Non siamo mica la Germania

Uno dopo l’altro crollano i tanti miti sui “tedeschi”, ma anche quelli sugli “italiani”: nessuno è perfetto e nisciuno è fesso

“Noi italiani siamo tutti corrotti”: chi non ha mai sentito qualcuno dire qualcosa del genere? Si tratta ormai di un vero e proprio luogo comune. La fonte che viene citata a (s)proposito è l’Indice stilato ogni anno dall’ong contro la corruzione Transparency International. Ma ciò che vale la pena rimarcare è che si tratta di corruzione “percepita”. Qualche settimana fa, Sabino Cassese sul Corriere della Sera ha scritto che per quanto riguarda invece la corruzione “misurata”, con dati «fondati su una rilevazione ufficiale e sicura» che «confermano quelli già rilevati da Eurobarometro sulle vittime della corruzione», l’Italia risulta essere «uno dei Paesi meno corrotti d’Europa, con un indice inferiore alla media europea, alla pari della Francia»[1].

Piergiorgio Corbetta – uno che di analisi dei dati se ne intende – ha sottolineato che «la percezione è un concetto quanto mai ambiguo e scivoloso, che andrebbe sempre evitato in un ragionamento non dico scientifico ma quanto meno oggettivo. La percezione dipende innanzitutto dalla salienza dell’argomento nella comunicazione pubblica: nel nostro caso, maggiore è la denuncia di corruzione dei media, maggiore è la sensazione che il fenomeno sia rilevante (e lo stesso non accadrebbe in una nazione fortemente corrotta ma con mass media meno liberi o meno attivi). Inoltre, trattandosi di indici in gran parte costruiti sulle opinioni espresse (attraverso sondaggi) dagli stessi cittadini della nazione interessata, viene a contare molto l’opinione che una nazione ha di se stessa: noi italiani, come “autostima”, siamo su livelli in genere assai bassi e spesso ci auto-valutiamo col doppio cliché di incapaci e imbroglioni (non capita certamente lo stesso, per esempio, ai cugini francesi)»[2].

Esiste senza dubbio un problema di “reputazione interna” che fa degli italiani degli instancabili punitori di loro stessi. Pronti ad invidiare popoli lontani dal tepore mediterraneo, gli abitanti della Penisola sbottano di frequente in un liberatorio “magari fossimo come i tedeschi!”. Sennonché… Sennonché qualche mese fa L’Espresso titolava: “tedeschi a parole, italiani nei fatti”. Lasciando da parte la pararazzistica allusione, leggendo l’articolo in questione c’era da stropicciarsi gli occhi: «la crisi delle Landesbank, paragonabili alle nostre casse di risparmio, è stata amplificata da un sistema di clientele e favoritismi cementato dalla presenza di esponenti politici nei consigli di amministrazione degli istituti, nel cui capitale sociale erano (e sono) rappresentati in forze gli enti pubblici locali»[3]; e questo non è che uno stralcio di un pezzo che ricorda molteplici rogne teutoniche, anche se solo come contraltare di quelle italiche.

Sulla decisione dell’Europa a favore del glifosato, Wired ha scritto che «la decisione è arrivata grazie a uno storico voltafaccia della Germania, un Paese che durante l’ultimo anno si era sempre astenuto su questo tema, e che oggi è accusato di aver scelto un voto volto a consolidare i propri interessi industriali, piuttosto che a tutelare la salute pubblica all’interno dell’Unione»[4].

Il Telegraph ha ricostruito con gusto la “farsesca saga” dell’aeroporto di Berlino, con ritardi pluriennali, costi esplosi, difetti nei sistemi di sicurezza, titoli accademici millantati e corruzione.[5]  Di costi gonfiati e di mito dell’efficienza tedesca in frantumi ha scritto anche la Stampa: «una lunghissima serie di pasticci e ritardi che sembrano affliggere come un morbo le grandi opere pubbliche in Germania»[6]. Qualcuno ha provato a mettere in lista gli scandali tedeschi degli ultimi anni: dalla frode fiscale internazionale agli schiavi di Haribo passando per il Dieselgate e le cavie umane, l’elenco è impressionante.[7]

Mi si dirà che “almeno la Germania crede nelle rinnovabili, mica come noi!”. Sennonché… Sennonché ci pensa la Reuters a mettere le cose a posto: la Germania non riuscirà a ridurre le emissioni di anidride carbonica del 40% entro il 2020 come promesso; se va bene, la riduzione sarà del 30%.[8] E la giustizia? La giustizia funzionerà a meraviglia, no? Beh, quasi. Tonia Mastrobuoni su Repubblica ha parlato del caso Thyssen 10 anni dopo. Ebbene: «Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz non soltanto lavorano ancora per Thyssenkrupp, nell’importante complesso industriale di Duisburg, ma secondo una fonte sarebbero persino impiegati nello stesso settore in cui si sono resi colpevoli della morte di sette operai in Italia: l’acciaio. Il gruppo non avrebbe ritenuto neanche di dover sanzionare i due manager condannati dalla giustizia italiana a nove anni e 10 mesi e sei anni e 9 mesi per il rogo nello stabilimento torinese (2007), licenziandoli. Anzi, in attesa dell’arresto, il colosso tedesco starebbe garantendo loro uno stipendio. […] Inoltre, dal 13 maggio 2016, da quel verdetto definitivo della Cassazione che ha ritenuto i vertici della Thyssen di Torino, compresi i due manager tedeschi, colpevoli di omicidio colposo, la giustizia della Germania sembra aver assunto tempi lunghi – italiani, verrebbe da dire [sic] – per l’esecuzione»[9].

Ma l’economia? Si vorrà negare i grandissimi meriti della Germania? Per carità, se è la prima industria d’Europa qualche buon motivo dovrà pur esserci. Eppure… Eppure l’egemonia e l’enorme surplus commerciale si basano soprattutto su due pilastri (legati ad un altro, l’euro): mercantilismo predatorio e deflazione salariale.[10] Però almeno la Germania non è spaccata in due come l’Italia, non ha un Mezzogiorno, giusto? Non esattamente. Il Sud tedesco è ad Est. Vladimiro Giacché, basandosi su fonti di prima mano, ci ha mostrato che la riunificazione della Germania è stata una vera colonizzazione da parte dell’Ovest. La Germania dell’Est di una generazione fa è stata deindustrializzata (con aziende privatizzate e svendute), gettata nella disoccupazione e spopolata dei suoi migliori.[11]

E per concludere, anche la Germania ha i suoi “populisti xenofobi”. Alle ultime elezioni di settembre l’AfD, il partito di estrema destra, è risultato essere la terza forza politica tedesca, con punte di gradimento straordinarie (superiori al 20%: il dato è tanto più sorprendente se si pensa che nel frattempo il Front National della vicina Francia si era disintegrato) nell’Est un tempo comunista.[12]

 

Note:

[1] http://www.corriere.it/opinioni/17_dicembre_13/italia-studi-misurare-corruzione-dd214a82-df52-11e7-b8cc-37049f602793.shtml.

[2] https://www.rivistailmulino.it/item/4199.

[3] http://espresso.repubblica.it/attualita/2017/08/29/news/tedeschi-a-parole-italiani-nei-fatti-1.308767. A proposito di banche, uno studio recente della Bce riporta un caso poco trasparente di lobbying in Germania: https://www.reuters.com/article/germany-banks-lobbying/german-savings-banks-lobby-state-govts-with-debt-buys-ecb-study-idUSL8N1P63AB.

[4] https://www.wired.it/scienza/ecologia/2017/11/30/glifosato-voto-europa/.

[5] http://www.telegraph.co.uk/travel/news/the-crazy-saga-of-berlins-long-delayed-airport/.

[6] http://www.lastampa.it/2017/12/11/esteri/costi-gonfiati-e-cantieri-sempre-in-ritardo-si-incrina-il-mito-della-puntualit-tedesca-Pin5W2GN82ZuAzLE7v9PNK/pagina.html.

[7] https://medium.com/@stat_wald/germania-faro-di-civiltà-399d12edf740.

[8] https://www.reuters.com/article/us-germany-climatechange/germany-set-to-miss-2020-climate-goals-by-far-study-idUSKCN1BI1P6.

[9] http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2017/12/06/rogo-alla-thyssen-dopo-la-condanna-i-manager-azienda23.html.

[10] http://temi.repubblica.it/micromega-online/economia-dell-anschluss/.

[11] V. Giacché, Anschluss. L’annessione. L’unificazione della Germania e il futuro dell’Europa, Reggio Emilia, Imprimatur, 2013.

[12] http://www.ilpost.it/2017/09/25/elettori-afd/. Va fatto notare che mai come dopo quest’ultima tornata elettorale la Germania è rimasta così a lungo senza governo. Crolla un altro mito (mediatico).

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