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Nota su Charles Aznavour, ultimo cantore della nostalgia

Ci saluta un gigante: questo il mio pensiero, l’unico commento possibile, alla morte di Charles Aznavour, l’“istrione” che ha venduto 300 milioni di dischi nel mondo cantando in sette lingue. In principio furono Charles Trenet (1913-2001) ed Édith Piaf (1915-1963), poi Léo Ferré (1916-2003), Georges Brassens (1921-1981), Gilbert Bécaud (1927-2001) e Jacques Brel (1929-1978). La scomparsa di Aznavour chiude il cerchio della grande canzone d’autore francese: “scoperto” dalla Piaf, che lo volle con sé in tour, esce di scena a 94 anni, ultimo dei leggendari chansonnier.

Chansonnier a cui la musica nostrana deve non poco, in particolare la scuola genovese, Fabrizio De André compreso, innamorato com’era di Georges Brassens. Ma potrei menzionare lo stesso Franco Battiato e brani come La canzone dei vecchi amanti, che altro non è che la traduzione de La chanson des vieux amants di Jacques Brel, oppure Che cosa resta, versione italiana (firmata dal grande scrittore Gesualdo Bufalino, traduttore mai banale – si veda l’edizione Mondadori de I fiori del male) di Que reste-t-il de nos amour di Charles Trenet.

La storia del “Frank Sinatra di Francia”, nato a Parigi da genitori armeni, è storia d’un uomo d’altri tempi. E le sue canzoni, famose quando non celeberrime, sono distillato di pura nostalgia. Cosa che, ad esser franchi, verrebbe da dire anche per (quasi) tutti gli altri cantanti che abbiamo citato. Certamente questo vale per Édith Piaf, a cui Charles Aznavour fa comunque pensare. Mi ricordo una mattina di due anni fa, passeggiavo sugli Champs Elysées: davanti a me il palazzo più bello del maestoso viale, di proprietà dell’HSBC – uno dei maggiori gruppi bancari e finanziari del pianeta – e io fischiettavo la melodia di Milord, non so per quale motivo (o forse sì, che lo so).

«Hier encore, j’avais vingt ans, je caressais le temps, j’ai joué de la vie…». Ma non sono tempi da accarezzare, questi, non son più tempi da bohéme, i nostri. I vent’anni di ieri non sono i vent’anni di oggi; con gli stenti di oggi non si fa poesia, né prosa di spessore: due-tre soldi per un hamburger in un fast-food, uno dei tanti, uguali in ogni Paese; e neanche Montmartre è mica rimasta quella, a dirla tutta, con pezzi di Asia a destra e a manca: il Sacro Cuore sembra davvero un piccolo Taj Mahal.

Così apriamo YouTube e guardiamo un vecchio filmato, uno sketch con Raimondo Vianello, Sandra Mondaini e Armando Francioli. Un’interpretazione comica sulle note di quel teatrale capolavoro di Aznavour, la canzone sul ménage à trois per antonomasia, Ed io fra di voi. Che nostalgia, ancora: di quella televisione, anche. Di quella Italia, insomma, della Prima Repubblica, dei Trenta gloriosi… Ma magari ne riparliamo, un’altra volta, se mi torna voglia.

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