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Racconti dal divano – i film a Natale

Ognuno ha le proprie tradizioni per Natale, che siano le decorazioni, o un’usanza, o un piatto… spesso piccoli particolari vengono tramandati per generazioni, oppure perpetrati per tutta la vita.

Quando ero bambina avevo un’immagine del Natale piena di decorazioni, presepi demenziali (con casupole, montagne, cinquanta personaggi in das) , alberi fastosi, e lucine…; piano piano è sparito tutto, tutto tranne una cosa: il divano al centro della sala da pranzo.

Posto davanti alla televisione, scomodissimo per tutti eccetto per chi ci si siede, e passarvici due giorni a guardare film, proposti dal palinsesto televisivo oppure scelti accuratamente tra la mia collezione di VHS e DVD.

Non posso dire di avere un film rituale per le feste, ma a differenza mia i miei genitori pare proprio l’abbiano.

Mio padre, ogni anno, mi guarda speranzoso con gli occhi da cucciolo per rivedere ‘Willow’ il film fantasy del 1988 diretto da Ron Howard. Storia epica ambientata in un mondo popolato da Nelwin –i nani-, Daikini –gli umani-, folletti, fate, streghe e animali fantastici, in cui il piccolo Willow, aspirante stregone, porterà in salvo Elora Danan bambina daikini destinata a distruggere per sempre la regina Bafmorda, crudele strega, ponendo fine al suo regno di terrore. Non credo di essere di parte consigliandolo, se non lo avete ancora visto è un film davvero per tutte le età; da bambina lo guardavo con molto pathos e divertimento e ammetto di essermi anche presa una cotta per Val Kilmer all’epoca oltre ad una forte simpatia nonché attrazione per gli acondroplasici che non mi abbandona tutt’oggi.
Vederlo dà una sensazione di casa, e di festa. E sempre di più, anno dopo anno, mi rendo conto che sto smettendo di guardare lo schermo (probabilmente perché il film ormai lo conosco a memoria) in relazione a quanto guardo le espressione del Sandro Padre che passano dal divertito al commosso, mostrando anche quell’interesse che raramente mostra per un film. Passioni che scendono a compromessi per essere condivise.

Mia madre, invece, ha gusti dichiaratamente più simili ai miei, e anche se non posso esserne certa, non avendo mai espresso preferenze esplicite di questo genere, direi che il suo film natalizio sia proprio “Eyes wide shut” l’ultimo film del maestro Stanley Kubrick girato nel 1999 e uscito postumo. Un film di intrighi, sette, sesso, tradimenti, consumati da una perfetta coppia borghese newyorkese nei giorni prima di Natale. Un alone di malattia circonda ogni inquadratura, senso di colpa e dubbi. Un eterna notte in cui accadono vicissitudini particolari ma dimenticabili* per i nostri protagonisti.

Ogni volta che ne vedo qualche fotogramma vengo travolta da quella sensazione natalizia, forse non comune, ma per me tanto famigliare.

Per quanto riguarda me ricordo gli ultimi due Natali:

quello del 2014 tra le lacrime di commozione pomeridiane sul tanto amato, quanto invadente divano, nella visione di ‘Basil l’investigatopo’ Walt Disney 1986 quando dopo le varie vicende poliziottesche dell’improvvisato Sherlock Holmes muride. Finalmente c’è un lieto fine e il tanto atteso ricongiungimento tra le vittime della storia. Lacrime difficili da trattenere per me, lacrime che non sono state fermate nemmeno dai copiosi sguardi di biasimo e scuotimenti di capo da parte della figura materna.

E il 24 sera del 2015 il secondo lungometraggio di Jim Jarmush (1984) “Stranger Than Paradise” film diviso in tre parti – The New World – One Year Later – Paradise che racconta degli incontri e dei viaggi tra Willie, la cugina ungherese Eva e l’amico Eddie. Il film vinse i premi Caméra d’or al Festival di Cannes (1984) e Pardo d’Oro (1984) al Festival del cinema di Locarno.

Non so ancora quale sarà il film per le prossime sere, dal divano è tutto.
Buon Natale con la vostra più solita o insolita tradizione

V

Valeria Botto

Valeria Botto: attrice da tredici anni, cinefila da sempre. Nasce nel 1992 da una famiglia openminded e la sua breve parentesi di trasgressione perbenista fu determinante perché abbracciasse la filosofia familiare. Vedendola interpretare la scena di “Sedatavo” (Frankenstein Junior – Mel Brooks, 1974) davanti ad un pubblico di bambini basiti, la madre la ritenne pronta per qualcosa di più forte: le fece vedere, tra gli altri, film di Werner Herzog e di Carl Theodor Dreyer prima del sesto compleanno. A dodici anni V. aveva terminato di vedere la filmografia di Stanley Kubrick. È ricordata per il dono dell’ubiquità manifestatosi nelle 9 sale cinematografiche del festival del film di Locarno, festival al quale ha anche partecipato in veste di giurata giovanile nelle edizioni 66° e 67°. Attualmente si sta laureando in Logopedia, è programmatrice per il cinema cittadino di Millesimo (SV) e insegna teatro ai bambini.

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