Morte di una stella

“Bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante.” teorizzava, quasi 150 anni fa, Nietzsche in una delle sue opere più famose. E poi? Cosa succede alle stelle? Siamo abituati ad immaginare questi corpi celesti come eterni e immutabili…ma non è così.

La vita di una stella

Ogni stella, infatti, segue un ciclo vitale (che può durare milioni o addirittura miliardi di anni) all’interno del quale subisce importanti modifiche strutturali che vanno ad impattare su diversi parametri, tra cui la sua luminosità, il raggio e la temperatura. Vista la durata così estesa, per comprendere l’evoluzione che questi giganteschi ammassi gassosi compiono, gli studiosi solitamente osservano una popolazione stellare che contenga stelle più o meno giovani, ne studiano le caratteristiche ed elaborano così un modello matematico.

Le stelle nascono all’interno delle nubi molecolari, le regioni presenti nello spazio -nel cosiddetto mezzo interstellare- in cui la concentrazione di gas è più elevata. I gas più rappresentanti sono l’idrogeno e a seguire l’elio. Quando una di queste nubi molecolari perde la propria stabilità gravitazionale – a causa di onde d’urto che si originano dalla collisione di galassie, o da una supernova- i gas sparsi si condensano dando vita alla stella.

Una volta nata, la stella trascorre circa il 90% della propria vita in una fase stabile, chiamata sequenza principale, con temperatura e pressione elevate.  Durante la sequenza principale la stella subisce un inesorabile fuoriuscita di materiale, sotto forma di un vento di particelle che viene disperso nello spazio.
La sequenza principale termina quando l’idrogeno, contenuto nel nucleo della stella, è stato completamente convertito in elio dalla fusione che avviene, in continuazione, all’interno del nucleo stesso

Quando ciò avviene, la stella è sottoposta a un grave disequilibrio: la pressione di radiazione del nucleo, che si esaurisce sempre più, non riesce a contrastare la gravità degli strati più esterni. Il tutto si conclude quindi con un enorme collasso del nucleo stellare, accompagnato dall’espulsione degli strati esterni.

La morte ti fa bella

Ed è proprio la morte di una stella (di “piccola” massa, paragonabile a quella del nostro Sole) quella immortalata dal telescopio spaziale Hubble, che da anni scruta l’Universo grazie a un progetto congiunto delle Agenzie spaziali statunitense ed europea (conosciute rispettivamente come NASA ed ESA).

Credit: ESA/Hubble & NASA, (Judy Schmidt)

Le spettacolari immagini raccolte dal telescopio mostrano la rapida trasformazione della stella in una nebulosa planetaria (chiamata dai ricercatori Nebulosa Calabash), durante la quale la stella irraggia nello spazio gli strati più esterni di gas e polvere. Questo materiale si allontana dal nucleo della stella a velocità elevatissime: si pensi che il gas che nella figura è mostrato in giallo viaggia a circa un milione di chilometri all’ora!

La nebulosa è stata soprannominata dagli esperti “Uovo Marcio” a causa dell’elevata presenza di solfuro…fortunatamente, però, non siamo sottoposti ai miasmi interstellari: la nebulosa dista infatti da noi circa 5.000 anni luce.

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