Sesso a orologeria. Quando la coppia diventa adulta.

Nella scorsa puntata, parlando di letteratura per ragazzi – ultimo baluardo di presunta purezza prima del deflagrare della passione – si era detto che il sesso è roba da grandi.

Infatti, ignorando fremiti adolescenziali e aneliti omosessuali tipici dell’età, quei libri tendono a limitare l’aspetto sensuale in nome di un’aprioristica innocenza che pare non tener conto di una cronaca fatta di scambio di selfie hot tra minorenni e, peggio, di violenze distopicamente già previste con i giovanissimi “drughi” di A clockworck orange di Burgess per il quale, è bene ricordarlo, fu una scelta di Kubrick quella di usare protagonisti maggiorenni per la versione cinematografica, dove lo scrittore inglese aveva invece previsto appunto adolescenti.

Diventando adulti autorizzati a leggere anche di sesso, ci troviamo per lo più di fronte a una pletora di autrici, con buona pace di maestri come Miller, Lawrence, Sade, Restif de la Bretonne e gli altri.

Le donne tendono a non stupirsi del fatto che le scrittrici capaci di indulgere sulla carne siano in numero superiore agli uomini. Perché, senza per forza dover citare Sex and the City, noi donne parliamo spesso di sesso. E non dovrebbe sfuggirci il fatto che l’apparente trasgressività di Carrie Bradshaw & Co. sia molto discutibile. Basta vedere qualche episodio della celebrata serie per scoprirlo. Si dicono liberissime ma, in effetti, cercano tutte di sposare il principe azzurro proprio come le principesse Disney. Millantano acrobazie tra le lenzuola ma, dichiarazioni alla mano, considerano osceno: che il partner le voglia vedere far pipì (capita a Carrie); che il loro uomo giri per casa nudo (se ne duole Charlotte) o che a letto proponga variazioni di posizione o di prestazione. Insomma, più che da New York, il nostro quartetto sembra venire da un villaggio amish. Non basta come giustificazione il fatto che Sex and the City sia un prodotto televisivo e dunque edulcorato, perché il soggetto è tratto dall’omonimo romanzo di Candance Bushnell cui fa seguito una serie di libri con le stesse protagoniste e del medesimo tenore di moralismo. Allora, per guardare con intelligenza al gioco erotico tra amanti più o meno occasionali, sarebbe meglio riferirsi a La scuola della carne (1963) di Mishima in cui Taeko e le amiche – come le quattro newyorkesi – conducono una vita libera e godereccia, tra bar e camere da letto, nel Giappone postbellico.

Comunque, Sex and the City, oltre a essere stato il pioniere del sesso in tv, ha dato il via a programmi di intrattenimento che parlano di eros, come La Mala educaxxxion, condotto, guarda caso, da una donna.

Le donne hanno una lunga militanza nelle letteratura erotica. Pauline Réage con Histoire d’O, Emanuelle Arsan omonima della sua eroina, Anaïs Nin, Erica Jong, Alina Reyes, Almudena Grandes sono solo alcuni nomi e, andando indietro, troviamo la licenziosa Louise Labé, vissuta a metà del Cinquecento, o Felicité de Choiseul-Meuse che nel primo Ottocento si firmava col nome de plume di Madame C, fino ad arrivare alla serie romanzi rosa in salsa BDSM di E. L. James e alle sue emule, autrici di trilogie e tetralogie in cui manette, bavagli e frustini sono graditi alle signore quanto i mazzi di rose.

Forti di una storia gloriosa, le donne hanno invaso il genere erotico, tanto che nel 2008, gli scrittori italiani, hanno rivendicato il loro primato, pubblicando per Guanda una raccolta di racconti dal titolo assai didascalico: Pene d’amore.

Posto che il volume non è diventato un best seller, il poter parlare di sesso per le donne è un vantaggio. Riflettiamo: se noi donne leggessimo un romanzo in cui quattro uomini si riuniscono ogni settimana al bar per parlare delle loro partner sessuali con doviziose descrizione dei loro genitali, li rubricheremmo quasi certamente come maiali, mentre sorridiamo alle esternazioni di Samantha riguardo le misure dei suoi amanti e non ci stupiamo se il fidanzato di Carrie sia soprannominato Mr. Big (per quanto le interpretazioni sul nomignolo siano svariate e non tutte legate alla prestanza virile).

Le cose non sono però così semplici e si complicano di fronte alla parola fatata: autobiografia.

Mi spiego. Nel 2003, il romanzo d’esordio di Melissa P., Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire, fu considerato scandaloso per due ordini di motivi: il fatto che l’autrice avesse 17 anni; 2) il fatto che, essendo scritto in prima persona e in forma di diario, sembrasse autobiografico. Molti si chiesero infatti se Melissa avesse fatto realmente tutto ciò che descriveva nel libro ma, la domanda è davvero rilevante in letteratura? Per rispondere, procediamo con un esempio: chi chiede a Camilleri o a Carofiglio quante persone abbiano ucciso per raccontare gli omicidi? Direi nessuno dato che non ho mai sentito porre un quesito del genere ad alcun giallista. Ancora: quando cinque anni fa la Panarello – ormai donna – uscì per Einaudi con Tre che racconta un ménage a trois, tutti la incalzarono per capire se la storia fosse autobiografica. Ma quando Francesco Piccolo pubblicò La separazione del maschio, ovvero il racconto di un matrimonio in crisi, letto attraverso lo sguardo di un uomo che vive una rutilante serie di avventure sessuali, perché nessuno chiese all’autore se davvero si fosse scopato tutte le donne di cui aveva scritto in tante fantasiose sessioni? Ecco, credo che questo rappresenti una profonda differenza tra scrittore e scrittrice.

Si torna cioè, tristemente, al discorso di sempre: un uomo con molte amanti è un seduttore e una donna con altrettanti partner è una… beh, non è una santa.

Emanuela Ersilia Abbadessa

Emanuela E. Abbadessa (Catania, 1964) ha studiato pianoforte e canto lirico. Ha insegnato Storia della Musica e Comunicazione Musicale alla Facoltà di Lingue dell’Università di Catania. È collaboratrice del quotidiano “La Repubblica” (ed. Palermo). Il suo primo romanzo, Capo Scirocco (Rizzoli, 2013) ha vinto il Premio Rapallo-Carige, il Brignetti Isola d’Elba, è stato finalista all’ Premio Alassio Centolibri e al Premio Rieti. Fiammetta (Rizzoli, 2016) si è qualificato secondo al premio Dessì e al Premio Subiaco Città del libro.

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