È arrivato l’arrotino

In questi pomeriggi di fine estate, a fine pomeriggio, a finestre aperte sul cortile, con l’eco del pallone rincorso dai bambini ancora senza scuola, con il ronzio sordo del ventilatore lento sul soffitto e con la sigaretta annoiata che si consuma da sé, insomma in questi ultimi pomeriggi di fine estate mi chiedo: ma veramente vale la pena essere un noto sito?

Il punto forse è però un altro: possiamo ora sottrarci al dovere e al potere di essere un noto sito?

Forse non lo sapevamo di abitare ai piani alti, ma un bel giorno, in uno di quei pomeriggi di fine estate, mentre dalla finestra che da sul cortile continua ad arrivare l’eco delle pallonate e delle merende, da quella davanti, dal tendone gonfiato di aria salata che arriva dal mare, un bel giorno, appunto, giunge un grido da basso e si fa via via più vicino: “donne, è arrivato l’arrotino!”.

Ora, l’arrotino. Piccola figura ormai relegata in tempi dimenticati, vista la sua inanità e la sua sola capacità di evocare nostalgici scenari. Cosa rimane, quindi, dell’arrotino, se non quel grido solitario fuori luogo e fuori tempo? Diversa sorte hanno avuto mestieri antichi come il sarto, il calzolaio o il barbiere che nel tempo si sono evoluti fino a diventare oggi rappresentazione d’eccellenza. L’arrotino no, lui no. È e rimane un querulo e lamentoso figuro che, in un pomeriggio di fine estate, con il vento di mare, il ronzio sordo dal soffitto e il filo bianco di fumo che sale ininterrotto, rompe i pensieri, ti attira verso il basso e addormenta il sogno.

Nonostante tutto, l’arrotino non si evolve ma nemmeno si estingue. È sempre uguale a se stesso, mentre tutto intorno cresce, muta, vive.

Di arrotini ne abbiamo visti tanti e tanti ne vedremo, fanno parte della scenografia. Sono quelli che schiamazzano per farsi vedere, che se non urlano nessuno si accorge di loro e una volta che hanno urlato e ti sei accorto di loro sai che ti hanno soltanto distratto, anche se per un breve attimo, dal tuo impegno, dalla tua volontà di continuare ad essere un sito che accoglie opinioni, condivide pensieri, ospita posizioni senza schierarsi, senza giudicare, senza caccia alle streghe, senza condanne da eseguire, senza sentenze da emettere, senza grida da cortile.

Midnight è nata, vive e vivrà su questi cardini. Le apologie non mi vengono bene, forse perché ho un Direttore, Giuseppe Nibali, che non ne ha bisogno. Infatti queste poche righe non vengono da un avvocato difensore, non vengono da un poeta e nemmeno da un letterato ma di sicuro non vengono da un arrotino. Vengono da un editore che un pomeriggio di fine estate, per un attimo distratto dagli schiamazzi di un arrotino, scopre che niente potrà mai distoglierlo dalla sua visione.

E quindi sì, possiamo, anzi dobbiamo sottrarci, al dovere, al potere di essere un noto sito perché non lo siamo e non lo vogliamo essere. Libero, aperto, chiaro e quindi vulnerabile invece sì. Siamo pronti a tenerci le nostre ferite, perché noi coltelli da affilare non ne abbiamo.

Gridi pure, se vuole, l’arrotino. In fondo, solo quello sa fare.

Post Scriptum: rimando coloro i quali sono alla ricerca del motivo per il quale Midnight Magazine accoglie le opinioni di tutti a due editoriali. Il primo, che è anche il primo articolo apparso sulla rivista, racconta il motivo per cui la testata è nata e il lettore ideale a cui si rivolge. Il secondo, “Prospettive”, a firma dell’attuale Direttore Giuseppe Nibali, che racconta la rotta possibile e i sogni di questa strana nave e del suo bell’equipaggio.

La mia prima, vera mezzanotte

Michele Laurelli

Nato nel 1991 ad Albenga (SV), mi definisco curioso, ambizioso, creativo e passionale. Appassionato di comunicazione. Perfezionista ed ossessionato dal controllo. Incorreggibilmente romatico. Instancabile viaggiatore.

Lascia un commento

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this