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La Merkel ha una laurea, ma voi preferite ignorare

Due settimane fa ho condotto un esperimento sociale. Ho pubblicato una notizia falsa dal titolo: “Wikileaks rivela: Angela Merkel non ha mai conseguito la laurea” (http://midnightmagazine.org/wikileaks-rivela-angela-merkel-non-ha-mai-conseguito-la-laurea/). Unico particolare: nell’articolo, dopo qualche riga, veniva rivelata la verità: si tratta di una bufala. Lo scopo dell’esperimento era verificare quante persone condividono o commentano notizie senza nemmeno leggerle tutte. Alla fine del pezzo invitavo a diffondere la notizia e commentarla come se fosse vera aggiungendo un codice per poter distinguere coloro i quali hanno letto tutto l’articolo da quelli che invece non l’hanno fatto. Il risultato? Da far venire i brividi.

L’87% delle persone che hanno condiviso l’articolo non lo hanno letto fino in fondo. Solo l’8% dei commenti delle condivisioni contenevano il codice (persone che hanno letto fino in fondo l’articolo), il 72% ne era privo, e la maggioranza di questi commenti era a carattere aggressivo o fortemente polemico nei confronti di Angela Merkel o dell’Europa (articolo non letto o lette solo le prime righe). Non del tutto negativo il dato dell’8% di commenti privi di codice ma dal contenuto che rivela il riconoscimento della bufala (articolo non letto per intero ma capacità di riconoscere una notizia falsa).

Questo “esperimento” può sembrare qualcosa di buffo, a tratti ridicolo, ma va interpretato per quello che è: drammatico. La cosa grave non è non aver letto per intero un articolo. Un articolo noioso non solo si può smettere di leggerlo dopo qualche riga, ma è cosa buona e giusta farlo. Tuttavia un articolo che non si legge per intero non va condiviso. Non va commentato. Potrebbe essere un bufala. Oppure nell’ultima riga potrebbe esserci un inno al razzismo, o alla violenza. Alla fine potrebbe trovarsi una frase che va contro i nostri ideali politici, oppure (come in questo caso) potrebbe essere messo in discussione tutto ciò che è stato scritto nelle prime righe. Non si condivide o non si commenta un articolo senza prima leggerlo tutto. Deve entrarci in testa come il “lavati le mani prima di mangiare” di nostra madre.

Questi dati ci dicono inoltre qualcosa che probabilmente sapevamo già: la gente non è in grado di autotutelarsi dalle bufale. Come possiamo aspettarci che le persone siano in grado di verificare le fonti ed effettuare un “fact checking” su altri siti di informazione quando 8 persone su 10 si fidano della veridicità di una notizia dopo aver letto solo il titolo o le prime tre righe?

Prima di pensare a delle soluzioni sarebbe il caso che tutti insieme ammettessimo l’esistenza del problema.

Qualcuno critica ogni ipotesi di controllo delle bufale su internet come un’azione ipocrita in difesa delle classiche testate politicizzate. Io rigetto con forza questa critica. Innanzitutto perché non esiste più alcun giornale che non abbia la sua controparte online. Questo significa che ogni tipo di controllo anti bufala includerebbe (come è giusto che sia) i giornali classici. In secondo luogo le bufale e gli articoli di parte sono due cose diverse che non vanno in alcun modo accostate. E’ lecito interpretare notizie in chiave politica, o scegliere di analizzare talune notizie anziché altre. Non è lecito invece pubblicare notizie false.

Non vorrei allungare più del dovuto questo articolo che ha solo lo scopo di tirare le somme dell’esperimento. Inoltre ho già superato abbondantemente le prime tre righe, e immagino che solo una piccola minoranza dei lettori sarà arrivata a questo punto. Vorrei chiarire come ll titolo di questo articolo sia solamente una provocazione. Essere ignoranti, infatti, non vuol dire non avere una laurea (come qualcuno ha ricordato per difendere una Merkel dalla finta laurea) ma decidere di ignorare (= non sapere) nonostante si possiedano i mezzi per conoscere.

Vi lascio con alcuni commenti alla Napalm51 dell’articolo:

 

Filippo Birocchi

Filippo Birocchi nasce a Savona nel 1992. Combattuto tra la razionalità e la creatività, comprende che solo nella scienza può esprimere entrambe. Si laurea con il massimo dei voti nel 2014 in Biotecnologie e nel 2016 in Biotecnologie Medico-Farmaceutiche presso l’Università di Genova. Nel capoluogo ligure ha l’opportunità di frequentare l’Istituto di Studi Superiori dell’Università di Genova (ISSUGE), esperienza che lo convince ancor di più ad abbracciare il mondo della ricerca. Aspirante ricercatore in campo biomedico, è da sempre appassionato alla scrittura e alla politica.

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