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La distanza della memoria: Your Name di Makoto Shinkai

Avete mai provato l’esperienza di fare un sogno molto vivido ma di scordarlo subito non appena riaprite gli occhi? La sensazione di malinconia e di aver dimenticato qualcosa di importante vi accompagna per tutto il giorno ma non sapete proprio da dove derivi. Finché all’improvviso ecco che ricordate tutto, il vostro filo dei pensieri conscio si riallaccia a quello inconscio: “Ah ma certo! Io ho fatto un sogno stanotte…”.

Su questa sensazione è basato Your Name, titolo per il mercato internazionale del film d’animazione giapponese Kimi no na wa (lett. Il tuo nome è… Come ti chiami?) di Makoto Shinkai, in corsa per la nomination agli Oscar 2017.

Campione d’incassi in Giappone (in tre giorni guadagna 1,28 miliardi di yen), la pellicola è destinata a diventare il film d’animazione più visto nelle sale nipponiche, e a battere così il record raggiunto da La città incantata (2003) di Myazaki, considerato finora il film con più incassi nella storia cinematografica del Giappone con 289 milioni di dollari raccolti dai botteghini di tutto il mondo.

La storia raccontata in Your Name è quella di due giovani estranei: Mitsuha Miyamizu è una studentessa che vive con la nonna e la sorella minore a Itomori, una piccola cittadina rurale  dove: “Non c’è proprio nulla. I treni arrivano ogni 2 ore. I konbini chiudono alle 21. Nessuna libreria, nessun dentista, nessun lavoro, non puoi sposarti. Poche ore di luce”, e l’unico posto che hanno i giovani per riunirsi, anziché una classica caffetteria è un vecchio distributore automatico di bibite sul ciglio della strada. Taki Tachibana, invece, è uno studente che vive col padre nella modernissima Tokyo, dividendosi fra la scuola e il lavoro part-time come cameriere presso il ristorante italiano Il giardino delle parole (un’autocitazione del regista che nel 2013 gira un mediometraggio dal titolo omonimo).

Mitsuha odia Itomori e le sue tradizioni, le quali in lei sono più presenti che mai dato che la nonna è la sacerdotessa del santuario di famiglia, e trasmette alle nipoti il fardello della tradizione che dovranno portare avanti. Insegna loro rituali antichi, di cui si è persa la memoria d’origine: “Anche se la sua storia è andata perduta, la tradizione deve essere tramandata”, dal rituale del sake da offrire agli dei, all’intrecciamento di fili di tessuto:  “Ascolta la voce del filo. Continuando a intrecciare a quel modo le tue emozioni potrebbero fluire da te al filo. Mille anni di storia di Itomori sono incise in quelle corde intrecciate”.

Una sera, dal promontorio dove si erge il santuario, Mitsuha urla a squarciagola: “Odio questa città! Odio questa vita! Ti prego rendimi un bellissimo ragazzo di Tokyo nella prossima vita!”, una richiesta disperata (da notare come lei vorrebbe cambiare genere in un’altra vita e rinascere maschio, e qui è facile intendere il perché data la condizione della donna in Giappone e negli paesi asiatici) fatta sapendo che non verrà esaudita.

Ma è proprio dalla realizzazione di un sogno impossibile e assurdo che cominciano a cadere una dopo l’altra le tessere del Domino di Your Name. Le vicende si susseguiranno una dietro l’altra, prima confuse, paradossali, comiche, grottesche; ma man mano che le tessere cadono e ci avviciniamo alla fine, il disegno che formano si farà sempre più chiaro se visto dall’alto.

Taki una mattina si sveglia nel corpo di Mitsuha e dall’altra parte, Mitsuha, si sveglia nel corpo di Taki: “Mi sembra di essere imprigionata in un sogno, un sogno sulla vita di qualcun altro”. Dunque, per il suo ultimo film Shinkai sceglie una narrazione non lineare: si comincia in medias res, quando lo scambio di anime (e di vite) è già avvenuto per la prima volta e i protagonisti tornano nei loro corpi senza riuscire ad afferrare pienamente la sensazione di ciò che è avvenuto. Si sentono confusi, sonnambuli, credono di aver sognato ma non ricordano nulla, solo una vaga sensazione di estraneo gli comprime il petto. “Ma non ti ricordi cosa hai fatto ieri? Sembravi proprio un’altra persona, secondo me soffri di amnesia”, dicono preoccupati i loro amici, e sia Taki che Mitsuha non sanno spiegare neanche a loro stessi cosa stia succedendo.

Your Name è una commedia romantica che affronta anche temi importanti e drammatici. Le parti del film hanno un ritmo narrativo che non sarà nuovo agli appassionati di anime (serie tv d’animazione giapponese) del genere slice of life con l’inserimento di un elemento fantastico che dà la svolta alla storia; e le parti del racconto vengono accompagnate e scandite dalle canzoni originali di Yojiro Noda, cantante della band Radwimps.

Your Name è un film sulle distanze, tema già affrontato dal regista giapponese, che anche in altri lavori (come 5 cm per second del 2007)  riflette sulle distanze fra le persone, distanze fisiche (vivere in città diverse) che si attualizzano in una distanza più profonda, ossia, quella della memoria, della dimenticanza. Ma la distanza che percorre fra Taki che Mitsuha è paradossale in quanto a tratti vivono ognuno nel corpo dell’altra senza potersi mai incontrare, si tratta quindi di una distanza vicinissima come quella descritta dai versi di Neruda: “Così vicino che la tua mano sul mio petto è la mia/così vicino che si chiudono i tuoi occhi col sonno mio”.

In Your Name le distanze si articolano su vari livelli: quello spaziale (Itomori-Tokyo), quello temporale e quello del sonno e della veglia. Taki e Mitsuha cercheranno di vincere le distanze e di incontrarsi in quel momento brevissimo del dormiveglia, in cui non si sta più sognando ma non si è neanche completamente svegli. Cercheranno di non lasciarsi spezzare fra le dita il filo fragilissimo della memoria che li unisce, cercheranno di non dimenticare il loro nome: elemento rivelatore, preziosissimo che gli dà piena conoscenza e coscienza l’uno dell’altra, un nome per ricordare tutta una vita e vincere in un solo istante la distanza abissale della memoria.

Classe '88 Sindrome di Peter Pan. Ansiogena e spensierata. Cinema e letteratura. "Non è cane, non è lupo, sa soltanto quello che non è."

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