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La Sapienza dello Storytelling – intervistiamo Branding Love

Quattro ragazzi, coinquilini e tutti studenti di economia alla Sapienza di Roma, si ritrovano a dover gestire una campagna Marketing per rinnovare il brand dell’Università.

Questa è la storyline, semplice ma efficace, di una breve Web-sticom realizzata da un team di 30 persone in collaborazione con l’Università chiamata Branding Love.

Non giovani inesperti, ma ragazzi con una visione ben chiara dell’obiettivo e con esperienze di recitazione, regia e produzione professionali.

Abbiamo chiacchierato insieme a 4 di loro: Nicholas Fiorentino, sceneggiatore e produttore della serie, Alessandro Marzullo, showrunner, sceneggiatore e regista, Matteo Montaperto, che interpreta il ruolo di Chimbo e Maristella Burchietti, che interpreta il ruolo di Cuoricino.

Anzitutto grazie di essere qui con noi e benvenuti su Midnight.

Qual è la storia di questo progetto?

[Nicholas] Nel lontano giugno 2016, l’Università aveva lanciato una sorta di concorso per un motivo molto importante: rinnovare e rinvigorire l’immagine dell’Ateneo comunicando in modo più efficace e sfruttando i canali più importanti a disposizione. Abbiamo proposto quindi Branding Love come progetto, una webserie trasmessa in diretta sui social. Dopo il processo di approvazione, abbiamo iniziato a girarla fino più o meno ad Aprile/Maggio del 2017 e da quel momento ci siamo dedicati alla campagna marketing, sulla quale abbiamo puntato moltissimo.

Direi che è riuscita molto bene, avendo avuto una diffusione così ampia. Quale idea c’è dietro, come volevate diffondere il vostro progetto?

Anzitutto bisogna dire che La Sapienza non ha finanziato il progetto, non avevamo il tempo per poter richiedere fondi e non sapevamo se li avremmo avuti. Per questo abbiamo deciso di dedicarci a quello che si chiama “Storytelling espanso”, e cioè creare dei profili dei personaggi che potessero interagire con gli utenti commentando in diretta durante la trasmissione dell’episodio. Abbiamo cercato quindi di delineare il più possibile i profili dei personaggi, come effettivamente è avvenuto, portando la storia al di fuori della storia stessa.

È una tecnica innovativa, sperimentata in diverse occasioni sopratutto ad Hollywood ma non ancora diffusa qui in Italia.

Secondo la campagna Marketing – curata interamente dalla media agency Stroke Business Booster – i personaggi hanno quindi girato un video dove si raccontavano, prima dell’uscita della serie, e per diffonderli meglio sono stati condivisi dalla pagina ufficiale dell’Università.

Questo ci ha aiutati a diffondere di molto il video ma ha anche avuto dei risvolti inaspettati: molti rispondevano con “ma perché la Sapienza spende i soldi così”, “Ci sono problemi più importanti” ed altri che addirittura confondevano il personaggio con una persona realmente esistente. La maggior parte degli attacchi, comunque andavano direttamente all’istituzione pubblica e non so dire se l’Italia abbia un problema con le istituzioni, ma sicuramente l’obiettivo di svecchiare l’Università è un lavoro molto più grande di quello che ci si possa immaginare.

Sicuramente. Abbiamo visto come, ad esempio, il video del personaggio Cuoricino, sia stato un po’ “preso di mira”, proprio perché condiviso dalla Sapienza e perché non compreso. Vi aspettavate questo risvolto?

[Maristella] Anzitutto io non sono molto social: ho fatto questo video che poi è stato pubblicato dalla pagina ufficiale e condiviso da quella dell’Università La Sapienza. Passa qualche ora, mi chiama Alessandro e mi chiede “Come stai?”. Non mi ero resa conto di quello che era nato dal video. Mi aspettavo una diffusione perché tutti noi credevamo fortemente nel progetto, però non un’attenzione così elevata sul mio personaggio. Devo dire che la cosa la trovo divertente: nonostante le critiche, l’espansione dello storytelling ha fatto in modo che molte persone si rivolgessero (e si rivolgano tuttora) a Cuoricino come una persona vera e propria e questo lusinga in qualche modo la mia recitazione. Mi è capitato anche qualche giorno fa di trovarmi in un contesto lavorativo e sentirmi chiedere “ma tu sei Cuoricino”?

[Alessandro]: ci aspettavamo sì, uno sviluppo ma non potevamo immaginare la reale portata che ha avuto. Sarebbe davvero agghiacciante se La Sapienza condividesse un video così di una ragazza reale, ma è facilmente individuabile che sia collegato alla serie [c’è scritto in modo ben visibile sul video, ndr]. È curioso che anche molti studenti stessi dell’università non se ne siano accorti.

Saranno rimasti incantati dagli occhioni blu? [ridiamo]

[Alessandro]: quello che abbiamo potuto riscontrare è che quello che più suscita le reazioni delle persone sono gli accostamenti tra oggetti positivi e negativi. Cuoricino, che è un personaggio negativo anche nella serie, accostata a “50 Sfumature di Grigio”, inteso come letteratura negativa, suscita negatività nei commenti perché perpetua uno stereotipo femminile sbagliato.

E Chimbo? A te, Matteo, ti hanno fermato per strada per chiederti se fossi il ragazzo ideale?

Sono molto diverso fuori dal personaggio: anzitutto ho la barba. Chimbo però è il personaggio più popolare, forse perché un po’ schivo o “serio” ma sicuramente è tra i più riusciti e questo mi rende molto felice.

Quali sono le conclusioni che traete da questa esperienza? Come ha cambiato il modo in cui vedete l’Università o il mondo universitario dopo Branding Love?

[Nicholas]: anzitutto un’esperienza negativa: è difficile dare una buona impressione di quello che si fa all’interno dell’Università. Si è esposti facilmente a invidie e attacchi non collegati al lavoro, ma spesso comunque molto aspri. Dall’altra parte la critica arriva sul prodotto in sé perché si ritiene che un’Università come la Sapienza possa creare un prodotto come una sitcom. Fare cultura è difficile perché c’è sempre chi dice che bisogna fare una cultura più elevata,più di qualità.

Anche molti docenti muovono questo genere di critiche, ma fa parte del gioco. Questo ci ha aiutato a raggiungere più audience, più diffusione.

Questo è il marketing virale, tra un risultato di critiche ed apprezzamenti molto ampio si trova il proprio pubblico.

Branding Love ci ha aiutato a crescere, abbiamo fondato Flickmates Studio, una società di produzione che lavora anche su molti altri progetti con altre case di produzione. Per molti di noi, che siamo studenti di Arti e Scienze dello Spettacolo è una parte importante del nostro sviluppo professionale, mettendo in pratica quello che abbiamo imparato nel nostro corso di studio.

Michele Laurelli

Nato nel 1991 ad Albenga (SV), mi definisco curioso, ambizioso, creativo e passionale. Appassionato di comunicazione. Perfezionista ed ossessionato dal controllo. Incorreggibilmente romatico. Instancabile viaggiatore.

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