Su come scrivere una ballata

«La mia arte è un audiovisivo.
Non smetterò di farla evolvere per tutto il corso delle mia vita.
Questo lavoro è nato nel 1979
ma la Ballad continua ad essere in scena.»

 

Credo ci sia qualcosa che accomuni l’Orlando Furioso, una cattedrale gotica e la fotografia di Nan Goldin. Il minimo comune multiplo lo trovo in un altro prodotto letterario: Faust. Stiamo parlando del demonio insito nel carattere dell’uomo, quella tragedia e allo stesso tempo moto che spinge uno a devastare una foresta, l’altro a tentare di sfiorare Dio, Nan Goldin a raccontare l’epica della sua generazione distrutta da pazzia, affamata, nuda, isterica. E si finisce a parlare delle solite cose, che il peso del mondo è un peso d’amore, sfruttato, represso, calpestato, odiato: «La mitologia romantica è in contraddizione con la realtà dell’accoppiamento e contribuisce a perpetrare un’idea dell’amore che crea aspettative pericolose», scrive Nan come prologo della Ballad of Sexual Dependency, un diaporama (proiezione in dissolvenza incrociata di immagini diapositive sincronizzate manualmente et musica). Che alla fine il video si trovi anche su youtube e non serve andare a Milano più 7euro, anche se non è esattamente lo stesso video, che uno si aspetta lo zuccherino per il cavallo, una due fotografie “vere” appese al muro almeno…ma questa è un’altra storia.

Le sue fotografie sono pugnalate. Tutti quei corpi, tanti, corpi brutti, fotografie bellissime che scorrono veloci, ritratti, tra l’album fotografico di famiglia e il fotogramma di un film di Steve McQueen. Ma niente di scandaloso, siringhe conficcate, cazzi, fighe, peli sotto le ascelle, nasi grossi, occhiaie, sorrisi devastati, uomini donne grassi, tutto normale, tenero, penoso, commovente. Quell’estremo realismo, che ti senti un voyeur, un pervertito a stare lì a sbirciare ed eccitarti nella vita degli altri, non può essere vero, non possono essere reali, sono dei personaggi quelli. I gesti poi si ripetono, i volti ritornano, queste sono le rime e i ritornelli della Ballad, una Storia c’è, quelli sono degli eroi della dipendenza, caratteri della sconfitta, per dirla con le parole del bisogno assoluto: non lo fareste anche voi?, li vedi invecchiare, i tratti somatici cambiano, vedi una donna e poi un’altra incinte, nascono bambini nudi come vermi, giocano, sembra la gioia, poi di nuovo la droga, il sesso, camere da letto, e alla fine alcuni muoiono. E giustamente alla morte si ritorna, e basta prenderci in giro, vogliamo lasciare qualcosa di noi, non dimenticare, non farci dimenticare, ma la fotografia ce lo ripete di continuo: è stato.

 

«Non eravamo emarginati, eravamo noi a emarginare la società.
Vivevamo la nostra vita come la volevamo vivere in quel momento»

Accorgetevi non abbiate solo vent’anni
Mario Benedetti

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