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Italian trash rap story / 1 – Ascesa e declino di Truce Baldazzi

Teschi e/o pesi sul collo / 1

Breve storia del crap rap italiano tra freakshow e culti accelerazionisti in tre puntate

sono Max Pezzali con un teschio sul collo

Metal Carter, 2005

porto pesi sul collo / tra un po’ mi esce una gobba

Dark Polo Gang, 2016

1) Troppo odio

La storia è nota. Nel 2010 YouTube viene sconvolto dall’irruzione di un ippopotamo cingalese con l’erre moscia che rappa contro la sua scuola media  [http://www.youtube.com/watch?v=iRiWSmGz5E8] in un italiano ancora più barcollante di lui. A questo primo inverosimile singolo dai pregiati effetti speciali segue l’invettiva contro la ex [http://www.youtube.com/watch?v=RgheY0BrCj4&feature=related]. La base strumentale è pure bella, drammatica e minacciosa quanto basta, ma Matteo ‘Truce’ Baldazzi sembra infischiarsene sommamente, vociandoci sopra senza alcun riguardo per la struttura strofica e metrica. Troppo grande è la sua urgenza emotiva: la voce, incazzata nera e registrata altissima, sembra spaccare a pugni dall’interno le casse del computer. Non si può certo dire che il ragazzo rappi, neanche che rappi male; quel che fa è piuttosto parlare animatamente ad alta voce (cf. Iggy Pop secondo l’accurata definizione del critico Peter Menz [https://petermenz.wordpress.com/2009/05/21/king-of-the-dogs-this-songs-a-bh/]), mangiandosi le sillabe e masticando male di vivere.

In questo periodo, fra singoli che fanno tremare il MIUR [https://www.youtube.com/watch?v=fgpH9Z5FufY], i primi concerti e le prime interviste [https://www.youtube.com/watch?v=XO6jAFqLPlc], nume tutelare al suo fianco è l’amico, mentore e pusher Tredici Grammi. Quando Tredici finisce in galera, il Truce gli dedica il commovente Delinquenze – ma all’uscita dal carcere nella migliore tradizione rock’n’roll i due litigano e la partnership s’interrompe. Un’altra dura prova per Truce è l’operazione allo stomaco che subisce nel 2011 e che gli consente di perdere 53 kg in pochi mesi e di riacquistare, così, sembianze vagamente umane. La vicenda è fonte d’ispirazione per un fake geniale [http://www.youtube.com/watch?v=Dy0QD90-hUM&feature=related]. D’altronde il Baldazzi si presta fin troppo bene alla caricatura e attira inevitabilmente nugoli di haterz. Le prese in giro lo amareggiano e fomentano ulteriormente l’odio contro la sua città [http://www.youtube.com/watch?v=LmvT1MgL3Oo]. Ma gl’invidiosi non sono solo a Bologna, e da un buffo gansta rapper del modenese arrivano a Truce inquietanti minacce [http://www.youtube.com/watch?v=gXSGZ9xlguU]. Superiore a queste provocazioni, il Truce non se la prende, e giustamente non se la prende neppure per la citazione [http://www.youtube.com/watch?v=81N3i1h9ceo] der Piotta, sigillo della celebrità ormai conquistata. E a Baldazzi non manca l’affetto sincero di molti fan, fra i quali rapper e musicisti che si offrono spontaneamente per collaborazioni e produzioni, aiutandolo a portare avanti la sua peculiare carriera. Era come se qualcuno lo stesse aspettando da molto tempo.

2) Metallo pesante

Il Truce ha sempre ribadito che uno dei suoi idoli musicali è Metal Carter. Come dargli torto? Il Truceklan – che Baldazzi omaggia nel suo nome d’arte e col quale rivendicava fratellanza in Vendetta vera – ha di per sé poco a che vedere col crap rap in senso stretto: è un pezzo di storia dell’hip hop romano, quello vero; ma lo ha sicuramente ispirato tramite la predilezione di molti suoi esponenti per stili e tematiche truculente (appunto), espressioniste, spesso oltre i limiti del cattivo gusto. Metal Carter in particolare, coi suoi debiti verso l’immaginario horror e il satanismo di cartapesta dell’heavy metal, non ha mai avuto paura di spingere il rap nostrano oltre le frontiere della realtà. Ma è con un pezzo relativamente leggero per gli standard del suo death rap come Pagliaccio di ghiaccio [http://www.youtube.com/watch?v=frJ_5LkjUtQ], forte della spinta propulsiva di Rock Me Amadeus, che Carter spopola anche fra i non appassionati del genere con dosi sconsiderate di esilarante demenza, violenza fumettata e comicità involontaria.

È inevitabile che il commentariato lamenti che il video cimiteriale di Vita e morte [https://www.youtube.com/watch?v=o9QsyoJv6Ys] del Truce B. sembri la parodia di Verano Zombie [https://www.youtube.com/watch?v=N9cl-g2paUU] – ma a parte che quello del Truce sarà piuttosto un goffo e sincero omaggio, non era già Verano Zombie una parodia hip hop dell’immaginario horror, o una parodia horror dell’immaginario hip hop?

3) Rimaggio selvaggio

Ci voleva un genio per metter mano all’opera di due soggetti siffatti e migliorarla; e infatti Nocoldiz – il re dello YouTube Poop italiano, l’uomo che sta agli altri pooper come Kubrick stava a chi gira i filmini dei matrimoni – raccoglie la sfida: prima si esibisce in due rimontaggi [http://www.youtube.com/watch?v=n6g7vI7CvDY] assatanati [http://www.youtube.com/watch?v=qjMyXhR6DCs] del capolavoro carteriano, e poi ricongiunge il cattivo maestro e il discepolo deviato, Metal e Truce, in una poop [https://www.youtube.com/watch?v=-djzH10z07w] esilarante.

La tecnica della poop (che il giovanissimo Nocoldiz pratica a livelli magistrali) tramite il rimontaggio delle sequenze audio e video di più diversa provenienza tende di norma a demolire ogni struttura logica, per far emergere vuoi un nonsense puro, vuoi nuovi sensi incongrui e comici. Qui, però, il materiale di partenza è già tanto surreale e sconnesso di suo che l’intervento del pooper può solo accrescerne il significato. Nel rimontaggio di Nocoldiz, i versi del Truce fanno finalmente rima; la violenza trash di Carter, poi, si rivela un generatore di senso inesauribile, materia per riassemblaggi potenzialmente infiniti che in ogni caso avranno sempre più senso dell’originale.

Non è comunque un caso che Nocoldiz, anni prima di venire sdoganato da uno status su facebook di Giuseppe Genna, intervenga nella memificazione dei due sgangherati rapper. È infatti un esponente di quella generazione di nativi digitali per i quali l’universo è scritto in lingua memematica; per i quali i vari Truce e Carter non sono solo scemi del villaggio, oggetto di passivo dileggio com’è sempre successo coi freak, ma embrioni di tormentoni virali.

4) Shit hop

Il fenomeno Truce non è che la punta dell’iceberg. L’ex ciccione di Rastignano è diventato l’idolo di un culto fanatico per la sua autenticità, perché nella sua goffa rabbia e nella sua assoluta invendibilità è la cosa più punk che sia capitata alla musica da anni a questa parte. Ma come lui molti personaggi altrettanto implausibili stanno conoscendo una fama impensata. Ad aprire il primo concerto del Truce, quello in cui il Baldazzi si porta dietro solo tre basi per poi chiedere se qualcuno per caso ce ne aveva altre in macchina (29/01/2011 – per non dimenticare), c’era non a caso Spitty Cash, [http://www.youtube.com/watch?v=L2bzJfVoiJs], che coi suoi bambini pòvri deliziava gl’intenditori già da qualche anno. Ma la gente lo fischia via dal palco, tutti vogliono Truce, sono lì per il Truce, scandiscono in coro il suo nome. Trux mea lux. Spitty Cash, che dal vivo mostrava una pronunzia assai migliorata rispetto a quella dei suoi primi video, non sembrava più abbastanza autentico, abbastanza freak. Si percepiva l’impostura, ma un’impostura ancora troppo poco elaborata e scientifica per assurgere al livello di beffa geniale dei grandi troll.

Così, nei primi anni ‘10 tra i fenomeni di comicità involontaria dello YouTube italiano ai grandi bestemmiatori vernacolari (Mosconi, Lugaresi, Fiorucci…), agl’intervistati di Andrea Diprè e ai casi umani come Matteo Montesi, si affianca un’ondata di rapper improvvisati e improbabili. L’abisso fra le pretese di pose hip hop e la realizzazione squallida (video orrendi, impedimenti linguistici seri, aspetto personale scoraggiante) è un facile generatore di spasso. Poco importa che alcuni di questi soggetti condiscano le loro performance con una qualche dose di autoironia e altri siano invece dei naïfs puri e semplici. Nel calderone finiscono tanto monstra inascoltabili e inguardabili come MC Fierli quanto un outsider sveglio e autoironico come Dario Juda Stronzelover, ‘colpevole’ del brillante nonsense di Io sono una sedia [https://www.youtube.com/watch?v=rRprq4giS60].

Nascono siti [http://lollhiphop.tumblr.com/] dediti appositamente alla catalogazione di questo materiale in continua crescita; altri vi dedicano un documentario [http://www.artribune.com/television/2013/06/trucebaldazzi-e-gli-altri-il-fenomeno-del-lol-rap-in-un-webdoc-di-wired/]. Sui forum musicali nascono thread kilometrici di disamina del nuovo trash rap (io preferisco ‘crap rap’, che fa rima). Su siti come Rateyourmusic [http://rateyourmusic.com/release/album/trucebaldazzi/odio_la_scuola/] gli utenti si producono in peana critici serissimi; ne trascrivo qui uno che nel frattempo mi risulta sparito, integerrima e appassionata spiegazione del Truce al mondo non italofono:

Trucebaldazzi is not a troll, he’s a real artist.

Some informations about this underground scene. The next big thing in Italian underground music is the so-called trash-rap: suburban kids (sometimes immigrants of Eastern European origins) becoming youtube stars thanks to their awfully sung amateur rap music. Their lyrics represent an U-turn in gangsta rap: they’re still focused on crime, drug dealing, sexism and street violence, but the rappers are usually victims of the system, they are passive losers rather than triumphant anti-heroes. A typical reaction of the internet/youtube people is to make fun of these phenomena, mocking their looks, their bad rapping technique or their foreign accent.

Trucebaldazzi started as an internet meme, everybody loved watching and posting amateur videos of a fat kid with many issues singing one minute long songs about his ex girlfriend (“my ex girlfriend is a cunt!”) who left him and forced him to give up his love life and choose to be with prostitutes instead, or his elementary school teachers that wouldn’t understand his problems and peculiarities and, instead, be cruel to him. His popularity increased as he started touring and writing new songs, spreading his “be negative” philosophy (“I don’t give a shit about positive people, I only care about negative people”). The cult reached its apogee with when the album “Odio la Scuola” (I hate school) came out: the fragility of this kid and his sincere hate for school teachers, his ex girlfriend and positive people (and also the police, since his rapper/pusher friend 13 Grammi got arrested) moved many of his followers, at the point that lots of facebook users will support him on his fb page when he had to get some major surgery. Still, some people consider him a freak and would just attend his gigs to laugh at him and his lyrics (for non-Italian speakers: his Italian is very poor and his cadence is sometimes unintelligible).

Right now Trucebaldazzi is recovering from surgery, losing weight and working on new material. Stop the hating on this victim of a cruel society and buy his record, so that he might have all the prostitutes he deserves and find some peace, finally.

tl;dr Trucebaldazzi is the new punk rock (e su questo tornerò più avanti).

Intanto il Truce dopo l’operazione dimagrante si sforza d’imparare a rappare meglio, e per lui è artisticamente la fine [https://mestolate.wordpress.com/2013/01/01/ascesa-e-caduta-di-trucebaldazzi/]. Qualcuno gli ha fatto notare che non va a tempo, non segue alcuna metrica, non sa rimare, e dulcis in fundo ha una pronuncia che ostacola molto la comprensione. Ovviamente, un vero flow è anni luce al di là della portata del Nostro. Il diligente tentativo si limita quindi a distendere le sue invettive in frasette giustapposte e declamate quasi scolasticamente, chiuse con qualche banalissima rima baciata. Si sente persino un tentativo di ripulire la dizione, che all’inizio – colpa della prosodia bolognese innestata su una base che avrebbe dato da lavorare a un logopedista, e certo aggravata dai problemi di peso – era quasi un glitch naturale gloriosamente incomprensibile, complice la registrazione casalinga; ma anche qui il Truce riesce solo a limare quegli eccessi che lo facevano speciale senza con ciò giungere a un livello accettabile per standard normali, e in compenso perdendo in personalità.

Questo nuovo periodo artistico del Truce – che si snoda fra annunci di ‘album’ dai titoli assurdi e polemiche contro gli haterz bolognesi – riserva qualche colpo di coda, come Faccio cazzi miei (sic) del 2013, ancora capace di rime come “vengo dallo Sri Lanka / … caccio soldi in banca”. Ma sono luminose eccezioni. Le sue rime che trascurano bellamente la quantità consonantica e vocalica daranno da pensare ai fonologi (“contribuuti : farabutti”), ma se la memoria del personaggio tende a sbiadire, riducendosi sempre più a meme grottesco e fuori moda, è perché è venuta meno la sua dolorosa e assoluta spontaneità. E perché il ragazzo problematico Matteo Baldazzi, per sopravvivere, deve probabilmente sganciarsi il prima possibile dal fenomeno Truce.

5) Basta con la morte

In quella memorabile stagione 2011/2012 agli antipodi del fenomeno Truce troviamo MC Cavallo da Cagliari. Truce è tutto vero, Cavallo è tutto falso, studiato a tavolino. Truce è sfigato con le donne, Cavallo magnifica una clamorosa potenza fallica. Truce è un ciccione patetico, Cavallo va in palestra per scolpirsi i muscoli. Truce si opera davvero allo stomaco, Cavallo si opera per finta alle corde vocali. Truce rappa da cani su beat trovati in giro, Cavallo compone basi dubstep originali e notevolissime. Eppure il loro culto – da YouTube ai concerti affollati di fan isterici – segue una traiettoria simile.

S’intuisce che dietro l’assurda figura c’è un individuo (in realtà, due, con Rit Boy aka il ragazzo del ritornello) scaltro e scafato, un professionista dell’ambiente che ha messo su questo progetto per scherzo ma forte di un riscontro entusiastico ha cominciato a crederci sempre di più. I due geni misteriosi lavorano dietro le quinte, al punto che nelle prime canzoni fanno rappare le loro rime a un prestavoce; c’è poi un dissidio con quest’ultimo, di modo che da Atto di forza in poi è l’autore stesso dei testi a cantarli. Dal vivo il frontman (fronthorse?) si esibisce rigorosamente in maschera (il live che intercetto nel 2013, ormai in fase calante, è però una delusione dal punto di vista della performance), e rifiuta le interviste perché non vuole farsi vedere in giro con la sua vera faccia.

Grazie alla maschera comica dell’MC, l’Italia si ritrova a imparare lo slang osceno cagliaritano (minca, pinacio, pùliga, coddare, arrettare), già abbastanza sollazzevole di suo. Ma sotto la vernice demenziale sta un humour cinico e nero, assai intelligente, che sfrutta abilmente doppi sensi e giochi di parole. Man mano che il progetto incontra un inatteso gradimento, si osserva il tentativo di smarcarsi dalla tematica esclusivamente priapea e fallocentrica per accostarsi (sebbene in maniera paradossale e sghemba) a temi più variati e seri. Il miglior frutto di questo sforzo artistico è Basta con la morte  [https://www.youtube.com/watch?v=pvq9PHUgLB0]. Il brano si apre inscenando una finta battle con un ospite che imita Eminem (anzi, “gli” Eminem) riproducendo il suo stile in italiano (un esercizio di translatio niente male, per non essere che l’antipasto). Da questo scambio il titolare prende l’abbrivio per decollare su una base strumentale distorta e spiritata (la più potente della sua breve parabola) con un pezzo reboante che è tante cose al tempo stesso: satira dell’ossessione popolare per la morte delle star (sarebbe stato perfetto come inno ufficiale del 2016) e degli atteggiamenti ignoranti su droghe e malattie, ennesima raffica di freddure patibolari, forse davvero anche una sincera protesta vitalistica.

Robert Christgau, che trovava troppo falsi e cerebrali i blues dei Led Zeppelin, scrisse [http://www.robertchristgau.com/get_artist.php?name=led+zeppelin] di ammirare When the Levee Breaks perché riusciva finalmente a trascendere la loro imitazione del blues (suonava come un vero blues) e ad esserne l’apoteosi (suonava grandioso come un crescendo sinfonico). Così, Basta con la morte è al contempo la summa della satira 2.0 di MC Cavallo e il suo superamento (perché suona davvero come un catartico inno di protesta).

Dopo questo picco, l’MC dà ancora qualche pezzo interessante, come Atto di forza [https://www.youtube.com/watch?v=QN9wDGxWpg8], che tematizza ironicamente il ‘cambiamento di voce’ del rapper. È un pezzo che vive di tante piccole trovate ancora azzeccate, senza attingere la potenza trascendente di Basta con la morte. Poi, conscio forse di non poter approfondire ulteriormente questo filone senza rinunciare alla maschera, Cavallo si lancia in progetti paralleli dagli esiti francamente discutibili, come la tetralogia del culo fermatasi al primo episodio [https://www.youtube.com/watch?v=sWEOoenLWNE], o le versioni metallare [https://www.youtube.com/watch?v=fzGgdzvJpHw] dei suoi grandi successi. Poi sparisce dalle scene. Rilascerà un outing [https://www.youtube.com/watch?v=2U6EIl5-UDE] dove ripercorre e spiega a posteriori tutta la storia del suo progetto.

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