• Home
  • /
  • Società
  • /
  • Italian trash rap story / 2 – Il capo dello swag

Italian trash rap story / 2 – Il capo dello swag

6) Il capo dello swag

Non c’è più bisogno di presentare Bello Figo Gu aka Gucci Boy aka Figo Verkel (?), al secolo Paul Yeboah. Immigrato di origini ghanesi, residente a Parma, si fa notare giovanissimo – controversa la sua età, anche se pare che attualmente viaggi sui 24 anni.

All’inizio – ai tempi di Mi faccio una segha – questo giovane nero con un colbacco in testa che rappava in modo sgangheratissimo per le strade di Pärma poteva invero essere scambiato per un cugino ancor più sfigato di Lil Angel$. Quest’ultimo, anzi, vantava in Estate [http://www.youtube.com/watch?v=7dYMC0LkOSE&feature=related] un esito soprendentemente esaltante, prescindendo dal timbro assurdo della sua voce. One hit wonder del crap rap, Lil Angel$ era arrivato non si sa bene come a confezionare una canzone e un video che suonavano al tempo stesso comicamente dilettanteschi epperò orecchiabili e trascinanti come il vero pop. Certo, scandendo nel ritornello le immortali parole “gireranno con, gireranno con” il rapper veneto probabilmente non sapeva di replicare, con quella preposizione affacciata sul vuoto, una strategia di sospensione del discorso tipica della poesia contemporanea più o meno sperimentale. Ma la voglia d’estate in qualche modo te la metteva davvero addosso.

Sarebbe stato però Bello Figo a far parlare ancora di sé. La parola chiave di tutta la sua proposta è ‘cazzeggio’, definito dal dizionario online di Garzanti Linguistica [http://www.garzantilinguistica.it/ricerca/?q=cazzeggiare] come “perdere tempo, dedicarsi ad attività inutili; parlare di cose senza fondamento o futili, di nessuna importanza”. Lo si nota dall’approccio quantomeno disinvolto alla parte musicale (usa le basi di canzoni famose e non si perita di riciclarle più volte; la voce è fastidiosa e registrata male), da quel modo tirato via di scialare una capacità verbale e scenica non di ultim’ordine in filastrocche oscene o narcisiste dove le perle sono rime quali “entro nella storia come Giulietta e Romeo / le faccio così bene [scil. le seghe] / mi merito un trofeo” oppure “come fa un aràbo che non scherza con kebàbo”. Il tutto sempre col sorriso di chi si sta divertendo la faccia e sfida gli stolti all’impresa impossibile di prenderlo sul serio.

Come altri [https://noisey.vice.com/it/article/analisi-dei-testi-bello-figo-gu] hanno notato, uno dei suoi esiti più riusciti è Swag Berlusconi. Il genere in cui rientra questo pezzo è quello, tipico di B.F. Gu, dell’identificazione ironica con una celebrity famosa ricca e/o potente (da Totti a Carlo Conti, da Benito Mussolini [!] a Renzi), puntualmente espressa con la formula “sembro X”. Berlusconi non può che essere il sommo fra questi totem, dato che incarna alla perfezione tutti i suddetti valori e ci aggiunge il bunga bunga. Così, nel solito video cheap e improbabile, smazzando le banconote del Monopoli in un parcheggio brutto, B. Figo si affida al morbido scorrere di Dilemma di Nelly, e piacione come non mai dà pieno sfogo alla sua fotta ritmica e immaginifica (“ci ha la figa rasata come la Barbie / ci ho il cazzo peloso come Bob Marley”, “mi faccio una sega mentre il pastore prega / Presidente, il paese va male ma chi se ne frega”), fino ad attingere il parossismo dell’assoluta gratuità: “scopo quella figa e la lascio nella foresta (!!)” vs. “scopo quella figa e le regalo Playstation 3”, così senza motivo, placido delirio d’onnipotenza. Difficile pensare che siamo davvero di fronte a sessismo barbaro: questo è surrealismo di caratura purissima. Cattivo gusto, certo, ma quello delle Undicimila verghe, non quello di Salvini che intrattiene il suo elettorato alle sagre della polenta. Io penso però che il momento più alto arrivi quando Bello Figo, nella coda del pezzo, sussurra confidenziale, quasi inavvertito “Silvio… lo so che senti… Silvio?”, un attimo prima che la musica sfumi – come se cercasse di mettersi in contatto, stile seduta spiritica, con un Berlusconi ormai divenuto entità metafisica per cercarne la benedizione. Traditio lampadis dal vecchio tycoon italiano al giovane migrante rampante. In questo brevissimo frangente si sfiora la mistica, e vi sfido a dimostrare il contrario.

Intanto Gucci Whatever, che è tutto tranne che un ingenuo, gode e amministra la sua fama internettara per mietere soldi, divertimento e white pussy [https://www.youtube.com/watch?v=Uc3bAXPPAdw] nel mondo reale, sempre attorniato dalla coorte black dei vari Don Capucino, The GyynoZz e John Osako; frequenta [https://www.youtube.com/watch?v=Sn8t-fdybEA] Andrea Diprè [https://www.youtube.com/watch?v=sXWPVDKkJvo], ma ormai è Bello Figo a sembrare il più credibile dei due. Al di là della natura parodico-goliardica dell’operazione il ragazzo ha davvero un suo stile e persino un certo magnetismo – si sa muovere, si sa vestire.

Nel 2016 arrivano finalmente lo scandalo e lo sdoganamento nazionale con la celebre ospitata a Dalla vostra parte in cui il rapper ghanese ha dabbato la Mussolini [https://www.youtube.com/watch?v=JktANBgGuqo]. È l’equivalente per la nostra generazione dei Pistols allo show di Bill Grundy. Segue, con divertimento misto a scorno per chi da anni si gustava i video del Gu come guilty pleasure, indigestione [https://www.dailybest.it/attualita/bello-figo-troll-belpietro-rete4-alessandra-mussolini/] d’interpretazioni [http://www.rollingstone.it/rolling-affairs/news-affairs/carlo-freccero-bello-figo-ovvero-elogio-del-franti-2-0/2016-12-29/] sociologiche letterarie filosofiche [https://www.vice.com/it/article/commento-momenti-memorabili-bello-figo-dalla-vostra-parte] su sedi anche blasonate [http://www.ilfoglio.it/musica/2016/11/30/news/bello-figo-rapper-intellettuale-trash-108502/].

L’irruzione di Bello Figo nel salotto nazionalpopolare di Rete 4 diventa così lo shibboleth generazionale per distinguere i millennials cresciuti a pane e memes da chi, per ragioni anagrafiche se non per ottusità ideologica, non è grado di cogliere lo scherzo, e quindi s’indigna (pro o contro). Da un lato chi padroneggia il vocabolario dello swag e del trolling, dall’altro chi pensa di ritrovarsi davanti un balordo sfacciato oppure la vera autentica voce dei migranti africani discriminati, quando chiaramente B.F. Gu non è né l’uno né l’altro. Anche se paradossalmente le minacce ricevute dai fascisti e i concerti annullati [http://www.huffingtonpost.it/2017/01/15/bello-figo-minacce-rapper_n_14180538.html] lo trasformano per davvero, se non in paladino degl’immigrati, quantomeno in cartina di tornasole del razzismo italiano. E ormai i veri vucumprà per strada ti approcciano citando i ritornelli di Gucci Boy.

Ma proprio mentre Bello Figo trapassava dal culto della fandom alle pagine della stampa italiana e non solo [http://www.liberation.fr/planete/2017/02/10/en-italie-un-chanteur-provoc-menace-de-mort-par-l-extreme-droite_1547202], emergeva un fenomeno d’inquietante novità non limitabile al fenomeno crap rap, seppure per tanti versi affine.

Lascia un commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: