Piove sul bagnato

Finale del Foro Italico, Internazionali BNL d’Italia, uno degli appuntamenti clou del maggio romano, specialmente da quando il torneo è diventato combined, permettendo a uomini e donne di giocare contemporaneamente. Altrettanto tipica del maggio capitolino è la pioggia, la vera signora della finale di oggi. Il vero fattore decisivo è quello meteorologico che pesa come un macigno sull’andamento della gara.

Appena finita la finale femminile – una carneficina tra Svitolina e Halep, in cui la prima ha lasciato appena quattro game alla seconda – l’attenzione è tutta per gli uomini. L’ultimo atto è quello che tutti avrebbero desiderato: Nadal, numero due del mondo in predicato di tornare in vetta, in caso di vittoria; Alexander Zverev, giovanissimo numero tre del mondo, campione uscente a Roma, desideroso di confermarsi. Nadal arriva in finale eliminando Fognini, idolo di casa, e piegando un Djokovic in una forma molto più simile a quella dei giorni belli. Zverev compiendo una cavalcata in notturna, durante la quale è stato difficilmente contrastato.

La partita comincia con un immediato break del giovane Zverev, che poi sparisce dal campo, lasciando che Nadal dilaghi instaurando la partita sul suo ritmo ideale, vincendo sei giochi consecutivi: si comincia a intravedere una partita rapida e indolore. Zverev non è d’accordo: gli rende la cortesia, battendolo con lo stesso punteggio nella seconda partita. Il suo gioco diventa più preciso e gli permette di prendere sempre le redini dello scambio. Nadal tenta di arginare, ma l’inizio del terzo set segue il copione del secondo: 3-1 Zverev, in scioltezza.

Subentra, a questo punto, Giove Pluvio a rimescolare le carte: evidentemente annoiato dalla supremazia del giovincello scarica prima un breve scroscio, con conseguente rapida interruzione; poi costringe giocatori e pubblico a ritirarsi, in attesa che si plachi il furore degli elementi. Un avvenimento tanto banale, come una pioggerella primaverile, ha un effetto dirompente su quanto accade da lì in avanti. I due giocatori che rientrano in campo sono solo lontani parenti di quelli che l’hanno lasciato un’ora prima: la giovanile, tracotante, baldanza di Zverev lascia spazio a un giocatore timido, non in grado di reggere la pressione del vantaggio; il Nadal schiacciato dal peso dei colpi del suo avversario, si trasforma invece nel vecchio dominatore terricolo, non lasciandosi sfuggire più nessuna occasione. Lo spagnolo attacca a fondo il servizio di Zverev, recuperando subito il break e prendendosi la partita alla prima occasione. Ottava affermazione a Roma per Nadal. Per sua fortuna il trofeo è un ampio recipiente: dovrà aver cura di riempirlo sempre con qualche goccia di pioggia, oggi l’ha aiutato non poco. Pochissima simpatia per la pioggia avrà in vece il giovane tedesco. Forse gli sarebbero bastati pochi istanti di sole ancora è forse quel trofeo sarebbe nella sua bacheca, fortunatamente avrà davanti a sé ancora molti anni di carriera e, forse, riuscirà prima o poi a smettere di chiedersi: che fretta c’era, maledetta primavera?

Possiamo solo chiederci cosa ci rimane di questi sette giorni romani? un Djokovic in via di recupero; un Thiem che deve ritrovarsi, dopo l’ottimo torneo di Madrid, Roma è stata piuttosto deludente; uno Zverev sempre più consapevole delle proprie armi, impegnato a fondo a levarsi di dosso lo status di promessa. Il dato più eclatante resta comunque la forma di Nadal, sin da questo momento nuovo numero uno del mondo, sempre più uomo da battere sulla terra rossa, ancora più favorito per il prossimo Roland Garros: su questa superficie, sulla distanza di cinque set, pochissimi possono anche solo sognare di impensierirlo.

Qui, al nostro bancone, amiamo molto il fascino di questi appuntamenti tennistici di grandissima tradizione: ci piace vedere l’andare e venire dei protagonisti; carriere che nascono e altre che si spengono piano piano. Per ora, i Ragazzi, con un luminoso futuro davanti, devono fare i conti con i Grandi. Se non altro, usciamo da quest’edizione degli internazionali d’Italia con la certezza che giocatori di buone speranze ci sono, questi devono armarsi per impedire che continui il profluvio di vittorie dei loro predecessori: spetta solo a loro far ritirare la pioggia e fa spuntare l’arcobaleno; fino a quel momento, pioverà sul bagnato.

Michele Polletta | Piché Café

Piché - al secolo Michele Polletta - nasce e cresce a Biella, corre a Milano per studiare filosofia: per ora, è ancora lì. Vivace, loquace, pugnace, iperattivo si dedica a una serie di sport che poi segue in modo ossessivo, dal divano o dal vivo, comunque senza muovere un muscolo. Alcuni sostengono che li racconti meglio di come li pratichi. Scrive, ma soprattutto parla, parla, parla: poco importa che si trovi a scuola, dove insegna, in un bar, o alla radio

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