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Michele Lorefice: l’esistenzialista che sborra sugli imbecilli

Giuseppe Nibali intervista Michele Lorefice (aka Mike the Meme), scrittore e amministratore della pagina Facebook “Sesso Droga e Pastorizia”. 

  1. Carissimo Michele, innanzitutto buongiorno e bentrovato, la prima cosa che mi viene da chiederti è: quali sono le differenze tra Michele Lorefice, scrittore, autore de Il cielo in rovina e di Apnea notturna, appassionato di filosofia e di musica e il personaggio, tuo alter ego, di Mike the Meme amministratore della pagina Facebook Sesso, Droga e Pastorizia (che sembra fissarlo dall’altro lato del ring) se di differenze ce ne sono e se possono essere descritte.

Ciao Giuseppe, buongiorno a te! Innanzitutto non mi piace parlare di differenze insite nella mia persona ma di “differenti propensioni dell’essere”. E’ un concetto molto semplice e che appartiene ad ognuno di noi: nel senso, a mio avviso di base nessun individuo contiene in sé una singola categoria di elementi. Il problema sta nel fatto che la società tende a standardizzarci e quindi, se ti piace scrivere, se sei una persona di cultura o con un certo intelletto, automaticamente non puoi bestemmiare, non puoi apprezzare un certo tipo di ironia becera, devi esprimerti in un certo modo e via dicendo. La maggior parte delle persone, per omologarsi ai voleri sociali tende a sopprimere le sue varie propensioni, sceglie una strada da percorrere e si uniforma a questa. A me personalmente non interessa, io cerco di sviluppare al massino ogni parte della mia personalità, e quindi posso amare la filosofia, posso scrivere poesie o romanzi che trattano argomenti anche profondi, ma poi posso amministrare una pagina come “Sesso, droga e pastorizia” o bestemmiare dalla mattina alla sera. Solo una persona con gravi deficit cognitivi può credere che le propensioni di ogni essere umano siano tutte simili, è un concetto idiota, stupido, da perfetti imbecilli.

  1. Si assiste oggi – ma forse è solo una impressione personale – a una vera e propria transumanza da Facebook a Instagram. Per spiegare il fenomeno si potrebbero tirare in ballo giganti del pensiero come il Platone del Politico o, più recentemente, Zygmunt Bauman o, ancora, Byung-Chul Han e le loro parole sulla società della trasparenza e i rischi connessi ad esprimersi attraverso le immagini. So che sei un appassionato e uno studioso di filosofia e per questo ti chiedo: è forse, questa scelta ultra-contemporanea, figlia interamente di una società stanca delle parole, dell’umorismo, dei nessi legati alla comunicazione verbale? Come vedi il futuro di Facebook e degli altri aggregatori sociali?

La domanda è molto più complessa di quello che sembra e ritengo che la questione non si debba affrontare da un punto di vista sociale o da uno filosofico. Il discorso è molto tecnico e dipende tutto dal funzionamento degli algoritmi dei vari social e da come viene gestita la censura all’interno di essi. Diciamo che, fino a poco tempo fa, notavo che molto spesso chi aveva facebook non aveva instagram e viceversa. Ovviamente non era una costante, ma una tendenza. Il motivo specifico di questo fenomeno onestamente non lo conosco, probabilmente si inizia ad usare per caso un social e per abitudine si usa solo quello, ignorando gli altri. Con pastorizia siamo stati la prima grossa pagina facebook a trasportarci su instagram per cercare di accaparrarci una nuova fetta di fan, avevamo notato che gli algoritmi di instagram erano più funzionali per una pagina in cui si postavano semplici immagini. Prima che Mark Zuckerberg comprasse instagram i post di ogni singolo profilo venivano visualizzati da molti più fan, ed era molto più semplice finire nelle ricerche e accaparrarsi utenti. Su facebook, da diverso tempo a questa parte, la visibilittà dipende da diversi fattori, principalmente quello economico: più paghi più facebook ti dà visibilità. Senza contare che facebook, già da diversi anni, continua ad irrigidire sempre di più i suoi standard e i ban ai post sono sempre più frequenti. Questo comporta che la gente si senta censurata e cerchi nuovi posti in cui esprimersi. Il problema è però che ormai anche su instagram regna la censura e coi nuovi algoritmi di Zuckerberg che tenta in ogni modo di far soldi è sempre più difficile tirare su followers. Come vedo il futuro dei social network? Secondo me diventeranno un aggregato di ritardati che condivideranno foto di gattini e immagini sul caffè la domenica mattina. Lo scopo di un Mark Zuckerberg è, a mio avviso, quello di avere un’utenza altamente stupida che si fa abbindolare dai post sponsorizzati e che non crei problemi a chi investe in pubblicità. Questo processo è già in atto da diversi anni e ogni tot tempo le regole di facebook si irrigidiscono, proprio per arrivare al punto definitivo in cui tutto ciò che esce leggermente dagli schemi verrà eliminato e censurato. Ciò comporta che chi ha un minimo di coscienza critica abbandonerà i social o smetterà di usarli in maniera sistematica. Già adesso noto che tanta gente si sta stancando e io stesso, ad esempio, una volta vivevo su facebook, ora impiego circa un 75% di tempo in meno rispetto a un paio di anni fa per l’utilizzo dei social network.

  1. Sesso Droga e Pastorizia è stato un trampolino di lancio, il gruppo e la pagina a esso collegato (PastoriziaNever Dies) hanno fatto insieme numeri da capogiro. Io stesso, ti confesso, sono stato iscritto al gruppo e osservatore della pagina, ovviamente non ho mai condiviso nulla, né sulla bacheca né sul mio profilo, ma i motivi, i motivi per cui ero interessato alla pagina e al gruppo, non erano soltanto di ordine accademico: mi divertivo, mi divertivo come un bambino. Per questo ti chiedo di raccontarci come è nata la pagina, come sono stati scelti i temi e il “timbro” della struttura e cosa pensi, sinceramente del Black Humor (leggi trash umor, leggi ciò che vuoi, ci capiamo).

Dunque, la pagina non è una mia creazione, io ho iniziato a collaborare con SDP dopo circa un paio d’anni dalla sua nascita. Le dinamiche precise che hanno spinto l’inventore della pagina a crearla e a sceglierne il timbro non le conosco perfettamente. Per quanto riguarda la domanda sul Black Humor, mi viene posta spesso e la mia risposta nel corso degli anni non è mai cambiata e anzi, ormai è diventata proprio una definizione: Il black humor è innanzitutto la capacità di sdrammatizzare, di rendere più accettabili certe situazioni sgradevoli, per poi essere in grado di superarle noi stessi quando saremo noi i diretti interessati. Il bravo umorista nero è colui che riesce a strapparti una risata e a farti sentire in colpa al medesimo tempo, perché sta facendo vibrare quell’intima corda che divide il tuo senso del giusto dal tuo senso dello sbagliato.

  1. «A velati accenni, scherzi allusivi, prudenti circonlocuzioni, vaghi sussurri, mi sono fatto finalmente l’idea che in questa città, dove mi sono trasferito da tre mesi, ci sia il divieto di usare una parola. Quale? Non so». Questo è il Buzzati di La parola proibita, storiella compresa nei Sessanta racconti. Il protagonista inizia una fitta conversazione con un suo concittadino su una città apparentemente ideale ma, un po’ per convenzione e un po’ per prova, una parola, dio sa quale, non si può pronunciare. In Cina, invece, dalla dinastia Qin fino al XVIII secolo gli uomini e le donne rischiavano di essere giustiziati per aver pronunciato nomi di santi, di clan o di antenati. Insomma: da sempre l’uomo crea i suoi tabù linguistici. Oggi, la società del #MeToo e del puritanesimo di ritorno proibisce sempre più parole creandone di nuove. Per questo ti chiedo: negro, ebreo, handicappato, bestemmie e pornografia verbale che ruolo hanno nella tua vita e nelle tue attività di scrittura?

Hanno un ruolo non prestabilito: quando mi viene voglia di usare certe parole le uso, senza molti freni. Ho di recente terminato di scrivere il mio terzo romanzo che a breve spero di pubblicare e non contiene quasi nessuna parolaccia in quanto, per il modo in cui è scritto il testo, avrebbero solo rappresentato una stonatura. In base a quello che scrivo, a quello che voglio dire, a seconda del contesto posso essere la persona più sboccata del mondo come quella più educata e pacata. Di sicuro non evito di utilizzare certi termini solo perché secondo una certa categoria di persone è considerata una cosa sbagliata. Poi è logico che se sto facendo un check in ad un cliente presso l’hotel in cui lavoro e mi cadono le chiavi per terra non tiro un bestemmione.

  1. Arriviamo a un altro punto focale della vicenda Sesso Droga e Pastorizia, la diatriba con Selvaggia Lucarelli ha fatto storia (se storia è questo insieme confuso di voci che esplode aprendo internet) si è andati dai follower inferociti alle minacce di morte. Vuoi raccontarci la storia di questa bagarre, da quando è cominciata ad oggi?

Anche qui, la vicenda è iniziata prima che io entrassi nello staff. Io mi ci sono ritrovato in mezzo quando, un giorno, di punto in bianco, la Lucarelli ha postato sul suo profilo seguito da oltre un milione di analfabeti funzionali un mio video in cui scherzavo grossolanamente circa i rapporti sessuali con ragazze obese. Il mio video, pubblicato nel novembre 2016 sul gruppo pastorizia Never Dies, fu postato dalla Lucarelli l’8 marzo 2017, durante la festa della donna, ovviamente per ottimizzare l’indignazione. Da due anni a questa parte, a me pare, ogni volta che la Lucarelli ha bisogno di aumentare il numero di likes e di far parlare un po’ di sé su internet cerca, tramite strategie goffe e rocambolesche, di inserire pastorizia all’interno di argomenti di cronaca negativi, per tirare merda su di noi e far passare sé stessa per la paladina che ci combatte. A me la sua sembra solo una squallida strategia per farsi pubblicità, una gigantesca montatura e niente di più. Altra cosa che ho notato, ogni volta che io le rispondo a tono, essendo lei incapace di dare risposte concrete, fa un post contro di noi o contro di me che non hanno nulla a che fare con le mie accuse nei suoi riguardi. L’ultimo post da lei fatto contro pastorizia, in cui ha di nuovo caricato il video che ho citato prima, è uscito subito dopo un video da me fatto in cui spiegavo le motivazioni per cui questa sua crociata non abbia alcun senso, soprattutto perché fatta da una persona come lei, che anni fa mise in rete il video porno amatoriale di Belen Rodriguez contro il consenso della diretta interessata, al solo scopo di far crescere il suo blog.

  1. Ho letto che hai dichiarato: «Peccato che lei per combattere il bullismo usa il bullismo. Mi piace ricordare come quando, l’anno scorso, nel suo tentativo maldestro di prendersela con me, scrisse sul suo profilo seguito da più di un milione di utenti, il luogo in cui secondo lei io lavoravo, cercando di compromettere la mia posizione lavorativa. La cosa buffa di tutta la vicenda è che, essendo lei una giornalista molto competente, ha trovato un posto di lavoro sbagliato, in cui non ho mai lavorato, facendo cattiva pubblicità ad un’azienda senza motivo. Non è forse questo bullismo?»[1]. Mi hai fatto pensare, qui, a una puntata di Black Mirror, esattamente all’episodio sei della terza stagione, Hated in the nation, dove gli hater, grazie a un’applicazione e a uno sciame di api bioniche, uccidono il destinatario dei loro attacchi social. Quale la deriva, nella realtà di un atteggiamento del genere?

Questo atteggiamento è estremamente dannoso e problematico in quanto si spinge l’utente a farsi giustizia da solo o a permettere che singoli individui o gruppi di individui senza la minima competenza si sostituiscano alle autorità rischiando di fare solo danni. Tutto questo lede alle fondamenta la democrazia che è alla base della nostra società, in cui si assume che ogni cittadino accusato di qualcosa debba essere sottoposto a regolare processo di fronte a una legge che (sulla carta) dovrebbe essere uguale per tutti, e non gettato in pasto a una folla di trogloditi inferociti guidati da un capo altrettanto troglodita. Le conseguenze possono essere le più disparate, dagli insulti alle minacce di morte sui social network da parte di sconosciuti, dalla perdita del posto di lavoro, dalle minacce verbali dirette o alle percosse fisiche. Per fortuna attualmente nessuno è mai venuto fisicamente a cercarmi, e dell’opinione di una massa di sconosciuti non m’importa nulla: sono sempre stato dell’idea che l’opinione altrui ha importanza solo quando sei tu a dargliela, e immaginati quanto possa fregarmene dell’opinione che può avere di me la persona sottosviluppata mentalmente che segue il profilo di Selvaggia Lucarelli. Attualmente le persone che per me contano davvero e che mi conoscono (amici, parenti, datore di lavoro e i miei stessi followers) non hanno cambiato in alcun modo opinione su di me, e questo per me è realmente importante. Su tutto il resto, invece, mi ci faccio una bella sega e ci sborro sopra.

Un saluto.

 


[1] http://www.mangiatoridicervello.com/2018/04/26/mike-the-meme-una-chiacchierata-su-liberta-idiozia-e-censura-ai-tempi-dei-social/

Giuseppe Nibali Guzzetta

Giuseppe Nibali Guzzetta è nato a Catania nel 1991. È laureato in Lettere Moderne e in Italianistica presso l’Università degli Studi di Bologna dove è membro del Consiglio Direttivo e del Comitato di Direzione del Centro di Poesia Contemporanea dell’Università con cui collabora dal 2010. Giornalista Pubblicista collabora con “La Sicilia”, “Clandestino” e “Argo”. Dal 2017 è direttore editoriale della rivista online Midnight Magazine. Ha pubblicato i libri di poesia: Come dio su tre croci (Edizioni AE, 2013), Premio Serrapetrona – le stanze del tempo”, Menzione d’onore “InediTO – Premio colline di Torino”, Premio Elena Violani Landi Opera Prima; e La voce di Cassandra – Studi sul corpo di una vergine. Sue poesie appaiono in diverse antologie poetiche e blog. Insegna italiano, storia e filosofia in un Liceo di Milano.

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