Se mi dai il tuo fucile io ti faccio toccare la bambola. Piccoli lettori crescono.

Per il Natale scorso, i palinsesti televisivi sono tornati a proporre un repertorio talmente cristallizzato da rendere irrilevanti le differenze tra un anno e l’altro.

Vero è che, nel lungo periodo, qualcosa è cambiato. Per esempio, quando ero bambina, andava forte Lo specchio della vita, una pellicola del ’59 (remake di Imitation of life del 1934), con Lana Turner; da oltre vent’anni, invece, è molto gettonato il divertente Una poltrona per due, con la coppia Eddye Murphy-Dan Aykroyd e un cast impreziosito da Don Ameche.

Una costante natalizia che però supera tempi e mode, resta la trasposizione cinematografica del noto romanzo della Alcott, Piccole donne, offerto in una delle sue tante versioni: le più fortunate, televisivamente parlando, sono quella del ‘49 con il cast stellare costituito da June Allyson, Liz Taylor, Janet Leigh, Margaret O’Brien e la gloria nazionale Rossano Brazzi; e il più recente del ‘94 con Winona Ryder e Susan Sarandon nelle ingombrati vesti di mamma March.

Ripensare alla vicenda delle sorelle March – che da bambina amai così poco da rendermi il libro indigesto – mi ha portata a creare qualche collegamento con quanto avevo scritto su queste pagine a proposito dell’educazione amorosa che riceviamo dai libri. Nella prima puntata ho parlato di favole, dunque, pensando alle letture che venivano propinate a noi ragazzini di ieri, ho deciso di continuare a seguire la nostra ipotetica coppia nella sua formazione amorosa.

Alle bimbe nutrite a forza di principesse e castelli incantati, in età prepuberale veniva messo in mano appunto Piccole donne, un romanzo che ha profondamente segnato le vite di molte.

Racconta la storia delle sorelle March e della mamma, rimasta sola a crescerle perché il marito, cappellano dell’esercito, è andato in guerra. E loro, mezze morte di fame a causa della povertà, cosa pensate abbiamo in mente? Di salvarsi dagli stenti, naturalmente, ma anche di piacere ai ragazzi, con esiti dei quali siamo a conoscenza grazie al fatto che a Louise May Alcott non bastava averne scritto uno di romanzo, e ha pensato bene di farne una saga. Veniamo così a sapere i destini delle fanciulle: Meg sposa John Brooke e fa due bambini che cresce mentre lui insegna; Beth muore per i postumi della scarlattina; Amy parte per l’Europa ma scopre di non avere abbastanza talento per fare l’artista e decide di sposare Laurie (ex fidanzato della sorella per altro, roba da Beautiful, insomma) con cui fa una figlia. La sola che provi a uscire fuori dallo stereotipo è Jo. Lei diventa infatti una scrittrice e, colmo dell’autodeterminazione, rifiuta addirittura una proposta di matrimonio per poi cedere però al maturo Fritz Baher, professore di filosofia col quale mette al mondo due pargoletti.

Dunque, mentre noi ragazzine imparavamo che, prive di talento, avremmo fatto bene a trovarci un marito per garantirci il sostentamento, i maschietti leggevano I ragazzi della via Pal o le avventure di Sandokan o quelle Corsaro Nero, ovvero storie “al maschile” in cui l’eroe è spesso qualcosa di associabile a un maschio alfa.

Anche se oggi le letture per ragazzi sono parzialmente cambiate, non molto è mutato nel mondo dei giocattoli e, anche per questo Natale, molte bimbe avranno ricevuto pentole, carrelli della spesa, cucine, scope, bambolotti da nutrire, ai quali cambiare i pannolini e dare il ciuccio per farli smettere di piangere… tutte cose che, più che far giocare, insegnano cosa fare da grandi. Stesso discorso vale per i maschietti: pistole, soldatini, palloni e altri attrezzi sportivi. Con i videogiochi e le app per cellulari le cose non vanno troppo diversamente: per le bambine sono disponibili giochi di moda per creare look perfetti o di cucina per gestire ristoranti; mentre per i maschietti ci sono giochi d’azione, di guerra o di sport, ovvero esattamente quelle stesse cose con le quali gli uomini continueranno a giocare da adulti (e le battute sulla grandezza e la potenza dei loro “bottoni nucleari”, scambiate tra Trump e Kim Jong-un, sembrano confermare tutto questo, non andando troppo oltre l’esposizione di una presunta virilità). Dunque, la non irrilevante differenza tra maschietti e femminucce sta nel fatto che le bambine cominciano a lavorare fin da piccole, mentre i maschietti cominciano a giocare per non smetterla più.

Siamo dunque diventati adolescenti con Piccole donne e con Salgari e ci ritroviamo a fare i conti con i rapporti di coppia cercando di capire se quel modello che ci hanno proposto sia il solo possibile.

Emilia Marasco, scrittrice genovese e animatrice di Officina Letteraria, nel 2016 è uscita per Mondadori con Volevamo essere Jo. Il romanzo, attraverso le aspirazioni di quattro giovani amiche, rievoca la vicenda narrata dalla Alcott e la voglia di fare delle protagoniste che alla vita chiedono tutto, ossia, amore, famiglia e lavoro. Ma la domanda è: noi ragazzine, volevamo davvero essere Jo?

A dire la sua è un’altra scrittrice, Ilaria Gaspari che nel 2015 esordì per Voland con Etica dell’acquario. In un’intervista al “Libraio”, qualche tempo fa, rivelò che anche per lei la causa di tutto fu «la più scarmigliata e maschiaccia tra le sorelle March». La scrittrice non manca però di far notare come la saga della Alcott, fino a I ragazzi di Jo, sia datata e troppo pensata “al femminile” e sottolinea la tristezza che vi aleggia. Seguendo la vicenda, infatti, assistiamo alla lenta metamorfosi di Jo che viene “domata dalla vita”. Si piega all’amore scialbo di Baer per somigliare appunto a qualsiasi altra donna abbia dovuto rinunciare alle proprie presunte “intemperanze” a favore della cosiddetta normalità. Nell’etica sociale comune, Jo deve abbandonare le bricconerie per diventare una moglie remissiva e un’educatrice di sani principi, quasi che i sogni di ragazza fossero insani.

E in tutto questo formare letterariamente mogli perfette, manca ancora il sesso. Ma quello è roba da grandi.

Emanuela E. Abbadessa

 

Emanuela Ersilia Abbadessa

Emanuela E. Abbadessa (Catania, 1964) ha studiato pianoforte e canto lirico. Ha insegnato Storia della Musica e Comunicazione Musicale alla Facoltà di Lingue dell’Università di Catania. È collaboratrice del quotidiano “La Repubblica” (ed. Palermo). Il suo primo romanzo, Capo Scirocco (Rizzoli, 2013) ha vinto il Premio Rapallo-Carige, il Brignetti Isola d’Elba, è stato finalista all’ Premio Alassio Centolibri e al Premio Rieti. Fiammetta (Rizzoli, 2016) si è qualificato secondo al premio Dessì e al Premio Subiaco Città del libro.

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