Gemme autunnali

Che questo settembre sarebbe stato un mese sportivo di ricchezza inaudita si era intuito da tempo: troppo ghiotta la programmazione per temere la noia. Questa aspettativa ha creato un fenomeno curioso: esattamente come quando, passeggiando tra i castagni, ci si compiace delle decine di ricci verdi appese lassù, cominciando a pensare a dove si fosse ritirata la padella delle caldarroste l’anno precedente, questo fantasticare a testa alta impedisce di vedere che l’autunno non riserva solo gemme aeree e, mentre si fantastica di castagne future, accanto ai piedi sfilano i funghi presenti. Domenica scorsa è andata proprio così: mentre l’attenzione si focalizzava sulla nazionale di pallavolo, sul ritorno della Champions e poi del campionato, sui mondiali di ciclismo ormai alle porte, tra Berlino e Talence, fiorivano due imprese meravigliose, entrambe in grado di dare uno scossone all’atletica come l’abbiamo pensata fino ad ora.

Si comincia la mattina presto, c’ė in programma la maratona di Berlino caratterizzata, come sempre, da un percorso molto veloce e quindi impreziosita da un parterre di praticanti tutti alla caccia del personale. Se tra questi c’è uno dei più forti maratoneti viventi non si sa cosa possa uscirne. Eliud Kipchoge non è un corridore come tutti gli altri, certo, è keniota, come molti dei leader della disciplina, ma il suo ruolino di marcia è pazzesco: ha corso undici maratone in carriera ne ha vinte dieci, da nove è in serie aperta; che sia anche il campione olimpico in carica lo riveste di un’aura mitica. Quando parte, attorniato da tre lepri, e comincia a sbriciolare i passaggi del record del mondo del connazionale Kimetto, fatto segnare sempre a Berlino quattro anni prima, si può solo saltare sul divano, aspettando di vedere dove il cronometro si fermerà: 2h1’39”. Spaziale. Anche se l’immagine dell’inventore della maratona è un po’ trita, forse, è comunque il caso di riproporla: se tra tutti i maratoneti c’è ancora un Filippide in grado di correre a darci un annuncio gioioso potrebbe essere proprio Kipchoge: il limite delle due ore si avvicina a grandi passi, non siamo poi così lontani. Eliud però lo annuncia con più eleganza, senza stramazzare al suolo, attraversando Berlino in completo bianco e corsa fluida, con gli occhi concentrati di chi aggiorna la storia.

Quando è scritto da qualche parte che in una giornata debbano fioccare i record non ne basta uno, per quanto tonitruante. Lo stesso giorno è in programma un Decathlon a Talence, cittadina di poco più di quarantamila anime in Aquitania, o meglio, ne è in programma la seconda giornata: le prime cinque prove si sono svolte di sabato, dando qualche segnale su quanto sarebbe potuto accadere il giorno dopo. Si comincia con una mezza resurrezione: in testa alla classifica c’è il francese Kevin Mayer, esatto proprio il superfavorito degli europei di Berlino, quello che aveva compromesso la sua prova con tre nulli al lungo, questa volta appare in forma smagliante. Il punteggio dopo cinque prove è superiore a quello delle sue migliori uscite. La domenica Kevin non si smentisce, facendo registrare in tutto tre record personali e uguagliandone un altro. Uno di questi è proprio sul lungo che a Berlino l’aveva sgambettato, anche se probabilmente la misura più impressionante sono gli oltre settantuno metri ai quali scaglia il giavellotto. Quando conclude la prova sui 1500 m il punteggio dice 9126. Punteggio esorbitante, non solo perché è il nuovo record del mondo, ma perché nella storia della disciplina i novemila punti li hanno superati solo in tre: Roman Sebrle, Ashton Eaton e ora Mayer. Lo stesso Eaton si augura che l’exploit del francese apra la via a molti altri novemila. Non dovremo aspettare molto per avere un palco blasonato su cui poter valutare, i mondiali di Atletica sono in programma per l’estate prossima. Per ora, lustriamoci gli occhi.

Ecco come, mentre il mondo sportivo è in tutt’altre faccende affaccendato, due atleti già enormi per i loro risultati passati rafforzano la loro posizione nell’Olimpo spingendo al contempo oltre i limiti dell’umano, ognuno a suo modo: chi correndo come nessun altro, chi aggiungendo alle corse anche tre salti e tre lanci. Non possiamo nascondere che, anche qui al Café, avevamo gli occhi altrove, su altri campi, piste, strade ma ci sembrava doveroso andare a ripescare queste due storie autunnali che rischiavano altrimenti di restare gustose ma nascoste sotto le foglie coloratissime di una stagione che sta sparando le ultime splendide cartucce.

Michele Polletta | Piché Café

Piché - al secolo Michele Polletta - nasce e cresce a Biella, corre a Milano per studiare filosofia: per ora, è ancora lì. Vivace, loquace, pugnace, iperattivo si dedica a una serie di sport che poi segue in modo ossessivo, dal divano o dal vivo, comunque senza muovere un muscolo. Alcuni sostengono che li racconti meglio di come li pratichi. Scrive, ma soprattutto parla, parla, parla: poco importa che si trovi a scuola, dove insegna, in un bar, o alla radio

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