Philip Roth nuota ancora nella baia.

Philip Roth è morto, viva Philip Roth.

Ad annunciarne la morte, avvenuta per insufficienza cardiaca, è stato il New Yorker, poi il decesso è stato confermato dal suo agente letterario, il temibile Andrew Wylie, un “mostro sacro” del mondo editoriale americano. Dell’autore (1933-2018) e della sua storia si potrebbe parlare per ore. Scrittore dotatissimo ha contribuito a creare l’immaginario di un’America borghese e tremenda, lo ha fatto senza paura, scandagliando l’animo di vecchi professori di letteratura, bambini di quartiere assediati dalla polio, uomini comuni. Nel 2012 ha annunciato che non avrebbe più scritto. Philip Roth era stanco, soffriva da anni di un terribile mal di schiena che lo costringeva a scrivere in piedi e diceva che non aveva più nulla da raccontare. Negli ultimi tempi diceva di non leggere più narrativa ma solo saggi.

Pubblichiamo qui l’Incipit di uno dei suoi libri più famosi: Everyman, 2006.

Intorno alla fossa, nel cimitero in rovina, c’erano alcuni dei suoi ex colleghi pubblicitari di New York che ricordavano la sua energia e la sua originalità e che dissero alla figlia, Nancy, che era stato un piacere lavorare con lui. C’erano anche delle persone venute su in macchina da Starfish Beach, il villaggio residenziale di pensionati sulla costa del New Jersey dove si era trasferito dal Giorno del Ringraziamento del 2001: gli anziani ai quali fino a poco tempo prima aveva dato lezioni di pittura. E c’erano i due figli maschi delle sue turbolente prime nozze, Randy e Lonny, uomini di mezza età molto mammoni che di conseguenza sapevano di lui poche cose encomiabili e molte sgradevoli, e che erano presenti per dovere e nulla più. C’erano il fratello maggiore, Howie, e la cognata, venuti in aereo dalla California la sera prima, e c’era una delle sue tre ex mogli, quella di mezzo, la madre di Nancy, Phoebe, una donna alta, magrissima e bianca di capelli, col braccio destro inerte penzoloni sul fianco. Quando Nancy le chiese se voleva dire qualcosa, Phoebe scosse timidamente il capo, ma poi finì per dire con voce sommessa, farfugliando un po’: –È talmente incredibile… Continuo a pensare a quando nuotava nella baia… Tutto qui. Continuo solo a vederlo mentre nuota nella baia-. E poi c’era Nancy, che aveva organizzato tutto e fatto le telefonate a quelli che erano venuti per evitare che al funerale venissero solo sua madre, lei, il fratello del defunto e la cognata. C’era solo un’altra persona la cui presenza non era sta sollecitata da un invito, una donna robusta con una simpatica faccia tonda e i capelli tinti di rosso che era venuta spontaneamente al cimitero e si era presentato col nome di Maureen, l’infermiera privata che l’aveva assistito dopo l’operazione al cuore di qualche anno prima. Howie si ricordava di lei e andò a darle un bacio sulla guancia.

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