Il Leopardo e l’Ermellino

Immaginate una distesa innevata. Un ambiente freddo, rigido e inospitale: resistono solo i più adatti. Come in ogni ecosistema, nella nostra landa glaciale, si muovono prede e cacciatori, aggressori e aggrediti, fauci affamate e cibo. Ci sono molti tipi di predatori: sono rivali, e possono essere ampiamente diversi tra loro. Condividono terreno di caccia e prede, ma lo fanno con uno stile completamente opposto. In natura osserviamo la caccia del Leopardo delle nevi, di soverchia forza,  e dell’agilissimo ermellino. Quando, però, il nostro ecosistema si fa ripido, e il terreno si costella di porte colorate e pali snodati, i nostri predatori del bianco si chiamano Marcel Hirscher e Henrik Kristoffersen; e non sono meno letali. Il primo robusto, potentente, scia con un’aggresività misteriosamente animata da una calma quasi zen; il secondo snello, flessuoso, riesce a esprimere eleganza, pur essendo un fascio di nervi. Due modi di sciare agli antipodi per due caratteri completamente opposti: la lotta tra potenza ed eleganza non è mai stata tanto efferata.

Quella che voglio raccontarvi oggi è la storia di una rivalità nata nel bel mezzo della tirannide, laddove non ci sono storie. Non possiamo prenderci in giro: lo sci alpino, almeno nelle ultime sei stagioni, è ed è stato dominio assoluto e autoritario di Marcel Hirscher: ragazzone austriaco, classe ottantanove, capace di portarsi a casa sei coppe del Mondo Generali – già così è un record, senza contare che, nella stagione in corso, il vantaggio sul secondo è già abissale – otto coppette di specialità tra Slalom e Gigante, sei ori mondiali, un argento olimpico e cinquattro gare di coppa di mondo: meglio di lui ha fatto solo Ingemar Stenmark, un autentico monumento. Un dominio solido e ampio; dal 2012 in avanti agli avversari sono rimaste le briciole. Sono stati pochi i rivali a riuscire ad aprire una fugace crepa in questa supremazia: Ligety e Pinturault, a sprazzi, l’hanno messo in difficoltà in Gigante, mentre Neureuther e il norvegese Kristoffersen facevano del loro meglio in Slalom. Tra questi, il giovane norsk è sicuramente quello che attenta al trono con maggior tenacia. Dopotutto, non si tratta solo di spodestare il monarca, ma di interrompere una dinastia: dietro a Marcel, scalpitano fin troppi delfini: Michael Matt e Manuel Feller su tutti, giovani leve austriache, pronte a fare la pelle all’augusto compagno di squadra ingerendo in un sol boccone pure tutti i suoi rivali. Henrik deve fare presto; e dire che, a metà dell’anno scorso, sembrava avercela fatta.

La battaglia in Slalom, nella stagione passata, è stata a dir poco epica: dopo la vittoria inaugurale di Levi, Hirscher era stato purgato tre volte consecutive dal suo giovane antagonista, prima di riuscire a trovare un’altra vittoria nello Slalom di casa, a Kitzbühel. La resa dei conti si sarebbe svolta sulla Planai di Schladming, classicissima gara in notturna. Per l’occasione giungono sul percorso circa cinquantamila austriaci, carichi a pallettoni, con tutta l’intenzione di sostenere il loro eroe. La prima manche però zittisce la collina: primo Kristoffersen, secondo Hirscher. Marcel, ovviamente, non ci sta: corre una seconda spettacolare, si staglia in fondo alla pista ad aspettare il suo grande emulo. Per comprendere meglio la situazione al cardiopalma serve ancora un piccolo dettaglio. Gli organizzatori austriaci si sono inventati un trucco per sfruttare meglio il fattore pubblico, rendendo la discesa ancora più spettacolare: l’arco dell’arrivo è dotato di un dispositivo luminoso: cambia colore con gli intermedi. Se lo sciatore è in vantaggio rispetto al miglior tempo, l’arco diventa verde; in caso contrario si illumina di rosso. Il pendio è talmente a strapiombo che, per chi scende, è praticamente impossibile ignorare il colore delle luci, anche perché, se il miglior tempo è di uno sciatore di casa e l’arco si colora di rosso, il catino infoiato esplode con urla fragorosissime. La situazione è proprio questa: Kristoffersen parte per ultimo, con qualche centesimo di vantaggio. Hirscher è già sceso e detiene, neanche a dirlo, il miglior tempo. Al primo intertempo: arco verde – tensione – il giovanotto è ancora in vantaggio, ma sta comunque perdendo; secondo intertempo: arco rosso: boato; terzo intertempo: arco rosso: bolgia; traguardo: arco verde: silenzio di tomba. Kristoffersen lascia ai nervi libero sfogo, si fa scappare un grido: “Chi è il Re, ora?”. In quel momento sembra avercela fatta, gli scontri diretti gli danno ragione: quattro a due per lui. La Planai lo decreta il più forte slalomista in circolazione. In quell’istante, misteriosamente, qualcosa si rompe; il giovanotto non vince più; difficile capirne i motivi. Forse è stato il più classico dei peccati di hybris, oppure in Hirscher si è risvegliato l’istinto di domandare “perché devi essere tu lo Re?” come nel film “Attila flagello di Dio” di abatantuoniana memoria: era abituato a vincere tutto e subito, quella situazione per lui, era strana. Da quel momento in avanti, Marcel ha inanellato una serie di vittorie impressionanti: coppa di specialità e medaglie mondiali comprese; per Kristoffersen secondi posti, amarezza e nervoso.

In questa stagione Il leitmotiv non è cambiato, anzi: partendo a  handicap, a causa di un infortunio subito prima dell’inizio delle competizioni, l’austriaco si è mostrato ancora più imprendibile e il norvegese sempre più irrequieto. Come l’anno scorso, Kitzbühel ha sancito un’inversione di tendenza con il ritorno alla vittoria di Kristoffersen, ma sulla Planai di Schladming il Re austriaco è tornato al suo posto, sicuramente a caccia di nuovi allori. Sì, ma quali? Vi sarete forse accorti dell’assenza dell’oro olimpico all’interno dello strepitoso palmarès di Marcel; un oro verso cui il reale Leopardo corre ad ampie falcate. Ma, statene certi, l’Ermellino questa volta ha tutta l’intenzione di non limitarsi ad ornare il mantello di sua maestà.

 

 

 

 

 

 

 

Michele Polletta | Piché Café

Piché - al secolo Michele Polletta - nasce e cresce a Biella, corre a Milano per studiare filosofia: per ora, è ancora lì. Vivace, loquace, pugnace, iperattivo si dedica a una serie di sport che poi segue in modo ossessivo, dal divano o dal vivo, comunque senza muovere un muscolo. Alcuni sostengono che li racconti meglio di come li pratichi. Scrive, ma soprattutto parla, parla, parla: poco importa che si trovi a scuola, dove insegna, in un bar, o alla radio

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