Stoner, John E. Williams

La vita di un uomo qualunque trasformato in eroe da una prosa perfetta

Ci sono storie che meritano di essere narrate per la loro eccezionalità, altre che nessuno si sognerebbe di scrivere per timore che possano sembrare banali. Ma il potere della parola è proprio questo: rendere straordinaria una storia che, all’apparenza, è totalmente ordinaria.
Questo è Stoner, il romanzo di John Williams pubblicato per la prima volta in Italia da Fazi Editore nel 2012, e questo è il motivo per cui ho scelto di inaugurare questa rubrica con questo libro. Perché Stoner racchiude l’essenza vera e propria di un romanzo, ossia la volontà di raccontare una storia, qualunque essa sia.
Stoner di John Williams
William Stoner nasce alla fine dell’Ottocento in una famiglia di contadini. Destinato a una vita di fatica nei campi si appassiona, invece, alla letteratura quando, durante una lezione, il professore gli chiede di spiegare un sonetto di Shakespeare. Stoner abbandona così la facoltà di Agraria per dedicarsi, tra gli anni Dieci e gli anni Sessanta, allo studio delle lettere e, successivamente, alla carriera accademica come insegnante. Non eccellerà in entrambe le cose, complici un carattere riservato e umile, ma anche l’astio del rettore dell’università che lo ostacolerà per la sua intera esistenza esclusivamente per antipatia. Anche nella vita privata le cose non andranno meglio: nonostante riesca a sposare Edith, la ragazza che desiderava, il rapporto fra i due si rivelerà fallimentare ripercuotendosi anche sulla vita della figlia Grace con la quale Stoner instaura un rapporto profondo, ma contradditorio. La crisi del suo matrimonio lo avvicina sentimentalmente alla giovane studentessa Katherine, con la quale inizia una relazione amorosa che sfocerà, inevitabilmente per quegli anni e per quell’ambiente, in uno scandalo e con il conseguente allontanamento di lei dall’università.
Una vita triste? Una vita normale e banale? Potrebbe sembrare così eppure John Williams in un’intervista dichiarò piuttosto di ritenere Stoner un vero eroe, un uomo che ha semplicemente vissuto la propria esistenza secondo la sua volontà, svolgendo con consapevolezza il lavoro tanto desiderato e amato e onorandolo fino alla fine.
La forza di William Stoner è proprio racchiusa in questo rispetto dell’etica del lavoro che lo porta a rinunciare al vero amore in nome della letteratura e dell’insegnamento, un comportamento portato avanti con la consapevolezza dell’uomo qualunque che, fino all’ultimo giorno della sua vita, fa ciò che ci si aspetta che faccia, ma sempre senza rancore e rispettando la dignità della vita stessa.
Perché Stoner piace tanto?
È una storia che non mente già da subito, con un incipit diretto e scritto con grande semplicità, ma con le parole giuste, messe al posto giusto.
William Stoner si iscrisse all’Università del Missouri nel 1910, all’età di diciannove anni. Otto anni dopo, al culmine della prima guerra mondiale, gli fu conferito il dottorato in Filosofia e ottenne un incarico presso la stessa università, dove restò a insegnare fino alla sua morte, nel 1956. Non superò mai il grado di ricercatore, e pochi studenti, dopo aver frequentato i suoi corsi, serbarono di lui un ricordo nitido. Quando morì, i colleghi donarono alla biblioteca dell’università un manoscritto medievale, in segno di ricordo. Il manoscritto si trova ancora oggi nella sezione dei “Libri rari”, con la dedica: “Donato alla Biblioteca dell’Università del Missouri in memoria di William Stoner, dipartimento di Inglese. I suoi colleghi”.
Stoner si apprezza per questa scrittura sobria e piacevole: si legge e, semplicemente, si va avanti pur sapendo che non succederà nulla perché, con un uso talmente equilibrato delle parole, John Williams riesce a trasmettere al lettore lo stimolo a ricercare lo straordinario in questa storia ordinaria.
Il successo tardivo
Nonostante sia stato pubblicato negli Stati Uniti per la prima volta nel 1965 Stoner andò velocemente fuori catalogo per poi ricomparire nel 2003, ma riscontrando comunque un successo sempre solo discreto. È stato nel 2011 che la scrittrice francese Anna Gavalda ne è ha intuito il potenziale e ha acquisito i diritti per tradurlo: a partire dal 2012 Stoner è stato tradotto in vari paesi europei diventando un vero caso editoriale internazionale, osannato da scrittori come Bret Easton Ellis e Ian McEwan. L’attore Tom Hanks lo ha definito “una delle cose più affascinanti che vi capiterà mai di leggere”. In Italia è stato pubblicato da Fazi Editore raggiungendo le 200 mila copie e nel 2017 è uscito anche in edizione tascabile.
L’autore
John E. Williams nacque nel 1922 in Texas in una famiglia di moderate condizioni economiche e, come William Stoner, si dedicò alla carriera universitaria insegnando Letteratura inglese a Denver presso l’Università del Missouri dove morì nel 1994. Diversamente da Stoner l’autore partecipò alla Seconda Guerra Mondiale e ottenne, ancora in vita, un buon successo come poeta e narratore, anche se la fama internazionale arrivò comunque negli ultimi anni. Il suo primo romanzo pubblicato è stato Nulla, solo la notte (1948) a cui seguì la raccolta di poesie The Broken Landscape (1949), il romanzo Butcher’s Crossing (1960), Stoner (1965), Augustus (1972) e la raccolta di poesie The Necessary Lie (1965). È rimasto incompiuto The Sleep of Reason il romanzo che stava scrivendo quando morì nel 1994. In Italia i romanzi di Williams sono pubblicati da Fazi Editore.

Scheda del libro
Stoner
di John Williams
traduzione di Stefano Tummolini
Fazi Editore, 2012
Pagine 202

Silvia Biglino

Silvia Biglino (classe 1979), laureata in Scienze della Comunicazione all’Università di Torino, da malata di storie e appassionata di romanzi acquista più libri di quanti riesca a leggere. Il suo blog “Il club dei lettori solitari” è il luogo dove ha deciso di riunire i personaggi che incontra nella meravigliosa esperienza di lettrice.

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