La verità, vi prego, sull’immigrazione

Dopo mesi e mesi di dibattito dal livello piuttosto basso, con visioni per motivi diversi parziali e/o esecrabili, un pacato invito al realismo

Riguardo all’immigrazione, tra le poche personalità che si sono contraddistinte per equilibrio e profondità spicca Papa Francesco, anche se va considerato che nel complesso si tratta di dichiarazioni da tarare.[1] Che ha detto Bergoglio? Ha detto: «non basta soltanto aprire il cuore, chi governa deve gestire questo problema con la verità del governante che è la prudenza. Che significa domandarsi, primo: quanti posti ho? Secondo, occorre ricordare che non bisogna solo riceverli [i migranti] ma anche integrarli». Nella stessa occasione ha rimarcato che «su chi fugge dalla fame occorre che facciamo investimenti. Mentre spesso ogni volta che i Paesi sviluppati vanno in Africa è per sfruttare. Dobbiamo capovolgere e dire: l’Africa è amica e va aiutata a crescere».[2]

A gennaio di questo nuovo anno il Papa si è soffermato sulle paure di chi accoglie e di chi arriva, paure che «sono legittime, fondate su dubbi pienamente comprensibili da un punto di vista umano. Avere dubbi e timori non è un peccato – ha detto. Il peccato è lasciare che queste paure determinino le nostre risposte, condizionino le nostre scelte, compromettano il rispetto e la generosità, alimentino l’odio e il rifiuto».[3] Queste parole di Francesco inquadrano gli aspetti cruciali del fenomeno in atto: la solidarietà, i numeri, l’integrazione, il destino dell’Africa, le paure.

Mentre si fa un gran vociare – pro e contro, s’intende – sull’accoglienza, non sembra che si presti abbastanza attenzione all’integrazione, che è, probabilmente, la madre di tutte le questioni quando si parla di migranti. Potremmo chiederci, con il filosofo britannico di origine indiana Kenan Malik, se il modello attuale funzioni, se certo multiculturalismo, ad esempio, non porti in realtà alla ghettizzazione delle minoranze. Un tema – non lo si nega – complesso e scivoloso, su cui però la politica e l’opinione pubblica dovrebbero riflettere criticamente e laicamente.[4]

In una bella analisi che consiglio di leggere integralmente, il blogger Alessandro Visalli ha scritto che il problema dell’immigrazione «non si può risolvere né alzando muri armati mentre si continua a sovvenzionare la nostra agricoltura e si impedisce alla parte del mondo, che di questo vive, di proteggere la sua (come più volte lo stesso Stiglitz ha denunciato), oppure mentre gli si impedisce di proteggere la propria industria di trasformazione e li si inonda di prodotti industriali a basso prezzo, spesso prodotti con coloro che gli vengono rubati, una persona alla volta, e trasformati in manodopera semischiavizzata […]. Oppure mentre si pagano fazioni ed eserciti per continuare a fare l’antico lavoro di garantirsi le materie prime. Ma non si può risolvere neppure aggiungendo al torto sanguinante di sfruttare il mondo, quello di lasciare alle persone sole ed inermi la libertà di venire a fare i servi da noi. Ovvero aggiungendo allo sfruttamento a casa loro lo sfruttamento a casa nostra»[5].

Guardandola poi dal punto di vista della geopolitica e della politica estera, l’immigrazione di massa può diventare un’arma di ricatto. Lo ha dimostrato Kelly Greenhill – studiosa formatasi al MIT, docente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Tufts University (Massachusetts) e ricercatrice ad Harvard – con il suo Weapons of mass migration (2010)[6].

Lo studio, partendo dal 1951 – anno della Convenzione delle Nazioni Unite sullo status dei rifugiati – e arrivando fino al 2006, documenta 56 casi in cui uno stato “attacca” un altro (talvolta un’unione di stati, come l’UE). Greenhill dimostra come l’immigrazione di massa quale strumento di coercizione risulti molto efficace, funzionando nel 73% dei casi analizzati. L’obiettivo è solitamente quello di ricevere aiuti economici o militari dallo stato o dall’unione di stati minacciata.

Per fare degli esempi: dall’Albania negli anni ‘90 raggiunsero le coste italiane decine di migliaia di persone e Roma per arrestare l’esodo mandò a Tirana aiuti alimentari e soprattutto economici; la Libia di Gheddafi, tra agosto e settembre 2006, chiese all’UE 10 miliardi di euro all’anno per fermare il flusso migratorio verso l’Italia e quindi l’Europa (alla fine col dittatore si giunse ad un compromesso). In un articolo del 2016[7] Greenhill ci ha aggiornati sull’attuale European migration crisis e sul ruolo della Turchia di Erdogan, ruolo simile a quello della Libia di Gheddafi. Infine, venendo a tempi più recenti, nell’agosto 2017 il generale libico Haftar ha chiesto 20 miliardi di dollari all’UE per fermare i flussi.[8]

Diamo ora la parola ad uno degli economisti più famosi al mondo, Ha-Joon Chang. Nel suo bestseller 23 cose che non ti hanno mai detto sul capitalismo egli scrive che «nei Paesi ricchi i salari sono determinati più dai controlli sull’immigrazione che da qualsiasi altro criterio»[9] e che «i Paesi hanno il diritto di decidere quanti immigrati accettare e in quali settori del mercato del lavoro. […] Un afflusso d’immigrati troppo rapido non solo porterebbe a un improvviso aumento della concorrenza per i posti di lavoro, ma metterebbe sotto pressione anche le infrastrutture fisiche e sociali, come il mercato immobiliare e il sistema sanitario, e creerebbe tensioni con la popolazione locale»[10].

Come ha ricordato Fulvio Scaglione su Linkiesta, «la prima cosa da fare è abolire la legge Bossi-Fini e ripristinare vie legali di immigrazione nel nostro Paese. Dopo di che, per quanto sembri brutto a dirsi, occorre esercitare un serio controllo sugli accessi illegali. Meglio (per loro e per noi) dieci migranti bene inseriti che cento a mendicare per strada»[11]. Completa il quadro Massimo Livi Bacci, importante demografo italiano, che ha scritto su Limes che l’immigrazione compensa in parte lo squilibrio dovuto al calo drastico delle nascite (da affrontare con politiche di sostegno a coppie, famiglie e procreazione, nonché incentivando l’occupazione femminile)[12].

 


[1] All’interno della Chiesa cattolica le posizioni sono meno allineate di quanto possa sembrare. Anni fa Benedetto XVI parlò di “diritto a non emigrare” (http://www.lastampa.it/2012/10/29/vaticaninsider/ita/vaticano/benedetto-xvi-anche-non-emigrare-un-diritto-umano-jQ1QzEE4nL6wpEmpglXLOJ/pagina.html) e un vescovo africano nel 2015 rivolgendosi ai giovani del continente nero lanciò un appello affinché essi restassero e contribuissero al futuro dei loro Paesi (http://it.radiovaticana.va/news/2015/08/25/appello_vescovo_ai_giovani_africani_restate_per_costruire/1167265).

[2] http://www.repubblica.it/vaticano/2017/09/11/news/papa_francesco-175192898/amp/.

[3] http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/papa-francesco-paura-accogliere-migranti-legittima-ma-non-condizioni-scelte-30125f04-e747-42ca-9184-7aede84babb3.html.

[4] http://temi.repubblica.it/micromega-online/il-fallimento-del-multiculturalismo/. Ne riparleremo in un’altra occasione.

[5] https://tempofertile.blogspot.it/2017/08/scrivendo-margine-dellimmigrazione.html?m=1. In un altro post Visalli ha confutato Tito Boeri, presidente dell’INPS: https://tempofertile.blogspot.it/2017/07/tito-boeri-e-limmigrazione-lassenza-di.html?m=1. Cfr. anche Germano Dottori di Limes: https://www.ilfoglio.it/esteri/2016/08/13/news/limmigrazione-non-ci-salvera-102715/.

[6] K. M. Greenhill, Armi di migrazione di massa. Deportazione, coercizione e politica estera, trad. it., Gorizia, LEG, 2017.

[7] http://as.tufts.edu/…/news…/2016mayEuropeanMigrantCrisis.pdf.

[8] http://tg.la7.it/esteri/haftar-chiede-20-miliardi-allue-per-fermare-i-flussi-di-migranti-12-08-2017-118851.

[9] Ha-Joon Chang, 23 cose che non ti hanno mai detto sul capitalismo, trad. it., Milano, Il Saggiatore, 2012, p. 21. (Cfr. Jens Weidmann, presidente della Bundesbank: http://www.askanews.it/economia-estera/2018/01/18/germania-weidmann-salari-deboli-in-parte-dovuti-a-immigrati-ue-pn_20180118_00056/).

[10] Ivi, pp. 40-41. (Cfr. Georges Marchais, segretario del Partito Comunista Francese, in un discorso del 1980: http://blog.ilgiornale.it/catto/2017/03/25/il-comunista-georges-marchais-contro-limmigrazionismo/).

[11] http://www.linkiesta.it/it/article/2018/03/03/tutto-quello-che-non-si-e-detto-sulla-politica-estera-e-che-sara-un-pr/37304/.

[12] M. Livi Bacci, La demografia prima di tutto, in “A chi serve l’Italia”, Limes, 4, 2017, p. 47.

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