La post-verità rende post-liberi

Perché assumersi la briga? C’è davvero bisogno di un altro organo d’informazione, dell’ennesimo sito, blog, angolo della rete che entri a far parte di questo delirio oracolare di assunti e dichiarazioni?

Alessandro Mantovani, nel suo primo editoriale su Midnight, si poneva questa domanda. E lo capisco, perché è stata anche la mia.

Il 2016 è stato caratterizzato dalla nostra presa di coscienza di un problema su tutti: la post-verità.

“Il medium è il messaggio”, esprimeva Mc Luhan ne “Gli strumenti del comunicare(Il Saggiatore, Milano) già nel 1967 e cinquant’anni dopo è più che realtà, è realtà aumentata. Qualsiasi fatto, numero è impregnato del medium che lo trasmette. Le verità nude e crude non esistono più o per lo meno non sono più interessanti.

In questo momento siamo costretti a vederne le conseguenze di ogni tipo: la vera esplosione del pop, il web, la connessione perenne dell’infosfera e dall’altra abbiamo le bufale e ideologie politiche impregnate soltanto di slogan ed emotività (leggasi populismo). L’esperto viene messo al livello dell’opinionista ed abbiamo le scie chimiche, il NWO e -Dio ce ne scampi- gli antivaccinisti.

La risposta a questa domanda è giunta chiara perché è l’intento di Midnight, la realtà, il fatto sono impregnato del sentiero che ci porta ad essi. Questo non significa sminuirli ma saperli raccontare. Prendiamo vita dalla necessità di dare il giusto valore al sapere cercando di essere un faro nel mare burrascoso del web. Ripensiamo la divulgazione e la rendiamo trasparente per gli autori e per i lettori.

Vogliamo potenziare le possibilità di lettura, comprensione ed approfondimento di una realtà che c’è e non è emendabile: anche se possiamo raccontarla in più modi la certezza rimarrà sempre una ed una soltanto.

“Non possiamo più immaginare che l’universo sia ad immagine e somiglianza del nostro cervello e del nostro pensiero” dice Foucault ed il post moderno ha reso molto complessa la lettura e l’interpretazione della realtà ma il concetto della post-verità non va rigettato perché il post-moderno ha ridato centralità al connubio tra il fatto ed il sentiero che ci porta ad esso.

La nostra responsabilità è quella di farci carico di raccontare la verità valorizzandola attraverso quel sentiero che ci porta ad essa perché l’informazione, nell’era della post-verità, deve essere accessibile a tutti e quindi raccontata in modo comprensibile a tutti.

La soluzione, molto lontana dal cancellare le notizie false dal web, sta invece nella necessità in quelli che la verità ce l’hanno, di rivedere il sentiero con cui si arriva a quella verità affinché il più grande numero di persone possa essere coinvolta in una storia diversa, con una narrazione efficace che abbia come obiettivo finale non la falsità, la demagogia ed il populismo ma il fatto, la realtà e -assolutamente- la verità.

Crediamo fortemente nell’atto della divulgazione e cioè quell’atto che porta chi detiene l’informazione a diffondere quelle conoscenze -oltre ogni ragionevole dubbio- al maggior numero di persone possibile.

Modifichiamo il messaggio, il medium, mettiamo in discussione la forma con cui un contenuto viene trasmesso e vogliamo utilizzare un metodo comunicativo diverso da quello che è stato utilizzato in passato.

Coinvolgiamoci in narrazioni che ci facciano accedere alla verità perché se non lo faremo noi, lo farò qualcun altro.

Se continuiamo ad arroccarci su querele, censure e battaglie burocratiche nel frattempo qualcun altro utilizzerà una buona narrazione per raccontare falsità, convincendo la casalinga di Voghera a non vaccinare i propri figli.

E questo, signori miei, è un fatto.

Non descriviamo la post-verità come malvagia: cerchiamo di comprenderla. Utilizziamola.

Raccontiamo.

Michele Laurelli

Nato nel 1991 ad Albenga (SV), mi definisco curioso, ambizioso, creativo e passionale. Appassionato di comunicazione. Perfezionista ed ossessionato dal controllo. Incorreggibilmente romatico. Instancabile viaggiatore.

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