Murubutu, lo scrittore che fa rap

Ultimamente ho sentito tante chiacchiere inutili su cos’è e cosa non è letteratura. A me interessa piuttosto capire cosa è vero e cosa non lo è, cosa è arte e cosa è nulla. E di nulla siamo pieni. Ma negli angoli della rete, sugli scaffali dei negozi che resistono e su palchi meno in vista, ogni tanto ci sono cose che brillano, antidoti al nulla.

Uno di questi si chiama Murubutu, rapper e professore; è da poco uscito il suo quarto album: L’uomo che viaggiava nel vento. Ogni brano un racconto, il profilo di un personaggio, con dettagli che ne illuminano il mondo. Un capolavoro come il precedente e come quello prima ancora.
Mi capita raramente di lasciarmi conquistare, di farmi coinvolgere emotivamente e intellettualmente in maniera così profonda da un artista. Ma questa volta è stato impatto devastante. Ascoltatelo veramente, non come si fa ora: un minuto e mezzo su youtube. Mettetevi le cuffie e fate attenzione a ogni brano, ogni racconto, ogni singola parola.

 

Non fatevi condizionare dal genere, se vi piace o non vi piace, lo seguite o lo scartate.
Murubutu non ha genere, è un rapper questo è certo (e anche molto bravo), ma è roba che non abbiamo mai sentito: rap e letteratura si incontrano in un connubio perfetto, i temi affrontati sono spesso delicati, ma sempre trattati con grande intelligenza e nessuna retorica. È uno scrittore, un cantastorie, un esploratore. Non siate superficiali, fidatevi. Non dico che debba piacervi a tutti i costi, alla fine i gusti sono gusti, ma vi assicuro che non ve ne pentirete e ne uscirete almeno con uno spunto nuovo, una riflessione, una lacrima da asciugare, un dettaglio in più negli occhi. In ogni caso sarà stata una scoperta, e di quelle che hanno valore.

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