Gli spazi mobili della poesia / 5 – Non c'è tempo da perdere

In questo articolo riprenderò i punti presentati in occasione della tavola rotonda intitolata Editoria, al di là dell’editoria, in occasione di Mitilanza #1 (La Spezia, 25-26 febbraio 2017), tenendo anche conto di alcune sollecitazioni emerse in occasione del dibattito. Le mie riflessioni prendono le mosse dall’esperienza maturata nei primi quattro anni dalla fondazione della mia casa editrice, Edizioni Prufrock spa.

Penso un editore come un creatore. Creatore dal nulla se egli è riuscito a dominare il problema fondamentale di qualunque industria: il giro degli affari che garantisce la moltiplicazione infinita di una sia pur piccola quantità di circolante. Il mio editore ideale che con una tipografia e un’associazione in una cartiera controlla i prezzi; con quattro librerie modello conosce le oscillazioni quotidiane del mercato, con due riviste si mantiene a contatto coi più importanti movimenti d’idee, li suscita, li rinvigorisce, non ha bisogno di essere un Rockfeller. La sua forza finanziaria deve esser tutta nella capacità di moltiplicare gli affari.

In questo scritto di Piero Gobetti, datato 1925 (e pubblicato nel libro L’editore ideale. Frammenti autobiografici con iconografia, a cura di Franco Antonicelli, All’insegna del pesce d’oro, 1966), ritengo ci siano tutti gli elementi necessari a strutturare un progetto editoriale sano. Scomporrò quindi il paragrafo, evidenziando i punti sensibili, consapevole di poter fraintendere le intenzioni dell’autore.

Creatore dal nulla

Un editore, al di là di ogni deriva metafisica, esprime una visione, o, per meglio dire, una attitudine produttiva. Tra il nulla e il qualcosa ci sta l’investimento, che è altra cosa rispetto all’azzardo. Se teniamo però conto che il sistema di riferimento è l’editoria di poesia (cercherò di evitare accuratamente le etichette piccola editoria, ovvero editoria indipendente), la questione si complica, perché come tutti sanno (?), siamo in presenza di un non-mercato. A questo proposito, semplificherò l’editoria di poesia in due categorie: 1. editoria di poesia a pagamento e 2. editoria di poesia non a pagamento. Nella categoria 1., inserisco gli editori che variamente fanno pagare ad autrici e ad autori i propri servizi editoriali (stampa, editing, distribuzione, altro), in un intervallo che va dal bonifico diretto per la copertura dei costi vivi, a forme indirette quali il contributo dell’autore/acquisto copie obbligatorio, a giustificare costi di varia natura. Nella categoria 2., inserisco gli editori che non si fanno pagare dalle autrici e dagli autori, in nessuna forma. È importante precisare che non attribuisco alle due categorie nessun giudizio di tipo etico; infatti, tanto è legittimo per una casa editrice offrire servizi a pagamento, quanto lo è per una autrice/un autore pagare tali servizi: da quanto mi risulta, durante la firma dei contratti editoriali, nessuno punta la pistola alla tempia di nessuno.

Un editore, a questo punto, non dovrebbe mai trascurare la dimensione anche autoriale del proprio progetto, intendendo il catalogo come un superorganismo. Rischiando la banalità, dirò che: l’inserimento di un libro in una collana, con le relative peculiarità (relative al formato, al progetto grafico, al numero di pagine), definisce tale libro retroattivamente, in rapporto ai libri già presenti nella collana, e proiettivamente, in rapporto ai libri che verranno inseriti in futuro. Siamo in presenza di un equilibrio dinamico, che deve tener conto dell’oggetto-libro (di cui scriverò più estesamente nei prossimi paragrafi), di chi il libro l’ha scritto, e delle lettrici/dei lettori con cui il libro dovrà confrontarsi.

Quattro librerie modello

Per un editore come Prufrock spa, i costi della distribuzione tradizionale non sono sostenibili. La ragione principale risiede nei numeri del venduto, non sufficienti a coprire l’investimento per la distribuzione tradizionale. Tuttavia, ritengo che i libri debbano stare a scaffale, quantomeno in certi scaffali, perché riconosco alle librerie un ruolo determinante nella filiera editoriale. Per salvare capra e cavoli, abbiamo deciso di collaborare con alcune librerie fiduciarie, che conoscono il nostro catalogo, e offrono visibilità ai libri. Al di là del catalogo, le librerie modello sono gli spazi in cui è possibile presentare i libri, e più estesamente la casa editrice, e potersi confrontare con le lettrici e i lettori. In questi anni, presentando il catalogo alle librerie, e dovendo esplicitare che si trattava di libri di poesia, ho percepito una giustificata diffidenza. Giustificata dalla difficoltà delle librerie a reperire l’indirizzo della casa editrice a cui fare gli ordini, o da ritardi nelle spedizioni; questioni di ordine pratico, quindi, e non di diffidenza verso una presunta alterità della poesia. Alterità, che, al contrario, mi sembra venga coltivata da quanti comunicano dall’interno il sistema della poesia: ora riserva indiana fatta di lettori fedeli che sarebbero disposti a pagare libri di fattura discutibile a prezzi irrealistici, ora Cenerentola da tutelare, o da adottare.

Fare libri belli, o per meglio dire fare dei libri che esprimano una forma di intelligenza, diventa quindi un fatto imprescindibile, e non soltanto per ragioni di marketing. Per usare il gergo tecnico dei librai, una “macchia” riconoscibile di titoli esposti a scaffale produce identità, e innesca un dispositivo che va oltre il singolo oggetto-libro. Nello specifico, le copertine dei libri di Prufrock spa sono realizzate da Roberta Durante, nella forma di collage-emblemi; ciascuna copertina diventa in questo modo una prima chiave di lettura, che esprime la propria intelligenza, secondo modalità non didascaliche.

A contatto coi più importanti movimenti

Ho utilizzato il termine oggetto-libro per distinguerlo da libro; dove nel primo caso intendo il supporto con caratteristiche tipografiche (il libro cartaceo e l’ePub), nel secondo caso mi riferisco alla compresenza di oggetti multimediali, che contribuiscono a definire l’immaginario profondo nel suo complesso. In particolare, penso ai booktrailer (e, analogamente, alle gif animate) e alle sonorizzazioni.

Per quanto riguarda il booktrailer, siamo in presenza di un oggetto che serve ad anticipare l’uscita dell’oggetto-libro, presentandolo in vista della sua pubblicazione. Come per la copertina, sono convinto che un booktrailer non dovrebbe risolversi in maniera didascalica, ma dovrebbe comprendere il libro, e farlo comprendere. Se quindi ciascun libro viene definito da specifiche caratteristiche formali, così deve essere per il booktrailer. In senso più ampio: una filiera produttiva sana dovrebbe comprendere diverse professionalità, ciascuna dedicata al proprio ambito di competenza; ebbene, riscontro che troppo spesso gli oggetti multimediali realizzati a supporto dei libri si risolvano in soluzioni amatoriali, con l’effetto di creare degli scompensi qualitativi nel rapporto con le pubblicazioni. Da un punto di vista squisitamente tecnico, la poesia e la videoarte presentano diversi punti di contatto; su tutti la vocazione alla sintesi, la densità dell’immaginario e il montaggio per analogie. Sembrerebbe quindi naturale creare delle sinergie produttive tra editori di poesia e videoartisti (cosa che peraltro in alcuni casi già si verifica, e non soltanto nel sempre citato estero), ampliando così la visibilità e la diffusione dei progetti editoriali all’interno di altri circuiti, in un meccanismo virtuoso di scambio.

Per quanto riguarda la sonorizzazione, siamo in presenza di un oggetto che serve a presentare il libro al di fuori della pagina (in una dimensione di oralità), attraverso un dispositivo che tiene conto tanto della vocalità espressa durante la lettura, quanto dall’immaginario sonoro che il musicista allestisce a partire dai testi. Dimentichiamoci, quindi, le letture su arpeggi del repertorio di Andrés Segovia.

Ancora una volta, il rapporto tra testi poetici e sonorizzazione potrebbe produrre risultati di grande interesse, offrendo la possibilità di relazionarsi con circuiti produttivi (e distributivi) che dispongono di spazi attrezzati che il sistema della poesia si sogna. Per citare due autori contemporanei che a mio avviso riescono a mettere pienamente in valore queste potenzialità, si considerino i lavori di Gabriele Frasca e di Lello Voce.

Sollecitazioni

Cercando di sintetizzare gli spunti emersi durante il dibattito, ho maturato l’impressione che a una parte quantitativamente importante delle autrici e degli autori presenti non fosse totalmente chiaro quale sia il ruolo di un editore; dove, in altri termini, finiscano le incombenze di una autrice/un autore e dove comincino quelle di un editore; e quali, forse più interessante, debbano invece essere i punti di contatto, o di scontro, che determinano la realizzazione di un libro, a partire da un manoscritto. In ultima analisi, credo che questa scarsa consapevolezza (che io suppongo scarsa sulla base delle mie impressioni in sala, ma che potrebbe non esserlo) non sia necessariamente sinonimo di mancanza di curiosità. Credo sia il portato di decenni di confini sfumati, in cui ad autrici e ad autori è stato chiesto di scrivere il libro, di proporre l’immagine di copertina, di promuoverlo, di fare il banchetto per venderlo, e così via. Dagli interventi, ho inteso essere ancora radicata la convinzione per la quale il ruolo carismatico di chi scrive il libro potrebbe sostituire gli strumenti produttivi di cui un editore dispone, e di cui giocoforza una autrice/un autore non dispone (e di cui, soprattutto, non sono tenuti a disporre). Ho inteso essere ancora radicata anche l’idea per cui la giovinezza sia di per sé un brand, un catalizzatore di fondi e di altri giovani, e infine un meccanismo produttivo che gli zoologi definiscono con il termine neotenia, di cui per praticità riporto la definizione: 1. In zoologia: a. Il fenomeno per cui un organismo raggiunge la maturità sessuale conservando i caratteri larvali o giovanili, in conseguenza di fattori ambientali (e in questo caso, cambiando tali condizioni si può verificare la metamorfosi) o genetici. b. La condizione propria di un carattere che si presenta permanentemente in fase larvale o giovanile.

Mi auguro siano emerse le intenzioni costruttive delle mie argomentazioni; per il resto, non c’è tempo da perdere.

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