Karlov e μίμεμα

μίμεμα, mímēma.

Questa è l’origine della parola “meme”, così diffusa oggi. Significa imitazione e deriva dal greco. Tendenzialmente rende l’idea: imitare un soggetto nei modi più assurdi. Su Facebook ne siamo abituati.

Andiamo con ordine: in un lunedì di un 2016 che sembra non finire più, precisamente il 19 dicembre, abbiamo avuto due eventi che hanno attirato la nostra attenzione.

Andrei Karlov, ambasciatore russo in Turchia, si trova ad Ankara. Sta inaugurando una mostra d’arte. Insieme a lui c’è il suo staff diplomatico, diversi giornalisti, una piccola folla in ascolto e la sua scorta, ovvero un ragazzo di ventidue anni di nome Mevlut Mert Altina. Diplomato nel 2014, faceva parte delle unità antisommossa di Ankara ed aveva personalmente scortato il presidente Erdogan un paio di volte.

Mentre le telecamere immortalano il discorso, con un gesto repentino Mevlut estrae la pistola e scarica diversi colpi sull’ambasciatore, che si accascia a terra.

L’Associated Press aveva inviato un fotoreporter – Burhan Ozbilici – a documentare l’intervento per evidenziare come i rapporti tra i presidenti Putin ed Erdogan si fossero ammorbiditi e – paradossalmente – sarà proprio per il coraggio di Ozbilici che avremo la foto dell’attentatore con il dito alzato e la pistola ancora fumante in mano.

Il fatto che le foto di Ozbilici siano diventate così virali ha dato il via alla creazione di infiniti meme nel mondo di internet, una tra tutte il paragone non solo dell’assassinio ma anche fisiognomico con Gavrilo Princip, il rivoluzionario bosniaco che con l’assassino dell’arciduca Francesco Ferdinando diede simbolicamente il via alla Prima guerra mondiale. La maggior parte delle altre sono tendenzialmente ironiche, grottesche, surreali (iperreali?).

Nella serata, però, quella che sembrava essere diventata la notizia più importante di un freddo e preoccupato dicembre, è passata in secondo piano nelle cronache (ANSA addirittura l’aveva rimossa dalla prima) lasciando spazio alla strage di Breitscheidplatz (e relativi hashtag).

Sono le otto di sera a Berlino ed in piazza Breitscheidplatz, sul viale Kudamm, ci sono i mercatini più famosi e frequentati della città. Un tir prende la ricorsa e attraversa per cinquanta, forse ottanta metri il mercatino colpendo qualunque cosa fosse a portata.

(Michael Kappeler/dpa via AP)

La dinamica si inverte: i morti sono molti di più ma nessun network si pronuncia. Nessuna CNN, nessuna ANSA. A lungo attendono, fino a che il ministro degli interni non pronuncia la parola “attentato”.

Nel frattempo l’attentatore fugge; non se ne ha traccia. Poi la polizia tedesca rende noto che un sospetto è morto, probabilmente nell’impatto finale del tir. L’autista invece sembrerebbe arrestato, ma viene poi rilasciato oggi per mancanza di prove. Dalla Germania massima prudenza con le parole: si parla di “incidente” o di “fatto”. Nessuna rivendicazione.

La notizia della strage il giorno dopo scema sul web; rimangono i meme, rimane la portata – mai stata così ampia – sorprendente dell’assassinio di Karlov. Ci si interroga, infatti, se sia “giusta” (!?) questa diffusione, questa μίμεμα.

Molte ore dopo gli accaduti ci sono state delle conseguenze? Russia e Turchia si sono allontanate? Parrebbe proprio di no: i due presidenti hanno già annunciato di aprire un’inchiesta insieme per fare luce sull’accaduto.

Ma quel che è rilevante è che mentre la Russia ha fatto intuire che il movente possa essere legato ai sentimenti “antirussia” (colpa degli occidentali, ovviamente), in Turchia non si esclude che l’attentato possa essere legato a Fethullah Gulen, oppositore politico di Erdogan al quale si fa risalire la paternità del golpe (e di praticamente ogni altra cosa).

Ogni occasione è buona per fare propaganda.

Se è vero che la guerra non cambia mai, è vero anche che a non cambiare mai è anche la politica.

Michele Laurelli

Nato nel 1991 ad Albenga (SV), mi definisco curioso, ambizioso, creativo e passionale. Appassionato di comunicazione. Perfezionista ed ossessionato dal controllo. Incorreggibilmente romatico. Instancabile viaggiatore.

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