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L'arte contemporanea non ci odia.

Visitare una mostra d’arte contemporanea può rivelarsi un’esperienza frustrante, posso capirlo, soprattutto se affrontata nel modo sbagliato. Può accadere che la si proponga agli amici come un’esperienza mistica, senza sapere bene a cosa si va incontro: con lo spirito avventuriero di chi cerca diversivi per il pomeriggio. Oppure, presi da una incontenibile smania di ottimismo, la si immagina come quel genere di attività capaci di acuire in una volta sola la propria intelligenza e sensibilità. No, approccio sbagliato.
Per non uscirne spaesati più di quando si è entrati, bisogna essere preparati. L’arte può trasformarti in una persona migliore. Devi soltanto renderlo possibile, vediamo come.

 

#1 Basta che funzioni.
I greci cercavano la bellezza nella purezza del marmo, i romantici inseguivano lo struggimento fino alla catarsi, i francesi scoprirono le gioie del pret-a-porter (i colori in tubetto) e fu subito Impressionismo. Ciascuna epoca ha i suoi mezzi d’espressione privilegiati; noi ne abbiamo a iosa. Tanti da essere arrivati all’incomunicabilità più abietta; è per questo che il canale comunicativo più efficace non ha niente a che fare con i byte o la velocità di connessione: è la provocazione. Può offendere, ripugnare, sconvolgere o emozionare: è l’arte contemporanea, baby. Produrre anche solo un effetto collaterale fra gli infiniti possibili può bastare. Per dirla con parole semplici; comunque vada, sarà un successo. Capire questo assunto permetterà di affrontare la vita più sereni, una volta fuori dal museo. L’indifferenza non è il risultato cui miriamo. Se invece preso dalla stizza ti accanirai sul ticket d’ingresso con rabbia, è già un risultato. Ma si può fare di meglio.

Foto di Burt Glinn, dipinto di Ad Reinhardt. MOMA

#2 Non si vede niente.
Non fare la figura dell’umarel davanti al cantiere dei lavori in corso, non c’è nessuna pennellata da apprezzare. Più ti avvicinerai all’opera nel disperato tentativo di capirla, più ne sfuggerà il senso. Piuttosto cerca la didascalia: nel titolo può racchiudersi tutto il senso di un opera. I nomi delle cose sono importanti; le definiscono. Nell’arte concettuale è il pensiero quello che conta. Come si dice per certi regali, e l’espressione che fai quando li scarti è la stessa che tenti di dissimulare davanti ad un Fontana.

Sono soltanto un'idea

#3 Potere alla decontestualizzazione.
Cugina della provocazione, madre di tutta l’arte contemporanea dal primo readymade sino ad oggi. Quando proprio credi di non riuscire a capire come sia finito un ferro da stiro sotto una teca antiproiettile, quando un’assistente di sala ti pietrifica mentre volgarizzi un’opera tentando di sedertici sopra (eppure sembrava a tutti gli effetti una sedia), prova a riflettere sulla funzione di quell’oggetto nella vita reale e perché a te paia insolito dentro le sale bianche di un museo. Va oltre quello che rappresenta, non inarcare le sopracciglia con fare perplesso. E’ un esercizio di apertura mentale da non sottovalutare.Green Yoga Joes

 

#4 Prenditi tutto il tempo.
Lasciati convincere, dimostrati curioso, critico, oppure non prendere niente sul serio. Rifletti, emozionati, poniti domande semplici, oppure complesse, divertiti, inquietati, indignati. Ma non essere impermeabile, né frettoloso.

L’ultimo consiglio è il più banale, mi rendo conto; ma è anche il più sensato, credimi.

#5 Non fermarti a quello che vedi, vai fino in fondo
Visitare una mostra d’arte contemporanea non accrescerà la tua cultura, il grosso del lavoro dovrai farlo tu. Non è necessariamente colpa dell’artista se non capisci un tubo di Anish Kapoor; vedi, non sei ad una retrospettiva sul romanticismo tedesco. Avere consapevolezza di quello che vedrai ti aiuterà a non sospettare che il sistema dell’arte trami contro di te, per rovinarti un pomeriggio facendoti sentire un insensibile sprovveduto.
Quale che sia il modo, l’arte ha un fine nobile: indurci a riflettere a partire da punti di vista e prospettive che non sono le nostre; sulle prime lo straniamento è naturale, ma necessario. Come l’arte. Sì, anche quella contemporanea.

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