchi, strumenti musicali, pacchetti vacanza.

Il rincaro dell’Iva comporterà maggiori entrate nelle casse dello Stato, ma al contempo un maggior aumento delle spese dei consumatori, con un netto colpo sui consumi interni. L’incremento dell’Iva colpirà i consumi di tutti i cittadini, tutti i lavoratori dipendenti, i precari e i pensionati, aggravando la situazione economica dei ceti più deboli; si prevede un aumento del costo della vita.

Jacqueline Facconti

Dr.ssa FACCONTI JACQUELINE. Laurea magistrale in STRATEGIA, MANAGEMENT E CONTROLLO conseguita con votazione 110 e lode, Master in Comunicazione, Impresa, Assicurazione e Banca. Web Editor e Web Content Manager, Redattore e cultrice di materie economiche, finanza, assicurazione e merceologia. Esperta in Quality e Human Resource Management, scrittrice professionista e collaboratrice presso U.O Tributi Comune di Sarzana.

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