L’importanza di chiamarsi Emma

La scrittrice Emanuela Ersilia Abbadessa firmerà la nuova rubrica di Midnight Magazine

Il nostro direttore Giuseppe Nibali incontra la scrittrice Emanuela Ersilia Abbadessa, con cui abbiamo già collaborato con successo all’interno della rubrica di Feltrinelli Savona dedicata alle nuove scritture, per parlare con lei della sua nuova rubrica sul nostro giornale. Emanuela ci parlerà di letteratura al femminile.

Ho sentito Emanuela mentre era nel gorgo della scrittura e del lavoro. Ho chiamato, da bravo siciliano, nel momento sbagliato. Ti disturbo? le ho chiesto – No, stavo lavorando – ha risposto. È iniziata così, mentre io ero in Sicilia e lei, siciliana come me, era a Savona. Maria Antonietta stessa – mi ha detto mentre eravamo impegnati a divagare – scrisse di suo pugno un librino di letteratura erotica – e continua – molta gente sa poco o nulla del valore politico della letteratura erotica.

È stato subito amore. Abbiamo parlato ancora un po’ della stampa di contrabbando. Io le ho ricordato del caso editoriale di Porci con le Ali, la fotografia cafona e caricaturale di una generazione. Io lo vidi – mi dice – perché lo leggeva mia cugina. Da lì sono passato a raccontarle dove mio padre nascondeva le poesie erotiche di Micio Tempio. Poi le divagazioni sono finite.

Emanuela Ersilia Abbadessa non ha bisogno di presentazioni. È scrittrice di terra e di fuoco, il suo romanzo d’esordio, Capo Scirocco (Rizzoli, 2013) ha vinto il Premio Rapallo-Carige 2013 per la Donna Scrittrice, il Premio Letterario Internazionale Isola d’Elba R. Brignetti ed è stato finalista ai premi Alassio Centolibri e Città di Rieti. Con Rizzoli ha pubblicato, nel 2016, il secondo romanzo, intitolato Fiammetta, e collabora stabilmente con il quotidiano La Repubblica.

Emanuela, perché hai deciso di intitolare questa tua rubrica L’importanza di chiamarsi Emma?

Caro Giuseppe, ho chiamato così questa rubrica per riprendere le due Emma più famose del mondo della letteratura, la Emma Bovary di Gustave Flaubert, naturalmente, e anche la Emma protagonista dell’omonimo romanzo di Jane Austen. Ho sentito il bisogno di titolare in questo modo la mia rubrica perché secondo me si sente l’esigenza, oggi, di fare il punto sul perché se una donna scrive un romanzo che parla, tra le altre cose, anche d’amore ha scritto solo un romanzo d’amore mentre se lo scrive un uomo ha fatto un grande romanzo. Questo è secondo me il luogo in cui – in modo maggiore – avviene la discriminazione tra uomo e donna.

Di cosa parliamo quando parliamo di letteratura romanzesca oggi? Mi spiego meglio: quali autrici e che tipo di scrittura desta la tua attenzione? Quali sono i rischi e quali le cadute dell’editoria?

Il problema della scrittura oggi è un problema di omologazione. Non si pensa di poter dare al lettore qualcosa che il lettore non si aspetta. Il punto è semplice: gli editori non vogliono rischiare. Gli scrittori, dal canto loro, vorrebbero rischiare ma non trovano editori pronti a condividere questo rischio. Il problema non sono i gusti, il problema è rappresentato dalla percezione che gli editori hanno dei gusti del pubblico. Quindi è perfettamente naturale che il legame con il genere, ma soprattutto la linea che un autore deve avere, rimanga sempre uguale a se stessa. Se l’autore prova a misurarsi con qualcosa di diverso, l’editore inizia subito a dirgli che in questo modo può spaventare il suo pubblico, può rischiare addirittura di perderlo. Come se il pubblico fosse formato da cretini. Questo potrebbe essere un esempio: cosa succederebbe se Giancarlo De Cataldo decidesse di scrivere un romanzo d’amore o un romanzo storico? Se uscisse fuori dai soliti temi? Lo stesso discorso, naturalmente, si potrebbe fare anche per Saviano. Scriverà per sempre Paranze dei bambini? È possibile che un giorno cambi idea che gli venga in mente di fare qualcosa di diverso.

Descrivi un’editoria appiattita su un modello negativo. Esistono, per te, esempi virtuosi?

Tutta l’editoria non generalista.

Tutta l’editoria non generalista, assolutamente. I gruppi piccoli. Ecco, tutti questi provano a fare un lavoro del genere. Io credo che un editore come Sellerio sia molto coerente con se stesso. Adelphi, naturalmente. Poi va evidenziato il lavoro di una delle personalità più interessanti dell’editoria italiana, che in questo caso è una persona e non un editore, cioè Elisabetta Sgarbi. Trovo che il suo lavoro sia stato molto importante sia con Bompiani sia, adesso, con La nave di Teseo. Un altro ottimo editore credo sia Astoria soprattutto perché si è occupato in questi anni di tutta quella letteratura che si potrebbe definire femminile ma non “al femminile”. Ha pubblicato per esempio Voliera estiva di Margaret Drabble, libro bellissimo che altrimenti sarebbe rimasto nel dimenticatoio. Anche Marcos y Marcos è un ottimo editore, un editore coerente.

Poi è ovvio che tutti quelli che fanno letteratura di genere hanno una linea precisa. Io almeno sono di questo avviso. Alcuni editori, penso a quelli specializzati nei rosa o nei gialli, fanno il loro lavoro in modo coerente (di coerenza stiamo parlando, né del prodotto letterario né di quello di consumo). Questo l’editore generalista non può farlo, pubblica quindi il personaggio televisivo o sportivo perché così poi può pubblicare lo scrittore vero, la penna di prima grandezza.

Guttuso diceva che un artista parla solo di ciò che sa, di quello che conosce, di qualcosa con cui ha avuto una comunione profonda da sempre. Partendo da questo presupposto: che rapporto hai tu con la tua terra, con la Sicilia?

Io scrivo e parlo della Sicilia perché credo di conoscere la Sicilia. Credo di conoscerla discretamente bene. È la terra nella quale sono nata, è la terra che ho amato, che ho lasciato. Mi permetto di scriverne anche perché sono ormai lontana. È quello che diceva Pirandello: la Terra vista da lontano è bella perché da lontano non si vedono gli uomini. Poi la Sicilia è commercialmente un posto meraviglioso.  Ci si può sbizzarrire perché in Sicilia tutto può accadere. Lo diceva Ottavio Cappellani in un’intervista che mi ha rilasciato tempo fa dicendomi che noi scrittori siciliani dobbiamo sempre tenerci sottotono perché la gente altrimenti inizia a dire che non è possibile, che non è verosimile, no. Ci dobbiamo tenere sempre un po’ al di sotto di quello che la Sicilia è veramente. La realtà siciliana è più tremenda. Quando noi descriviamo dei personaggi sembrano irreali e inventati. Invece no, sono modificati, sono abbassati di uno o due toni. Sono moderati dall’attività dello scrittore.

La tua rubrica parla di donne, di letteratura femminile, quello che ti chiedo è quale posto esiste, oggi per la letteratura di quelli che, una volta, venivano detti gli “ultimi”, parlo di immigrati, omosessuali.

Parlerò per metafore: sai quando le femministe dicono che la piena parità dei diritti ci sarà solo quando i posti di potere occupato dagli uomini saranno occupati anche dalle donne? Io sostengo che la vera conquista non sarà un posto di potere occupato da una donna brava e competente ma da un’oca. Questa è la conquista. Adesso invece noi dobbiamo dimostrare, per arrivare a ricoprire un posto importante, di essere più intelligenti degli uomini. Perché? Ci sono un sacco di amministratori delegati maschi che sono delle teste di cazzo. Noi avremo la parità quando una testa di cazzo femmina dirigerà le ferrovie dello stato.

Posso fare anche un altro esempio che non riguarda il femminismo: la diversità (qualunque diversità) in letteratura conquisterà la parità con il resto degli scrittori solo quando potrà scrivere qualsiasi tipo di storia. La ragazza dell’est venduta come schiava sessuale che racconta la sua storia non si è affrancata da quella storia, non ha conquistato nulla nella nostra società perché è una scrittrice che ha raccontato soltanto ciò che le appartiene già, non viene considerata una scrittrice ma viene considerata solo una voce diretta di quell’esperienza, una testimone. L’omosessuale che scrive libri solo sull’omosessualità non fa crescere la percezione dell’uguaglianza. Bisogna considerare il romanzo sulla base del suo valore intrinseco, non sulla base della vicenda biografica dell’autore.

 

Giuseppe Nibali

Giuseppe Nibali è nato a Catania nel 1991. È laureato in Lettere Moderne.

Giuseppe Nibali è nato a Catania nel 1991. È laureato in Lettere Moderne e in Italianistica presso l’Università degli Studi di Bologna dove è membro del Consiglio Direttivo e del Comitato di Direzione del Centro di Poesia Contemporanea dell’Università con cui collabora dal 2010.
Giornalista Pubblicista collabora con “La Sicilia”, “Clandestino” e “Argo”. Dal 2017 è direttore editoriale della rivista online Midnight Magazine.
Ha pubblicato i libri di poesia: Come dio su tre croci (Edizioni AE, 2013), Premio Serrapetrona – le stanze del tempo”, Menzione d’onore “InediTO – Premio colline di Torino”, Premio Elena Violani Landi Opera Prima; e La voce di Cassandra – Studi sul corpo di una vergine.
Sue poesie appaiono in diverse antologie poetiche e blog. Insegna italiano, storia e filosofia in un Liceo di Milano.

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