Oven – Intervista a Riccardo Frolloni

Vent’ anni fa, dall’ incontro tra studenti e docenti, nasceva il Centro di poesia dell’Università di Bologna;  da questa comunione d’intenti libera e disinteressata, nello spirito delle prime comunità universitarie, si è sviluppata la più longeva nonché autorevole esperienza di questo tipo a livello nazionale.  Il Centro, infatti, è stato un punto di riferimento per gli studenti (e non solo) che desideravano approcciarsi al mondo della poesia in modo serio e consapevole.   

Oggi, a vent’anni di distanza, è il momento di tirare le somme e di ripercorrere brevemente la strada percorsa. Il festival di poesia “Oven 2018”, ci pare un buon punto di partenza in quanto, presentando al pubblico italiano tre poeti provenienti da tre diversi scenari (Olanda, Canada e Italia), incarna appieno l’ afflato internazionale che, da sempre, ha guidato i passi del Centro di poesia.

Interrogheremo a tal proposito Riccardo Frolloni, già da tempo collaboratore del Centro e, da un anno, direttore dello stesso.

Cosa rappresenta  “Oven 2018” per il Centro di poesia?

Il festival “Oven” è il momento che chiude l’ anno accademico del Centro di poesia contemporanea, che tira le somme, che ci permette di dare un taglio preciso ad ogni anno. Si crea una sinergia di forze: i collaboratori, i professori, gli enti culturali che si rendono disponibili, tutti impegnati nel realizzare un evento di portata internazionale. La meraviglia di entrare in contatto con le realtà poetiche più importanti del mondo, le personalità che stanno facendo la storia della letteratura. Un’occasione per aprire le porte del Centro ad un pubblico più ampio; dare la possibilità di mostrare l’esistenza di un luogo che con certezza esprime e conosce le istanze della poesia contemporanea, un luogo costruito proprio per essere un punto di ritrovo e di dibattito.

La portata internazionale del festival dà modo di riflettere sullo scarto esistente tra poesia italiana e poesia straniera; tra poetiche d’ oltreoceano e poetiche europee. Qual è la posizione del Centro di poesia in questo panorama variegato?

La poesia non può concepire delle barriere interne al genere o geografiche, ma anzi credo che sia assolutamente necessario spaziare e conoscere la poesia di altre culture. Recentemente abbiamo avuto in università due poeti turchi dissidenti; durante “Oven” accoglieremo il grande poeta olandese Cees Nooteboom, pluri candidato al Nobel per la Letteratura, e il poeta canadese Richard Harrison. Ma da sempre il Centro si è impegnato ad ospitare poeti provenienti da tutto il mondo, basti ricordare premi Nobel come Derek Walcott e Seamus Heaney e poeti come Philip Levine, Peter Handke, George Elliott Clarke e Homero Aridjis. In qualche maniera il Centro svolge anche un ruolo politicamente rilevante, avendo accolto esponenti di culture e non di nazioni politiche, dalle grandi realtà post-coloniali a quelle medio-orientali o sudamericane. Naturalmente, accogliere vuol dire interiorizzare esperienze artistiche estere nel dibattito costante sulla nostra lingua e tradizione; individuare i punti in comune e valorizzare allo stesso tempo le caratteristiche peculiari della nostra letteratura.

Per concludere: che ruolo ha il Centro di poesia nell’ avvicinare generazioni poetiche differenti e nel farle dialogare fra loro?

Essere al fianco di professori, poeti affermati, maestri, aiuta le giovani generazioni ad instaurare uno scambio costruttivo e permette di conoscere criticamente la letteratura direttamente da chi la fa, la studia, la insegna. Non è un caso che il Centro sia nato dall’ incontro tra il giovane Davide Rondoni, il professor Ezio Raimondi e Mario Luzi.

Con questo spirito organizziamo d’ estate l’ “Atelier delle Arti & degli Insegnanti”, dove si appiana ogni tipo di dislivello strutturale, dove i maestri trascorrono alcune giornate in stretto contatto con i partecipanti, dai momenti più conviviali a quelli più intensi.

La forza del Centro di poesia è proprio questa: non è qualcosa di astratto, di fumoso, ma è un davvero un luogo d’ incontro, un crocevia, un magma di intelligenze. L’ emozione ma anche la disinvoltura con cui ragazzi di vent’ anni, scrittori, giovani promesse, si relazionano con poeti di fama mondiale, chiedendo consigli, donando timidamente il loro libro, credo che sia la prova più tangibile dell’ importanza del Centro di poesia contemporanea. Non dimenticherò mai i momenti trascorsi insieme ad Osvaldo Sauma, George Elliott Clarke; gli scambi di idee con Giampiero Neri, con il prof. Alberto Destro; la mano fragile di Peter Handke. E’ merito di un’ istituzione come quella del Centro se tutto questo è possibile.

Vi aspetto ad Oven il 6, 7 e 8 giugno, sarà qualcosa di memorabile. Non mancate.

  

Giuseppe Nibali Guzzetta

Giuseppe Nibali Guzzetta è nato a Catania nel 1991. È laureato in Lettere Moderne e in Italianistica presso l’Università degli Studi di Bologna dove è membro del Consiglio Direttivo e del Comitato di Direzione del Centro di Poesia Contemporanea dell’Università con cui collabora dal 2010. Giornalista Pubblicista collabora con “La Sicilia”, “Clandestino” e “Argo”. Dal 2017 è direttore editoriale della rivista online Midnight Magazine. Ha pubblicato i libri di poesia: Come dio su tre croci (Edizioni AE, 2013), Premio Serrapetrona – le stanze del tempo”, Menzione d’onore “InediTO – Premio colline di Torino”, Premio Elena Violani Landi Opera Prima; e La voce di Cassandra – Studi sul corpo di una vergine. Sue poesie appaiono in diverse antologie poetiche e blog. Insegna italiano, storia e filosofia in un Liceo di Milano.

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