Knausgård: viaggio in Russia, scrittori a parte

Questo articolo arriva in ritardo e richiede al lettore uno sforzo propositivo, una marcia indietro sulla tabella di marcia. Andrea Pazienza una volta ha scritto che non bisogna mai tornare indietro, neanche per prendere la rincorsa. Parliamo di un reportage apparso su Internazionale, numero 1247, del 16 marzo. Sono sicuro che in qualche modo, senza neanche troppo faticare, una maniera per trovare questo numero si trova, dunque il mio consiglio è quello di non seguire, per una volta, le parole di Pazienza, di tornare indietro di qualche settimana.

Ancora una premessa: dopo Beckett, Karl Ove Knausgård ha avuto in dono, oltre che il talento, la fortuna di avere il volto da scrittore, la faccia da scrittore, l’esatta fisionomia di uno scrittore, come quel giochetto di immaginarsi Dio con la barba bianca perché non si sa come fare altrimenti.

Karl Ove Knausgård –anche qui, in maniera del tutto personale- è tra i migliori scrittori contemporanei in circolazione. L’autore norvegese il 28 febbraio scorso ha pubblicato un suo reportage sul The New York Times Magazine, dal titolo A Literary Road Trip Into The Heart Of Russia. In Italia è stato riportato e tradotto da Internazionale, che gli dedica la copertina: Karl Ove Knausgård, Viaggio in Russia, Alla ricerca delle piccole storie di un paese immenso.

L’unico modo di abitare la Russia, negli anni, è stato quello di leggere Dostoevskij, Gogol, Tolstoj, Lermontov, di leggerne i poeti (anche se il mio professore di letteratura inglese una volta ha detto che ‘per la poesia bisogna rivolgersi ai francesi, per la prosa ai russi e per la vita gli americani’).

Ripropongo la frase precedente riaggiustandone la mira: l’unico modo che ha avuto Knausgård, l’unico mio modo e l’unico modo di tantissime persone di abitare la Russia, negli anni, è stato quello di leggere della Russia nei romanzi. Un immaginario personale filtrato e reso saldo soltanto dalla fiction, una fiction per altro antica.

Knausgård parte dalle sue letture, Turgenev su tutti, per arrivare al centro di una terra per antonomasia ostile, difficilissima a svelarsi. Proprio Turgenev poi, scrittore preferito di Lenin e Putin. E così, viaggiando, in compagnia di una fotografa e un interprete, percorre tutto il centro sud di un paese immenso, da Mosca a Kazan, incontrando gente umilissima che il più delle volte narra se stessa attraverso i silenzi delle paludi dietro le pupille. Se questo viaggio-reportage l’avesse realizzato qualunque altro reporter, non sarei qui a mettere il dito nella piaga. Il problema, qui, è che dietro questo viaggio c’è un uomo attentissimo, uno che, per dire, nella prima parte del suo romanzo mondo (My Struggle, che in Germania ha avuto un po’ di problemi nella traduzione, perché ne veniva un provocatorio Mein Kampf, e che in Italia è stato sapientemente suddiviso in sei parti da Feltrinelli), nella prima parte, dicevo, si sdraia e occupa sette pagine per descrivere la cottura di un uovo al tegamino. Questa attitudine porta a conseguenze piacevolissime e irritanti. Incontreremo il controllore che fuma nello spazio tra i due scompartimenti del treno, nonostante il divieto, una donna di 102 anni, un uomo il cui nonno una volta ha ucciso un vitello con un pugno.

Questo, visto dall’alto, figuriamoci da vicino: lei che asciuga le mani sul grembiule prima di parlare, un elicottero giocattolo in cima ad una libreria, lo scrittore stesso che per mandare giù della carne orrenda usa un trucchetto che ha fatto suo da bambino: quello di non respirare col naso mentre si deglutisce.

Intorno, l’immaginario di un lettore europeo che conferma quello che Turgenev descriveva duecento anni prima: le case vicino alla strada che incontrano le colline, la ferrovia che si perde a vista d’occhio in vallate lontane, i cimiteri, la chiesa ortodossa, il vento che conduce al riposo delle vesti messe ad asciugare, invece che al loro svolazzare.

Ci sarà un modo per riprendere in mano questo numero di Internazionale. Nelle mensole più basse dei bar che hanno le scritte meno luminose, forse, qualcuno si è scordato di gettare via questo numero.

Qui, il link per l’articolo in inglese:

https://www.nytimes.com/2018/02/14/magazine/a-literary-road-trip-into-the-heart-of-russia.html

Qui, l’anteprima sul sito Internazionale:

https://www.internazionale.it/sommario/1247

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