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Potere urticante: un'estrema forma di difesa

 

Sono davvero tanti gli organismi marini che per difendersi dall’attacco di un predatore o di una potenziale minaccia dispongono di cellule urticanti o espellono sostanze irritabili.
L’esempio lampante è sicuramente quello degli Cnidari (coralli e meduse) chiamati in questo modo per la presenza di cellule urticanti dette cnidociti o nematocisti.cnidociti
Gli cnidari dispongono di una serie numerosa e potenzialmente illimitata di cellule urticanti sui tentacoli, che permettono loro di catturare il cibo e di difendersi. Ogni cnidocite consiste in una sacca ripiena di veleno, di un lungo pedicello e di uno cnidociglio che, se stimolato, induce l’apertura e la conseguente rottura della sacca col veleno e l’inoculazione di quest’ultimo nel corpo della vittima.
Le tossine contenute nel veleno sono ancora in fase di studio da parte dei ricercatori ma pare che siano presenti la talassina con effetto infiammatorio a causa del rilascio di istamina, l’ipnossina con effetto anestetizzante e la congestina la quale blocca il sistema cardiorespiratorio.
Nel 1974, dalla specie Anemonia sulcata, uno dei classici anemoni di mare, è stata isolata l’equinotossina, un mix di amminoacidi con effetto simile al veleno dei serpenti, ed altre sostanze che, a dimostrazione di studi di laboratorio, esercitano azione paralizzante su crostacei, pesci e mammiferi. 788911
La maggior parte delle specie di meduse (Scifozoi) presenta cnidocisti sui tentacoli, per questo è sempre piuttosto pericoloso anche solo sfiorare l’animale. Molte di esse procurano fastidio e bruciore che svanisce in poco tempo, ma alcune specie tropicali come la cubomedusa Chironex fleckeri, abitante delle acque australiane e indonesiane, possono risultare mortali. Non a caso, questa specie, che è una delle più pericolose al mondo, possiede migliaia di nematocisti ripartite fra i lunghi tentacoli trasparenti che possono talvolta raggiungere i 3 metri di lunghezza, e il tocco con essi risulta dolorosissimo. Il veleno, una volta raggiunto il flusso sanguigno, produce intensi spasmi muscolari, paralisi respiratoria e, infine, arresto cardiaco. Nonostante esista l’antidoto, alcune persone che vengono a contatto con questa medusa muoiono poichè il tempo d’azione del veleno è rapidissimo (2-3 minuti) e non si giunge in tempo al pronto soccorso. Dal 1884 a oggi, ha causato circa 63 morti in Australia, mentre nelle Filippine si stimano circa 20-40 vittime l’anno. 
Il grande gruppo delle Attinie o Anemoni è rappresentato quasi esclusivamente da specie urticanti: organismi sessili e bentonici, trascorrono la loro esistenza sul fondale e, per evitare di essere mangiati da animali più grandi e mobili, si difendono grazie ai tentacoli ricchi di nematocisti.
Ne è un classico esempio l’Anemonia viridis (anemone di mare) chiamata anche ortica di mare per la sua alta irritabilità, presente nell’Oceano Atlantico e nel Mar Mediterraneo. In Adriatico è diffusa l’Anemonia sulcata,  parente stretto dell’A. viridis, in grado di provocare reazioni sia locali che sistemiche.
Gli Cnidari non sono, tuttavia, gli unici abitanti del mare a essere urticanti; i molluschi opistobranchi “nudibranchi” rappresentano un altro esempio di organismi potenzialmente pericolosi al tatto.nudibranco
Basti pensare ai meravigliosi colori “aposematici” (colorazioni vistose che avvertono i predatori della tossicità o del gusto sgradevole) che li rendono unici e inimitabili. Occorre ricordare che, in generale, un organismo che presenta colori vistosi è in grado di rilasciare tossine o contiene cellule al pari delle nematocisti. Il colore non è altro che un segnale di avvertimento, e occorre perciò starne alla larga!
Trattandosi di molluschi che nel corso dell’evoluzione hanno perso la conchiglia e quindi una struttura resistente in grado di proteggerli dal nemico, hanno dovuto evolvere altre strategie di sopravvivenza, tra le quali il mimetismo e la tossicità.
La specie Hypselodoris infucata, originaria dell’Oceano Indiano e delle circostanti zone tropicali, oggi rara ma presente anche in Mediterraneo, con il suo colore di sfondo azzurro tappezzato di macchie gialle, bianche e blu e dai rinofori (antennine sensoriali) e le branchie rosse, è tanto meravigliosa quanto pericolosa.
Molti nudibranchi, cacciatori di coralli e di idrozoi, sono in grado di trattenere le cellule urticanti delle loro prede in apposite strutture dette “cerata” e di utilizzarle nel momento del bisogno. L’Hexabranchus sanguineus, nota come ballerina spagnola, mollusco fluttuante, abitante del Mar Rosso, dell’Oceano Indiano e della fascia tropicale dell’Oceano Pacifico, dal colore rosso sangue, è addirittura in grado di espellere acido solforico.
I mollushi del genere Conus,ineve, gasteropodi con conchiglia, dispongono di dardi velenosi che scagliano sulle prede, dotati di una neurotossicità particolarmente forte, necessaria per immobilizzare immediatamente gli animali di cui si cibano.
Alcune specie come Conus geographus, Conus textile e Conus striatus, tutti rappresentanti dei mari tropicali, hanno un veleno che può risultare letale anche per l’uomo.
Anche l’enorme gruppo dei pesci, i vertebrati più biodiversi, conta numerose specie velenose e potenzialmente pericolose per la loro alta tossicità.tracina
Tra i Condroitti, che comprendono squali e razze, note sono queste ultime, dotate di un aculeo velenoso dorsale spesso letale per l’essere umano. La pericolosità di questi animali è anche dovuta al fatto che, essendo bentonici, cioè abitanti del fondale marino, e nascondendosi nella sabbia, spesso non vengono notati e accidentalmente
si viene a contatto con essi, magari pestandoli. Stesso problema si ha con le tracine (Trachinus sp.), pesci ossei di piccole dimensioni dotati di un aculeo velenifero dietro al capo, in grado di infliggere al malcapitato dolorose punture.

Caso ancor più pericoloso è dato dal pesce pietra Synanceia verrucosa che pare sia dotato del veleno ittico più potente. Anch’esso munito di un aculeo dorsale, è in grado di inoculare un veleno cardiotossico che produce forte dolore e gonfiore nella zona di contatto, seguito da tachicardia e, in casi estremi, morte.
I serpenti di mare, assenti in Mediterraneo, rappresentano infine la categoria di rettili più velenosa al mondo. La specie Laticauda colubrina, diffusa nel sud est asiatico e in Australia, è definito il serpente più velenoso al mondo, in grado di uccidere un uomo in pochi minuti.laticauda-colubrina
Dunque, le creature marine pericolose sono tante, i veleni potenti e talvolta letali. Il mondo marino è il più vasto della Terra, ricco e meraviglioso quanto l’universo. Noi esseri umani siamo suoi ospiti e come tali abbiamo il dovere di rispettare il suo ambiente e i suoi abitanti. Se ci limitiamo a osservare, fotografare e studiare, il mare ci premia donandoci emozioni e meraviglie che possiamo solo fantasticare nella nostra mente, ma ecco che se ci spingiamo troppo in là, se superiamo i limiti che non ci sono concessi, l’oceano si trasforma in un luogo pericoloso e oscuro e suoi abitanti possono divenire causa del nostro dolore o addirittura della nostra morte. Spetta a noi decidere come comportarci.

Margherita Acs

Margherita Acs, nata a Vercelli il 28 maggio 1986.

Laureata in Biologia Marina, ha sempre avuto la passione per la natura e, in particolar modo, per il mare. E’ subacquea Fipsas e istruttrice Fipsas/Cmas di biologia subacquea.

Oltre al suo lato “scientifico”, adora scrivere e lo fa da ormai più di dieci anni. E’ autrice di due romanzi di genere fantasy, entrambi pubblicati, uno dei quali “Il Confine” vincitore di un Premio Letterario Nazionale nel 2015.

E’ attualmente alle prese con il suo terzo romanzo, ed è giornalista freelance presso la testata locale della sua provincia.

Accanita lettrice, i suoi generi letterari vanno dai classici ai fantasy, dai romanzi di avventura ai saggi di grandi esploratori e scienziati.

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