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Peppino Impastato, la bellezza contro la paura

“Nato nella terra dei vespri e degli aranci. Tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio”… La canzone dei ‘Modena City Ramblers’ risuona ancora una volta, oggi, 9 maggio, a distanza di 39 anni dall’uccisione di Peppino Impastato.

Il 6 maggio scorso si è svolta la la cerimonia di intitolazione a Peppino del giardino comunale tra le vie Risorgimento e Pasteur a Legnano, nonostante la targa commemorativa sia stata parzialmente bruciata dall’azione di alcuni vandali. Un gesto idiota che non ha fermato la voglia di ricordare un eroe dei nostri tempi.

I “cento passi”, che separavano la casa di Peppino da quella del boss Tano Badalamenti, non sono solo una metafora usata dal regista dell’omonimo film ma era davvero quella la distanza tra la casa della famiglia Impastato e quella del boss. Il bene è stato confiscato alla mafia e affidato a Giovanni Impastato, fratello di Peppino.

L’attivista siciliano dalla sua ‘Radio Aut‘ di Cinisi non ci stava a restare “zitto e muto” come avrebbe voluto Cosa Nostra. Così la mafia lo ha ammazzato nella notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978. La sua morte ha suscitato l’effetto opposto al silenzio. Peppino Impastato è riuscito nel suo intento sia da vivo che da morto. Voleva risvegliare le coscienze con la satira, la militanza, la poesia. Un personaggio scomodo che è stato ucciso perché proprio la voglia di andare oltre e di ribellarsi al “sistema” era ed è ancora oggi più forte di ogni criminalità organizzata.

“La mafia è una montagna di merda”! Gridava Peppino dalla sua radio e dalla stessa radio il giorno della sua morte, l’amico, il compagno di lotte, Salvo Vitale fece il famoso discorso, che ritroviamo anche nel film “I cento passi“. Peppino credeva che qualcosa potesse cambiare. Le commemorazioni di oggi, come avvengono ogni anno da 39 a questa parte, ne sono la testimonianza. La lotta alla mafia non deve arrestarsi e a trionfare deve essere solo la bellezza proprio come diceva Peppino: “Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà”.

Michele Laurelli

Nato nel 1991 ad Albenga (SV), mi definisco curioso, ambizioso, creativo e passionale. Appassionato di comunicazione. Perfezionista ed ossessionato dal controllo. Incorreggibilmente romatico. Instancabile viaggiatore.

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