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Vita con Lloyd, la parte elegante del web – intervista a Simone Tempia

Simone Tempia è nato nel 1983. Dalla sua immaginazione è nato Lloyd, uno spettacolare maggiordomo immaginario con il quale intrattiene bellissime conversazioni. Ha due lunghi baffi scuri.

Chi è Simone Tempia per Lloyd?

Non ho bene idea di chi sia io per il mio maggiordomo immaginario, dovresti chiederlo a lui! Diciamo che sono la persona che lo mantiene, in qualche modo, che gli ha dato la voce e di cui ha bisogno quanto io ho bisogno di lui.

Lui per te chi è?

È un pezzo della mia storia, inteso come un collettore di voci, di consigli… molti pensano che questo maggiordomo sia una parte della mia personalità, ma non c’è niente di più sbagliato. Non sono io quello saggio, non sono io quello che dispensa questo tipo di consigli anche solo a se stesso. Sono le voci di amici, parenti, che hanno costellato e che costellano la mia vita, quelle voci che abbiamo tutti e quei consigli che spesso disattendiamo. Sono, però, tutte entrate non solo nella voce di Lloyd ma quanto nel suo sguardo perché la cosa particolare di questo maggiordomo immaginario, nel modo in cui mi pongo nei suoi confronti, è proprio quello di spogliarmi di tutti gli alibi e cercare il più possibili di guardarmi da fuori; con uno sguardo disincantato.

Spesso e volentieri i consigli ed i dialoghi nascono dalla mia esigenza di guardare le cose da una prospettiva differente dalla mia, perché la mia è piena di alibi e giustificazioni. A volte è importante spogliarsi di questi alibi, di questa soggettività e tornare anche a tornare a provare quel sentimento -troppo spesso dimenticato- che è la vergogna; ammettere i propri errori ed ammettere di essere a volte anche imbarazzanti, nella vita, e Lloyd è così che mi guarda e così mi vedo io grazie a lui.

Com’è per te vivere con Lloyd?

Un impegno, costante. Essendo un progetto editoriale che va avanti su base quotidiana, cioè scrivere cose tutti i giorni perché è bello avere contatti con i lettori perché è nato così ed è giusto che vada avanti così, finché ne avrà l’opportunità, è mettere la propria vita a nudo, sotto il microscopio e dover comunque guardare tutto sotto la lente dell’analisi e della valutazione e non lasciar correre niente. E spesso non è così semplice perché molte cose vorremmo sorvolarle quando in realtà questo progetto mi costringe a non farlo.

Il progetto è nato sul web, in particolare sui social network. Come mai questa scelta?

Nasce esclusivamente su Facebook ed è una precisa scelta, non perché Facebook fosse la piattaforma preferita o preferibile, ma proprio perché non era la piattaforma ideale per un progetto simile. È stata proprio un guanto di sfida lanciato al buonsenso collettivo che in questo momento non c’è sotto molti punti di vista ma sul “dove pubblicare che cosa” sì. La scelta di Facebook, in un periodo tra l’altro dove era “tutto immagine” (ora sta diventando “tutto video”), è stato il tentativo di fare qualcosa di nuovo utilizzando il testo, elevandosi da quell’omologazione web che, secondo me, tende al basso.

Quale rapporto hai con i tuoi lettori? Cosa ti ha insegnato gestire una community così ampia e partecipativa?

Non sono i miei lettori: sono i lettori di “Vita con Lloyd”. Io non posseggo niente, nemmeno i miei personaggi. Anzi: questa è la parte più simpatica di questo progetto, io assolutamente non ho personaggi, non voglio possederli e voglio che tutti abbiano la libertà di poter parlare con Lloyd, di confrontarsi con lui e di poter scrivere e mandarmi dei testi. Allo stesso modo la scelta di farlo disegnare a più disegnatori è per dimostrare che non è di nessuno, non c’è un solo volto o una sola voce.

Il rapporto con i lettori è straordinario, perché non sono numeri. Sono persone. Mi vanto e mi fregio di conoscerli tutti, uno per uno perché leggo ogni commento, rispondo a tutti quelli che mi scrivono. Per farti un esempio: oggi ho invitato qui, da me, un lettore di Vita con Lloyd che aveva dei libri da autografare ed è diventato un amico.

Quello che noto è che i lettori di Vita con Lloyd sono persone molto eleganti, intelligenti e non perché leggono Vita con Lloyd ma perché dimostrano di essere così, in grado di esprimere il meglio del saper fare, dell’educazione sopratutto online che si è andata perdendo.

Vita con Lloyd non è un maggiordomo immaginario, non è una magione immaginaria ma sono sessanta mila persone reali che hanno costruito una comunità dove la volgarità, la banalità, la rabbia e l’aggressività sono state bandite. Questo è il risultato di Vita con Lloyd: non è un libro, non è due ristampe in una settimane ma è questa nicchia ecologica all’interno di Facebook dove si trova confronto ed apertura.

Un po’ mi ha ridato l’illusione di un mondo e di un web elegante.

Ogni disegnatore ha dato a Lloyd immagine e forma diverse; tu come lo immagini?

La cosa particolare è che il mio Lloyd non ha una voce e non ha un volto. È un rapporto, è un punto di vista al quale non riesco a dare un volto realmente. È una presenza. Non credo che Woodhouse, quando scriveva di Jeeves, tanto più che non ne esistono descrizioni fisiche, avesse in testa un modello di uomo ed è questa anche la forza di questo maggiordomo: non sapere come sia fatto. E visto che non lo so, non ho problemi a lasciare che gli altri diano la propria interpretazione.

In un’altra occasione hai parlato di un lato oscuro dei tuoi dialoghi; che cosa intendevi?

Considera sempre l’essenza stessa della cosa: dialoghi intrattenuti da una persona sola con un personaggio immaginario. Quindi sono dialoghi di solitudine. Sono i momenti in cui ti senti di fronte a delle cose che nessuno può capire, delle cui non puoi parlare con nessuno e quindi evochi una figura della tua immaginazione. Entri ed esci in questo tuo salone enorme dove sei comunque solo. Ogni tanto viene evocata la figura di qualche membro della servitù, dal cuoco al giardiniere, ma non ci sono altri esseri umani vicini a Sir. È solo. Questa è l’anima malinconica di Vita con Lloyd, ma anche gotica se vuoi.

Quindi cosa c’è oltre i dialoghi di Vita con Lloyd?

Ci vedo tante storie, dietro. Sono auto-conclusivi ma non terminano mai una storia, si collocano sempre a cose avvenute e poi ne accadranno altre dopo. Quindi guardando oltre è un soggetto con una serie di inquietudine, emotività straboccante – che io ho e non ho problemi ad ammettere – che cerca in qualche maniera di venire a patti con questa emotività che rischia di creare dei danni.

Da poco è usciro il libro di Vita con Lloyd: raccontacelo

Una piccolissima raccolta di una serie di dialoghi fra Sir e Lloyd, avuti in due anni e che è pensato per essere a portata di mano nel caso in cui Sir si trovasse distante da Lloyd. È strutturato secondo le parti del giorno, a volte anche a livello tematico, o come amo definirlo una autobiografia  in forma di dialogo.

Sposo una filosofia, che è quella di Warren Buffett: se non hai il coraggio di investire dieci anni in un asset, non investirci nemmeno dieci minuti. Per me i miei progetti non possono durare un anno, devono avere un lasso di tempo importante perché è su questo arco di tempo che puoi raccogliere frutti importanti e reali. Per ogni anno mi pongo degli obiettivi importanti: il primo anno mi ero dato l’obiettivo dei 10’000 like e sono arrivato a 20’000; il secondo anno era quello di pubblicare con Rizzoli Lizard. È stata una scelta precisa perché se non avessi pubblicato con loro non avrei pubblicato affatto o avrei fatto un’auto produzione, non sarei mai sceso a compromessi.

Merito di Simone Romani di Rizzoli Lizard, che ha creduto nel progetto e poi merito straordinario di Pasquale La Forgia, che è stato l’editor e Roberto La Forgia, il grafico, che hanno capito l’essenza del progetto anche suggerendomi queste introduzioni, la suddivisione in parti del giorno e la grafica, la copertina ed il segnalibro, sul quale mi sono imposto fortemente.

Come immagini il futuro Lloyd? 

Dove lo immagino? A Disneyland!

Scherzi a parte, riesco a malapena a immaginarlo nel presente, ora abbiamo questo libro che è un grande successo per me, un grande passo importante. Non so neanche quanto o se durerà a lungo la Vita con Lloyd. Ho un grande rispetto dei lettori e piuttosto che svilire qualcosa che loro sentono profondamente come proprio preferisco e preferirò terminare la pubblicazione dei dialoghi che trascinarmi anche se non ho più idee.

Comunque i maggiordomi sanno quando è il momento di andare via.

Michele Laurelli

Nato nel 1991 ad Albenga (SV), mi definisco curioso, ambizioso, creativo e passionale. Appassionato di comunicazione. Perfezionista ed ossessionato dal controllo. Incorreggibilmente romatico. Instancabile viaggiatore.

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