Lady Gaga

Il diciannove di agosto di dieci anni fa, tre giorni dopo il cinquantesimo compleanno della diva del pop per antonomasia, ossia Madonna, una ragazza americana di origini anche italiane, cresciuta nell’Upper West Side di Manhattan, non senza qualche difficoltà, da cui ha saputo riemergere ogni volta più forte di prima, facendo tesoro del proprio bagaglio di dolore condividendolo, costruendo una solida rete di empatia e trasferendone l’emozione nella sua arte, spesso connotata da messaggi che inneggiano all’autodeterminazione (è una nota attivista per i diritti civili), debutta con un album d’esordio che Rolling Stone ha inserito, con pieno merito, nel novero dei 100 Best Debut Albums Ever. Il titolo è The Fame, i due singoli che ne promuovono il lancio sono Just Dance e soprattutto la fortunatissima Poker Face, il cui videoclip supera il mezzo miliardo di visualizzazioni su YouTube: è l’inizio del fenomeno Lady Gaga. E tra discese ardite e risalite, provocazioni clamorose e improvvisi silenzi, alti e bassi, esibizioni che hanno fatto letteralmente la storia, scandali e gossip, successi, premi, invidie e contestazioni, la ragazza di genio e talento, la cantautrice ammirata e amatissima, che si è aggiudicata dodici Guinness dei primati, la polistrumentista dalla formidabile estensione vocale da mezzosoprano, capace di épater les hypocrites et les bourgeois e diventare un’icona di stile celebrata persino con otto statue di cera di Madame Tussauds sparse per l’intero globo terracqueo, la vincitrice, tra l’altro, di sei Grammy, tre Brit Award, un Golden Globe, tredici MTV Video Music Awards, dieci MTV Europe Music Awards e due American Music Awards, che ha entusiasmato nella cerimonia degli Oscar – al suo attivo anche una nomination dell’Academy, per la struggente e magnifica Til it happens to you – del 2015, condotta da Neil Patrick Harris, ognuno degli astanti con un medley da The sound of music, ovvero – i titolisti italiani fanno spesso del loro peggio… – Tutti insieme appassionatamente, dedicato a Julie Andrews (nota e riuscitissima anche la sua cover di New York, New York per il centenario della nascita di Frank Sinatra), ha costruito con impegno, costanza e tenacia il monumento del suo trionfo. Bad romance è stato appena eletto videoclip più bello del ventunesimo secolo, di cui ormai è già passato quasi un quinto, ha duettato con Michael Bolton, Beyoncé, Christina Aguilera, Tony Bennett e tanti altri, Born this way chiude, e non si sarebbe potuto scegliere di meglio, in coppia, per giunta, con la celeberrima citazione di George Eliot (It’s never too late to be what you might have been, ossia Non è mai troppo tardi per essere ciò che avresti potuto essere), l’ultima puntata di sempre del miglior family drama – insidiato ora da This is us… – degli ultimi lustri, cioè Brothers & sisters, è imitata e idolatrata e questo 2018 potrebbe essere davvero per lei, che ha scelto il suo pseudonimo a partire da una mitica hit nientedimeno che dei Queen, ammesso e non concesso che ne abbia bisogno, l’anno della consacrazione: la settantacinquesima edizione della mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia presenterà infatti fuori concorso e in anteprima planetaria una delle pellicole in assoluto più attese della stagione, il nuovo rifacimento di un’opera il cui titolo è ormai da decenni una frase formulare (e per i suoi live spettacolari si parla già di statuetta…). Era il 1937 quando William Augustus Wellman scrisse e diresse, prendendo spunto da un film di cinque anni prima di George Cukor, che a sua volta ricambierà il favore nel 1954 con una Judy Garland – accompagnata da James Mason – in stato di grazia, la storia drammatica di una ragazza con pochi mezzi e tanto talento e del suo dolente pigmalione, in quel caso rispettivamente Janet Gaynor e Fredric March. Nel 1976 fu poi la volta di Barbra Streisand e Kris Kristofferson, e ora, per l’appunto, di Lady Gaga e Bradley Cooper, che è anche regista. Insomma, a star is born, è nata una stella: ma è già da tanto che splende, e pare non avere alcuna intenzione di smettere. Per fortuna.

Gabriele Ottaviani

Gabriele Ottaviani (Roma, 1985), dottore in Studi italiani e in Letteratura e lingua -- Studi italiani ed europei, dottore di ricerca in Italianistica, autore di Frammenti d'amore (Bibliotheka edizioni) e di Tremila giorni insieme (MUP), con cui ha vinto il Premio Malerba per la miglior sceneggiatura.

Lascia un commento

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this