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The Young Pope la sigla

The Young Pope: la sigla. La Storia dell'Arte (e della Chiesa) raccontata da Paolo Sorrentino

The Young Pope è ovviamente sulla bocca (o negli occhi) di tutti. Mettete assieme Paolo Sorrentino, che ormai sembra non poter più girare una scena senza scatenare manifestazioni di ammirazione o rifiuto, e scatenare le interpretazioni escatologiche più selvagge, e il format di una serie tv, oggi sempre più glamour rispetto al vecchio formato cinematografico, e i giochi sono fatti.
Paolo Sorrentino

Adorando Sorrentino, ed essendo compulsiva divoratrice di sere televisive, potrei rischiare di risultare parziale, dicendo che mi sono bastati i primi minuti della prima puntata, che inquadrano la camminata lieve e sospesa di Pio XIII circondato dai cardinali, accompagnata da una disturbante ed affascinante musica elettronica, per gridare (interiormente) al “miracolo”. Altrettanta delirante bellezza mi ha colpito come uno schiaffo visivo, contemplando la scena della vestizione del Papa Lenny Belardo (un magnetico Jude Law, in odore di “santità cinematografica”) per il suo discorso ai cardinali nella Cappella Sistina. Insomma soltanto Paolo Sorrentino avrebbe potuto accostare un momento così sacro alle note di I’m sexy and I know it senza risultare volgare o blasfemo, bensì regalando agli occhi dello spettatore un’immagine di sfrontata e “beata” bellezza.

Ma fin qui, come ho detto, potrei risultare parziale. Se si tratta invece di analizzare la misteriosa sigla della serie tv del regista de La Grande Bellezza, allora ci si può attenere (più o meno) ai fatti. A partire da quello che succede davanti ai nostri occhi.

Sulle note di All along the Whatchover di Bob Dylan, qui in una versione molto “hendrixiana” di Devlin con Ed Sheeran, osserviamo la camminata di Lenny Belardo, ovvero Pio XIII, il Papa Giovane. Jude Law si muove con passo deciso e beffardo, sicuramente poco meditativo. Il Papa Giovane sembra quasi sfidarci con la sua camminata “terrena”: muovendosi in una carrellata lungo un corridoio che ricorda sicuramente gli ambienti del vaticano, la figura in parte in ombra, si gira in un estemporaneo ralenti per regalarci un “divino” occhiolino.

Sullo sfondo della passeggiata “papale”, scorrono dieci significative opere d’Arte, alcune inconfondibili ed impresse nella nostra memoria visiva, altre più misteriose e sconosciute.

La prima opera che appare nella sigla di The Young Pope è un’ Adorazione dei Pastori, di Gerard Van Horthorst, datata 1616-17. Il Maestro olandese, il cui nome fu adattato in italiano con “Gherardo delle Notti”, fu influenzato dai maestri italiani, tra cui sicuramente Caravaggio, il cui chiaroscuro e la cui luce misteriosa ben appaiono nella tela.

La seconda tela davanti alla quale Papa Pio XIII passa davanti è la famosa Consegna delle chiavi del Perugino, presente nella Cappella Sistina, in Vaticano e risalente al 1481-82. Il Papa Sisto IV volle accostare nella decorazione della cappella le Storie di Mosè e quelle di Cristo, per suggerire un collegamento tra la Legge divina delle Tavole e la Legge del messaggio evangelico di Gesù.

Lungo il percorso di Lenny Belardo compare poi la celeberrima Conversione di San Paolo, del Caravaggio. La scena realizzata nel 1601 e conservata in Santa Maria del Popolo a Roma, racconta la conversione di Paolo sulla via di Damasco, qui rappresentato accecato dalla luce di Gesù Cristo, che attraversa il fondo nero del peccato, in un chiaroscuro potente tipico del Maestro Merisi. La conversione di San Paolo

L’immagine successiva è invece un’icona, conservata nel monastero Mégalon Metéoron, Il Concilio di Nicea. Il Concilio di Nicea, del 325, è stato primo concilio ecumenico del mondo cristiano, che ha sancito inizio del cosiddetto “cesaropapismo”, o l’unione di potere spirituale e politico in una sola figura.

L’opera seguente invece è di Francesco Hayez. Raffigurante un episodio della cosiddetta Crociata dei Poveri, risalente all’epoca della Prima Crociata del 1906, l’opera del 1828 rappresenta Pietro D’Amiens, che pronunciò il celebre motto “Deus lo volt”, “Dio lo vuole”.

Compare poi un nome celebre del Quattrocento italiano, Gentile da Fabriano, con le Stimmate di San Francesco. Datata 1402 e di chiara ispirazione “giottesca”, sul tipico sfondo dorato del periodo, lo stendardo rappresenta appunto Francesco che accoglie i raggi provenienti dalle ferite della Passione di Cristo, che provocano nel santo le stimmate.

Troviamo poi un dipinto di Matteo Cerezo della fine del XVII secolo, San Tommaso da Villanova dona le elemosina. L’opera, conservata al Museo del Louvre e dai giochi di luci ed ombre vicini al Barocco, raffigura appunto San Tommaso di Villanova, arcivescovo di Valencia, vissuto tra il 1486 e 1555 e noto per le sue generose elemosina.

La tavola successiva fa invece parte del ciclo di dipinti della Galleria Ghibellina a Firenze, dedicata alla celebrazione di Michelangelo Buonarroti e ospitata proprio nella casa del Maestro. La tavola di Domenico Passignano del 1618-19 rappresenta proprio Michelangelo che indica al papa Paolo IV un modellino per la cupola e la fabbrica di San Pietro in Vaticano.

L’ultimo dipinto (ma non l’ultima opera) evocato dalla passeggiata di Jude Law nella sigla di The Young Pope, è invece Il massacro di San Bartolomeo di François Dubois, realizzato dopo il 1576. Viene qui rappresentata la strage degli ugonotti, avvenuta a Parigi il 24 agosto 1572 e organizzata dalla fazione cattolica. Il pittore stesso riuscì a scampare a questa strage rifugiandosi in Svizzera.

Come ben sappiamo però, o come almeno lui sembra voler farci credere, le immagini di Sorrentino non sono mai casuali, ma equilibrate ed essenziali nella loro bellezza significativa. Che cosa vediamo quindi osservando la baldanzosa camminata del Papa Giovane lungo i capolavori dell’Arte? Ce lo possono forse in parte chiarire due elementi, apparentemente incongruenti: una cometa, e Maurizio Cattelan.

Proprio dalla prima tela, L’adorazione dei Pastori di Gerard Van Horthorst, nasce infatti una stella cometa che accompagna luminosa attraverso i quadri la passeggiata-carrellata del Papa. Giunti però alle Stimmate di San Francesco di Gentile da Fabriano, la stella cometa si trasforma cupamente in un grosso meteorite, che segue l’ultima parte della camminata di Pio XIII, per finire a schiantarsi come un macigno sull’ultima e significativa opera, La nona ora di Maurizio Cattelan. Questa scultura, esposta nella collettiva dal titolo non casuale di Apocalypse alla Royal Academy di Londra nel 2009, raffigura Papa Giovanni Paolo II sofferente, caduto a terra perché colpito da un meteorite. Insomma morto un papa se ne fa un altro, sembra dirci Paolo Sorrentino. Un Papa Giovane e beffardo, pronto a rivoluzionare (nel bene o nel male) la Chiesa Cattolica.La nona ora Maurizio Cattelan

E allora, in questa nuova ottica, la scelta delle opere esposte non sembra ovviamente casuale. Con le parole di Sorrentino stesso, intervistato sull’Huffington Post, «I quadri sono un rapido excursus cronologico, con ovvie la cune, dei momenti tra i più significativi nella storia e nell’arte dell’intero arco del cristianesimo e della chiesa».

Nella sigla di The Young Pope quindi, troviamo condensata la Storia dell’Arte e la Storia della Chiesa in un solo minuto e venti. Accompagnata da una versione di un caposaldo del rock, reinterpretato da un dj e un rapper. «Perché, tra il serio e il faceto, il cristianesimo comincia con una stella cometa che, nel corso dei secoli assume sembianze diverse e misteriose come un meteorite e poi, forse, per molti aspetti diversi si trasforma in un macigno. Giocando con la magnifica opera di Cattelan, quel macigno abbatte un vecchio papa e lascia lo spazio a uno giovane: Pio XIII».

Sorrentino dixit.

http://http://video.sky.it/skyatlantic/le-serie-tv/the-young-pope-sigla-video/v308776.vid

 

Marta Vassallo

Ho 27 anni e sono laureata in Storia dell’Arte, ho vissuto a Milano, Torino e Dublino, attualmente sono in un piccolo ma meraviglioso tratto di costa ligure, ai confini occidentali dell’Italia, a cercare i miei passi. Adoro tutto ciò che è Arte, Cultura, Cinema, Movimento, Creatività. Cosa voglio fare da grande? Viaggiare, scrivere e conoscere.

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