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Eve Arnold, prima donna fotografa per la Magnum.

Eve Arnold, l’America, gli anni 50.
New York, 1951. Eve Arnold diventa la prima corrispondente donna per la prestigiosa agenzia fotografica Magnum e anche la prima associata in quel gruppo di mostruosi fotografi capeggiati da H. Cartier Bresson e Robert Capa. In quegli stessi anni le donne americane rispondono all’ideale che i media hanno previsto per loro: sorridenti angeli del focolare con il vitino da vespa strizzato dentro grandi gonne a ruota, appaiono felici anche mentre passano la cera, indomite, sui loro tacchetti da 5 cm.
Evidentemente una come Eve doveva collocarsi fuori da ogni sorta di stereotipo, e in quell’America da sogno, non indossa abitini a fiori e sorrisi abbaglianti, ma sceglie una mise diversa, che diventa negli anni la sua uniforme: capelli raccolti in un elegante chignon, trucco leggero, scarpe basse, camicia e pantaloni a vita alta. Per quanto cercasse di non dare mai particolarmente nell’occhio (attitudine propria di quasi tutti i grandi fotografi) le riviste non poterono fare a meno di riconoscerla fra le donne più eleganti del suo tempo.
Eve Arnold sul set di Beckett, 1961. Ph. Robert Penn, Magnum Photos

Curiosa per vocazione, fotografa per caso.
Il primo contatto con la fotografia avviene nel 1943, quando lascia la facoltà di medicina e comincia a lavorare per la Standard Brands, ditta specializzata nello sviluppo e stampa di pellicole. Il secondo – banale quanto definitivo – avviene quando le regalano una Rolleiflex; Eve ha trent’anni e gli apparecchi fotografici sono finalmente diventati maneggevoli al punto da esser portati in giro al posto di una borsetta.
Curiosa, discreta, silenziosa; un forza centripeta anima tutta la vita di Eve Arnold, portandola dalla periferia sempre al centro dell’attenzione e dei riflettori. Sin dall’inizio, quando i suoi scatti di backstage per le sconnesse passerelle di Harlem, testimonianza dell’orgoglio e desiderio di rinascita della più popolosa comunità afroamericana di New York, vengono notati e apprezzati da Alexey Brodovich, all’epoca direttore di Harper’s Bazar, nonché scopritore di altri assoluti geni come Richard Avedon e Irvin Penn.

Le parole di Brodovich dispensano Eve dal ritenersi una dilettante apprendista e suonano come un perentorio incoraggiamento, quasi un ordine: “le tue foto sono fresche, originali. Torna ad Harlem.Marlene Dietrich negli studi di registrazione della Comlumbia Records. 1952 Ph Eve Arnold/Magnum Photos Non hai bisogno di altri insegnamenti. Devi imparare lavorando.” Ad Harlem, Eve ci tornerà per fotografare Malcom X e le manifestazioni di rivalsa culturale dei neri d’America.
Malcom X, Chicago 1961. Ph Eve Arnold/Magnum Photos
Niente da nascondere.
Dalle periferie, ai set cinematografici più chiacchierati, Eve fotograferà dive come Marlene Dietrich, Elizabeth Taylor, Marlyn Monroe; riuscendo ad immortalarle come nessun era stato capace sino ad allora. Gli altri le eternavano come non fossero state creature terrestri. Eve, no.

Lei le fotografava per quello che erano. Donne in carne ed ossa: talvolta spossate, distanti oppure complici, semplici o addirittura fragili. Eve non celava niente di quanto avveniva nel retroscena del bel mondo del cinema e dello spettacolo, ma sapeva farlo sempre con misurata discrezione.
Marilin Monroe che riposa, 1955. Ph Eve Arnold/Magnum Photos
In fondo, forse, quelle divinità aspettavano proprio chi avrebbe saputo immortalarle senza costruzione alcuna, come fossero state vere; più vere persino delle similmente patinate casalinghe sorridenti sulle riviste.
L'attrice Joan Crawford mentre si prepara. Los Angeles 1959. Ph Eve Arnold/Magnum Photos
L’energia centripeta che spingeva Eve Arnlod sempre al centro delle cose, altro non era che la sua stessa curiosità, cui aggiungeva nelle giuste dosi: empatia, intuito, coraggio, comprensione.
Ecco la ricetta di Eve, che funzionava sempre. Come la volta in cui ritrasse Silvana Mangano, ancora sconosciuta oltreoceano. La giovane attrice italiana, smarrita in quello sconfinato paese carico di aspettative, si dimostrò intimidita davanti l’obiettivo. Eve allora la accompagnò al MO.MA. come avrebbe fatto un’amica, così che la giovane potesse perdersi fra le opere, dimenticandosi di lei. Ne vennero fuori immagini perfette; in cui le sculture di Brancusi incorniciano il profilo della Mangano in un gioco di geometriche corrispondenze. Eve di quegli scatti amava l’equilibrio, la composizione perfetta; frutto totalmente del caso. Lei così diceva.
Silvana Mangano al Museum of Modern Art di New York. 1956. Ph Eve Arnold/Magnum Photos.
La lezione di Eve.
Eve Arnold cercava se stessa in quel che faceva, così riusciva a coniugare curiosità e discrezione, sensazionalismo e rispetto, grandezza e semplicità: “sono stata povera e ho voluto documentare la povertà; ho perso un figlio e sono stata ossessionata dal desiderio di fotografare la nascita; mi ha interessato la politica e ho voluto capire quali riflessi avesse sulla vita di tutti i giorni. Sono una donna e ho voluto conoscere altre donne”.
Ci sono lezioni che si ricordano per la disarmante semplicità, altre capaci di trascendere i tempi e le tecnologie che cambiano, risultando valide sempre.
L’opera di Eve Arnold le comprende tutte.

“If a photographer cares the people before the lens and is commpassionate, much is given. Is the photographer, not the camera, the instrument.”

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