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Il fenomeno “SPOTTED”: quando l’insulto diventa social

Gli psicologi lo definiscono disturbo “evitante” della personalità, una forma di nevrosi – sempre più diffusa tra i giovanissimi – consistente nell’incapacità di esporsi, assumendosi la responsabilità delle proprie azioni ed emozioni. Un comportamento generato da una scarsa autostima che porta a vivere le relazioni interpersonali con un profondo senso d’inadeguatezza. Fanno paura le critiche, la disapprovazione e l’esclusione. La vita reale appare come qualcosa di troppo grande e impegnativa da gestire, ma ecco che il web e i social si pongono come scappatoia, sicura via di fuga, trincea nascosta da dove poter sparare a salve sul nemico, coperti dal mantello dell’invisibilità.

Se nel settecento, secondo l’artista Francisco Goya, era il sonno della ragione a generare mostri, oggi  è l’anonimato.

Sono belle le parole perché piene di potere; possono essere unguento sulle ferite, ma anche coltelli che feriscono. Le parole possono fare male, soprattutto se scritte da mani che non hanno autore o urlate da bocche che non hanno volto.

L’anonimato genera mostri e parecchi feriti.

Agli albori fu Sarahah, app che si è diffusa in Italia nell’estate 2017, scaricata sui dispositivi mobili da più di quattordici mila utenti. Sarahah in arabo significa “onestà” e questo sistema di messaggistica istantanea nasceva con lo scopo di permettere ai lavoratori di esprimere “oneste” opinioni sul proprio datore di lavoro, ma senza subire ritorsioni.

La realtà si è rivelata lontana dall’idea e dalle intenzioni del suo sviluppatore: tantissimi adolescenti hanno adoperato questo servizio di messaggistica istantanea per poter dare libero sfogo alle più recondite emozioni tradotte, all’atto pratico,  in insulti anonimi.

Ora è il tempo di Spotted, in inglese “avvistato”, che si concreta in pagine Facebook dedicate alle scuole, principalmente licei, dove i ragazzi possono inviare all’amministratore della pagina – gestore senza identità – dichiarazioni, confessioni, valutazioni sull’altro sesso o qualsiasi altra opinione, inerenti persone della stessa scuola. L’amministratore pubblica poi questi contenuti, lasciando nell’anonimato l’autore.

La rete diventa così un labirinto di insulti dai pavimenti scivolosi, dove cadere e farsi molto male è fin troppo facile.

L’adolescenza, dal verbo latino adolescere, “crescere”, è il periodo più delicato della vita di un individuo, rappresentando una fase di transizione, dall’infanzia all’età adulta. Dove i graffi diventano squarci, perché tutto è amplificato, più intenso. Tutto fa più male, e le cicatrici restano visibili per tutta la vita. Dalle ferite dell’adolescenza non si guarisce mai.  Torneranno, quegli indelebili segni incisi sulla pelle della nostra personalità, negli anni, a ricordarci la nostra colpa: averle permesse; e bisognerà, tutte le volte, ripetere la fatica del perdono.

Se fino a qualche anno fa il bullismo si verificava all’interno di una classe o di una scuola, avendo quindi una collocazione spazio temporale definita, oggi con il cyber bullismo tutto è, ancora una volta, amplificato e ridondante.

Se è vero che le parole possono essere coltelli, questi nuovi sistemi di messaggistica anonima, hanno armato guerrieri senza volto, senza nome, a discapito delle loro vittime, indifese e disarmate che, oltre a un volto e un nome, avranno una fama, una visibilità scomoda dalla quale sarà difficile nascondersi e che non sarà facile dimenticare, compromettendo seriamente lo sviluppo psicologico-emozionale di questi agnelli sacrificali, sovraesposti sull’altare dell’ilarità.

L’anonimato genererà adulti di domani poco inclini e poco propensi ad assumersi le responsabilità delle proprie idee e delle proprie azioni, incapaci di gestire le emozioni, di domare la rabbia conducendola verso la strada della positività, ma abilissimi a fare male, a offendere e a dire cose orribili perché, comunque, per loro, sarà stato tutto un gioco, solo un modo di scherzare.

L’anonimato genera mostri che lanciano pietre e non nascondono neppure la mano, perché mai esistita.

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