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Pizzarotti e l'addio al M5s: il sindaco di Parma può trasformarsi nel Mosè dei fuoriusciti dal movimento?

“Si goda il suo quarto d’ora di celebrità. Arrivederci Pizza, ciao”. Pizza è Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, e il virgolettato sono le parole scritte, rigorosamente via web, da Beppe Grillo in risposta alla decisione del sindaco di lasciare il Movimento 5 Stelle. Una svolta nell’aria già da mesi, in realtà. Perché i rapporti tra il primo sindaco pentastellato (era il maggio 2012) e i vertici del movimento non sono mai stati idilliaci, anzi. E hanno iniziato a deteriorarsi del tutto prima della scorsa estate, quando a maggio esce la notizia dell’inchiesta sulle nomine al Teatro Regio di Parma a seguito della quale il sindaco viene indagato per abuso d’ufficio. Pochi giorni dopo Pizzarotti, a differenza del sindaco di Livorno Filippo Nogarin anch’egli indagato, viene sospeso dal movimento attraverso un post sul blog di Grillo, che lo accusa di essere a conoscenza da mesi dell’avviso di garanzia nei suoi confronti ma di averlo nascosto ai vertici. A nulla servono la successiva archiviazione delle accuse (settembre 2016) e la richiesta di reintegro da parte del sindaco a rasserenare i rapporti.

Beppe Grillo

Beppe Grillo

La conferenza stampa di lunedì scorso, con la quale Pizzarotti esce dal movimento, è la conclusione di una vicenda che è più complessa di come appare e che dice molto delle attuali dinamiche interne al Movimento 5 Stelle. Ma che soprattutto fa sorgere una domanda: ha ragione Grillo o, invece, a Pizzarotti spetterà qualcosa di più di un solo quarto d’ora di celebrità?

L’episodio della mancata comunicazione dell’avviso di garanzia ai vertici del movimento è in realtà soltanto l’ultima manifestazione di una quasi totale mancanza di dialogo tra sindaco e vertici che va avanti da parecchi mesi. Già da tempo il sindaco lamentava di “essere stato lasciato solo” e di non riuscire più ad avere contatti con i rappresentanti a livello nazionale del movimento. Un isolamento che è la conseguenza di ciò in cui il sindaco si è trasformato da dopo la sua elezione in poi: una figura prestigiosa ma scomoda, quasi ingombrante all’interno del movimento e fastidiosa nella continua ricerca di una sorta di sempre più marcata autonomia dai vertici, Grillo e Casaleggio. In sostanza Pizzarotti si trasforma in breve tempo da simbolo positivo per i 5 Stelle, il primo sindaco di una grande città nella storia del movimento, a simbolo negativo che critica tutto ciò che nel movimento non funziona. Perché è via via sempre più chiaro a tutti, soprattutto ai vertici pentastellati, che Pizzarotti incarna una visione diversa del movimento e non ne condivide i principi che ne regolano la democrazia interna.

Ecco che quindi l’avviso di garanzia, e tutto ciò che ne segue, sono soltanto un casus belli per dichiarare una guerra che è di fatto già in atto. Pizzarotti non è il primo e non sarà l’ultimo a lasciare il movimento.

Virginia Raggi a Palermo durante la festa M5s, un palco da sempre negato a Pizzarotti

Virginia Raggi a Palermo durante la festa M5s, un palco da sempre negato a Pizzarotti

Ma è certamente il primo “pezzo grosso” a lasciare prima di essere espulso, cosa che sarebbe probabilmente capitata a breve. Perché se fino a qualche mese fa l’espulsione di Pizzarotti sarebbe stata per i vertici del movimento un prezzo troppo alto da pagare, oggi non lo è più: ci sono Appendino e Raggi a essere diventate il simbolo di un movimento che vince e governa e la luce sempre più fioca di Pizzarotti, ai 5 Stelle, adesso non serve più. La vicenda che ha coinvolto Raggi e il suo assessore Muraro non è poi così diversa da quella di Pizzarotti: l’indagine nei confronti dell’assessore all’Ambiente è stata rivelata soltanto a posteriori. Ma in questo caso non sono coinvolte figure che portano avanti idee opposte al verbo grillino sulle regole interne al movimento e su come farlo crescere. Non è questo il caso della sindaca di Roma, Virginia Raggi (che conserva la fiducia di Grillo, nonostante tutto). Lo è invece per Pizzarotti, la cui uscita evidenzia che le due anime del movimento non potevano più convivere.

Pizzarotti gode di una buona popolarità a Parma, per il lavoro svolto, ma non soltanto. In tutta la zona emiliana sono in molti a essere dalla sua parte, a condividerne il punto di vista sullo stato attuale del M5s. Il sindaco si ripresenterà alle prossime comunali con una propria lista civica per ottenere un secondo mandato, ma è lecito chiedersi se si limiterà soltanto a questo. Riunire tutti i fuoriusciti e darsi un’organizzazione sulla base di ciò che si è criticato del movimento per rifondarne un altro da capo può essere un progetto politico troppo ambizioso su scala nazionale. Ma Pizzarotti è la prima figura di un certo peso ad abbandonare il M5s e può essere la l’elemento di spicco in grado di mettere insieme i tanti ex del movimento che per ora non hanno saputo mettere in piedi un’alternativa e si sono persi. Una sorta di vero e proprio Mosè, capace di guidare i fuoriusciti dal movimento in un progetto politico che recuperi i princìpi traditi dagli attuali vertici 5 Stelle. Se il sindaco di Parma tentasse questa strada, allora quel quarto d’ora di celebrità evocato da Grillo potrebbe prolungarsi un po’.

Andrea Boeris

Andrea Boeris, genovese, si laurea in Lettere Moderne nel 2013 con una tesi sulla fondazione e le prime pubblicazioni del quotidiano Il Giorno, per poi conseguire nel 2016 la Laurea Magistrale in Informazione ed Editoria con uno studio sui telegiornali italiani. Nato nel 1991, ha collaborato per quasi due anni, fino alla sua definitiva chiusura, con la storica testata locale della sua città natale, Il Corriere Mercantile-Gazzetta del Lunedì, occupandosi di cronaca e di sport. Sempre a Genova, ha lavorato per l’emittente televisiva Telenord.

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