• Home
  • /
  • Cinema
  • /
  • Perfect Day: un ordinario perfetto giorno di guerra
Perfect Day

Perfect Day: un ordinario perfetto giorno di guerra

L’essenza di Perfect Day si intuisce dalle prime inquadrature e battute.

La scena si apre sul primo piano in controluce di un grosso e violaceo cadavere, che penzola sospeso in un pozzo. Viene poi inquadrato uno sporco e provato Benicio del Toro (Mambrù, operatore umanitario), che cerca invano di estrarre il corpo dal pozzo, aiutato da un uomo su una vecchia jeep (Damir, interprete). Il tentativo fallisce, e Damir sconsolato esamina con inconsueta sapienza medica l’aspetto del “ciccione” penzolante, ragionando su una possibile disfunzione di ghiandole, in base a quanto riferitogli dal fratello. A quel punto Mambrù chiede all’interprete se suo fratello sia medico, e Damir candidamente risponde: «No, è ciccione».
La scena iniziale
Siamo nel 1995, “da qualche parte nei Balcani”, come recita la didascalia di apertura. Immediato unire i due dati per capire che siamo in piena guerra “jugoslava”, il sanguinoso e controverso conflitto scoppiato nel 1991, in seguito alla dissoluzione della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, che vide coinvolte le popolazioni serbe, croate e bosniache.
La grande guerra sembra però rimanere fuori da Perfect Day. Qui il problema sembra essere uno solo: tirare fuori il “ciccione” dal pozzo, per evitare che la poca acqua rimasta alla popolazione civile venga contaminata, provocando così epidemie. È questo l’obiettivo principale della lunga giornata di Mambrù, accompagnato da Damir, dal navigato operatore B (un esilarante Tim Robbins)Tim Robbins, dalla pasionaria operatrice alla prima missione Sophie, dalla polemica responsabile della missione Katya (Olga Kurylenko) e dal piccolo orfano Nikola.
Questa apparentemente immediata missione, si dimostra invece un punto di vista molto originale per il regista di Perfect Day, Fernando Léon de Aranoa, per descrivere gli orrori e le dinamiche interne ad un conflitto civile (ed internazionale) così complesso e sofferto come quello dei Balcani. Il gruppo di operatori umanitari si trova ad affrontare una situazione che dovrebbe risultare piuttosto banale e di relativa emergenza in un contesto di guerra, ma che li mette invece faccia a faccia con tutte le sfaccettature di un conflitto ancora aperto.
C’è la rigida cecità dell’ONU e dell'”inutile” protocollo di Ginevra, di poco aiuto se si tratta di decidere da quale parte aggirare il cadavere di una vacca, che potrebbe nascondere mine antiuomo. C’è la chiusura a tratti insensata (o forse studiata ad hoc) di una popolazione che preferisce lasciare contaminare l’acqua, se rimuovere il cadavere dal pozzo vuol dire utilizzare una corda che regge in alto la bandiera del Paese. C’è l’illusione del piccolo Nikola, che tanto insiste per recuperare il suo pallone ricordo di infanzia, per poi rivenderlo a 10 dollari agli amici. D’altronde, dice, ha bisogno di soldi per raggiungere i genitori, che allo scoppio del conflitto lo hanno lasciato con il nonno (salvo poi tragicamente scoprire che non hanno fatto molta strada).
Benicio del Toro
De Aranoa usa quindi relazioni ed azioni umane, quotidiane e “normali” per delineare un momento di assoluta anormalità, «di complicazioni irrazionali, mine reali, ideali umanitari e umane debolezze». I protagonisti del suo Perfect Day sono operatori umanitari umani, antieroi che non si illudono di cambiare il mondo, ma solo di trovare una corda, o un pallone. Piccoli gesti che possono però cambiare la piccola quotidianità di un Paese in ginocchio. Come i suoi protagonisti, il regista allora riesce a restituire un racconto realistico e anche drammatico, attraverso piccole immagini, piccoli suggerimenti visivi e narrativi, eppure efficacissimi per capire l’orrore della guerra. Che sconvolge, prima dei grandi equilibri mondiali, la nostra banale quotidianità, e le nostre relazioni.
Perfect Day allora è un dramma, dentro ad una commedia, dentro a un road movie, dentro ad un film di guerra. Perché spesso, come ci ricorda Damir all’inizio del film, il pianto ed il riso convivono e si alimentano, anche nelle situazioni più impensate. Ed un'”ordinaria” giornata di guerra, passata a tentare di recuperare un “ciccione” da un pozzo, evitando di esplodere su mine antiuomo nascoste sotto a vacche abbandonate in mezzo alla strada, e conclusasi con la pulizia delle latrine del campo profughi sovraffollato sotto la pioggia, può rimanere comunque un Perfect Day.

Marta Vassallo

Ho 27 anni e sono laureata in Storia dell’Arte, ho vissuto a Milano, Torino e Dublino, attualmente sono in un piccolo ma meraviglioso tratto di costa ligure, ai confini occidentali dell’Italia, a cercare i miei passi. Adoro tutto ciò che è Arte, Cultura, Cinema, Movimento, Creatività. Cosa voglio fare da grande? Viaggiare, scrivere e conoscere.

Lascia un commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: