Sei una donna? Puoi pronunciare solo 100 parole al giorno

Questo è Vox, il romanzo di Christina Dalcher

Avete mai provato a contare quante parole pronunciate in un giorno? Io non saprei farlo, però ho provato a contarne 100 e ho scoperto che rispettare questo limite in un giorno è praticamente impossibile. Questo però è quello che succede nella realtà immaginaria raccontata da Christina Dalcher nel suo romanzo d’esordio Vox, uscito il 6 settembre per Editrice Nord.

Ecco, arrivati a questo punto diciamo che io, in quanto donna, avrei ancora a disposizione sette parole per arrivare fino a qui.

Per fortuna non siamo nella Washington in cui vive Jean McClellan e posso continuare a parlare del romanzo della Dalcher.

Jean, come tutte le donne del paese, da circa un anno è costretta a indossare un “braccialetto” che ha, in realtà, uno scopo ben diverso. Si tratta di un contatore che segna il numero delle parole pronunciate dalle donne in una giornata e che, superato il limite, rilascia scariche elettriche man mano sempre più potenti. Sembra impossibile essersi ritrovate all’improvviso in questa situazione, eppure i segnali della trasformazione verso l’annullamento del ruolo delle donne, portata avanti da un governo di credenti ultra conservatori, erano evidenti da tempo e a pagarne le spese sono state le attiviste sparite nel nulla a seguito della visita degli agenti di governo.

La frustrazione causata da tale restrizione è insopportabile per Jean, studiosa, ricercatrice e affermata neurolinguista, ma soprattutto moglie di Patrick e madre di tre maschi che continuano a vivere le loro vite disponendo totalmente della libertà di parola. Un dolore che si trasforma in rabbia alla vista di quell’odioso braccialetto che la figlia Sonia, di sei anni, è costretta anche lei a portare al polso.

La carriera di Jean è, però, anche l’unica via a disposizione per provare a cambiare le cose: a causa di un grave incidente, il fratello del presidente necessita di cure che solo Jean e gli specialisti come lei sono in grado di trovare. Le viene così proposto di tornare in laboratorio per aiutare la famiglia del presidente in cambio della libertà dal contatore per sé e per Sonia. Ciò che scoprirà Jean sarà un piano diabolico boicottabile solo con un’azione decisiva che la costringerà a mettersi in gioco e a mettere sul piatto della bilancia anche la sua stessa famiglia.

Vox è un romanzo inquietante, dal ritmo forse un po’ troppo poco incalzante, ma certamente dalla buone intenzioni. La limitazione della libertà di parola perpetrata attraverso il dolore fisico è mirata a relegare la donna al ruolo originario ed esclusivo di moglie e madre, di curatrice dell’ambiente familiare senza ulteriori pretese al di fuori delle mura domestiche.

A quali conseguenze può portare tutto questo? Sociali ed economiche per esempio, con lo svuotamento di tutti i ruoli dirigenziali e di potere occupati dalle donne. Ma conseguenze anche nelle relazioni familiari che portano al collasso il rapporto fra moglie e marito, fra madri e figli.

Una storia dai toni cupi che stimola la riflessione sul qui e ora, sugli scenari che si prospettano per il futuro quando il presente lancia dei segnali che la società civile preferisce sottovalutare.

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“Vox”
di Christina Dalcher
Editrice Nord, 2018

Silvia Biglino

Silvia Biglino (classe 1979), laureata in Scienze della Comunicazione all’Università di Torino, da malata di storie e appassionata di romanzi acquista più libri di quanti riesca a leggere. Il suo blog “Il club dei lettori solitari” è il luogo dove ha deciso di riunire i personaggi che incontra nella meravigliosa esperienza di lettrice.

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