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Digital Art: a venti anni dalla loro invenzione, inizia la rivincita culturale delle GIFs animate.

Invenzione datata 1987, le GIFs (Graphics Interchange Forms) oggi rappresentano una forma espressiva in piena rinascita. Dopo la larga diffusione conosciuta negli anni novanta, in cui non erano che brevissime animazioni di dubbio gusto e oscura utilità, furono presto soppiantate dai più moderni video, che rispetto alle GIFs offrivano potenzialità nettamente maggiori.
Una GIF in fondo ha poco più dell’immagine fissa, è senza audio e troppo breve per qualsiasi contenuto di senso compiuto. Ecco le ragioni del suo attuale e rinnovato successo: meno impegnative di un video, fruibili in qualsiasi situazione perché prive di audio, sintetiche, dirette, istantanee; esattamente tutto quello che ci vuole per un pubblico di sociopatici facilmente distraibili.

Al di là della scarsa considerazione di cui godono nell’opinione comune, si potrebbero accostare al cinema come pro-pro-pro nipoti delle “vedute animate” dei fratelli Lumiere; pressapoco per gli stessi tre motivi che le rendono indiscussi tormentoni della rete:
– L’efficacia comunicativa e il miracolo dell’immagine in movimento.
– La breve durata del suddetto miracolo: 50 secondi circa per l’invenzione dei Lumière, ovvero il tempo che la lunghezza della pellicola riusciva a garantire. Sei, otto secondi per una GIF, che è più o meno quanto resiste la nostra attenzione a breve termine.
– La ripetizione, capace di incantare – letteralmente. Nel primo caso garantita dal successo: folle affascinate dalla magia del progresso, disposte ad assistervi ancora e ancora. Nel secondo, no.

Molta meno magia conoscono infatti gli sguardi incantati sulle home page dei social odierni, in cui le GIFs non sono che diversivi capaci di movimentare una conversazione altrimenti monotona, o l’equivalente digitale di una battuta, o ancora sintesi perfetta di uno stato d’animo, una situazione, una reazione o addirittura un pensiero che non serve tentare di descrivere.
Come una forma evoluta di intercalare, sono ripetitive, spesso superflue, ma pur sempre efficaci, e per questo contagiose e virali.

Il pensatore di Rodin, secondo il digital artist A.L. Crego

Lasciando da parte i parallelismi col protocinema, le GIFs – come i memes e le emoticon – sono in realtà una forma espressiva nativa dell’era digitale e post-letteraria, in cui le immagini bastano da sole a veicolare qualsiasi contenuto.
Infinite per ogni mood: Divertenti, curiose, drammatiche, surreali, non sense o emozionali.
Come non esiste stato d’animo che non abbia il suo corrispondente “animato”, così pure non esiste personaggio, film, serie tv, ricetta o tutorial che non possa essere ridotto all’essenzialità di pochi secondi. In questa giostra che non si ferma fino a che non decide lo spettatore, può starci a buon diritto anche l’arte.
E non ci sta nemmeno stretta dentro un tempo scandito da un inizio e una fine tanto vicini da innescare il loop: è così che un istante diventa infinito nella sua stessa ripetizione.
Lo avreste detto voi, che le GIFs potevano essere tanto efficaci metafore nel presente?

A.L. Crego

I primi a capire che il potenziale creativo ed espressivo delle GIFs meritava d’essere riconsiderato, furono due giovani universitari americani: Jace Cook e Alex Chung, ideatori di GIPHY, una sorta di Google delle GIFs.
Alex e Jace sono prima di tutto due collezionisti seriali di GIFs, prima ancora di essere studenti o nerd o qualsiasi altra cosa. Si conoscono nel 2012, accomunati dalla stessa assurda mania. I due passano ore a spulciare i loro desktop, incredibilmente simili nel disordine di icone semoventi che li affollano.
– Ce l’ho, Ce l’ho, Ce l’ho… oh! Manca!
– E’ un vero peccato che non esista un motore di ricerca per GIFs. Pensa ad alta voce uno dei due.
– Da non credere, è assurdo. Risponde il secondo.
– Così si perdono nel casino di Internet.
Poi si guardano e non hanno bisogno di aggiungere altro. Basta l’adrenalina che sale, al pensiero di aver appena avuto l’idea per qualcosa che ancora non esiste. E’ la più inaspettata e insolita idea che potesse venire a due ragazzini sciroccati in fissa per brevi video demenziali: bisognava fare ordine.
L’ordine che interessava loro non era quello dei loro pc o delle loro camerette, no. Era nella rete, nel mondo; ma quello delle GIF, naturalmente.

E’ così che nasce GIPHY : primo, e unico per dimensioni, archivio digitale di gif animate.
E’ come un vocabolario visivo, un atlante delle emozioni e delle esclamazioni umane.
Bestiario moderno o monumento alla demenzialità contemporanea, a seconda che si apprezzi o meno il genere; cela, dietro quell’aura un po’ nerd e un po’ “ce-n’era-bisogno?” un apparato complesso, ma ordinato – caratteristica di ogni archivio – che avrebbe fatto impazzire di gioia geni come Charles Darwin o a Aby Warburg, se solo la tecnologia fosse stata dalla loro parte.
Perché anche la manifestazione più trash della cultura pop contemporanea merita di essere preservata. Un archivio è quello strumento che permette di indicizzare qualsiasi cosa secondo una tematica, e se lo fai per delle GIFs, allora quelle diventano di diritto mezzo di espressione a disposizione di tutti.
Che cosa vuoi dire? Che sei pazzo di gioia? Che sei deluso, rabbioso, perplesso, inebetito, imbarazzato, interessato, smarrito, o annoiato? C’è una gifs per tutto, e ora, anche un posto dove trovarle.

Dal 2012, e cioè da quando Jace a Alex hanno fatto ordine e google ha dedicato all’estenzione una apposita voce di ricerca per tastiere, le GIFs hanno a poco a poco conquistato piena maturità sul piano estetico; diventando uno dei mezzi espressivi più praticati nella digital art.
C’è chi la chiama semplicemente “GIF Art” e chi invece tenta di nobilitare la pratica inventando nomi nuovi ad indicarne i risultati: come “palindromo visivo”, “motion pictures”, “post photography”, “cinemagraph” o “Glitch photography”. Cambia poco, perché l’efficacia resta la stessa, lo si diceva all’inizio: le parole contano meno delle immagini.
E così ogni hanno decine di contest internazionali mirano a scoprire nuovi talenti con tanto senso estetico quanto dono di sintesi; e mostre non ortodosse incuriosiscono incerti visitatori, che si domandano se anche scorrere il loro feed di instagram vale come visitare una mostra d’arte.
É ora di andare oltre il lato demenziale delle GIFs, che possono essere molto più di quanto sembri. Poetiche, intriganti, disturbanti, colte o raffinate. Meno virali forse, ma in fondo neanche poi tanto.
In Italia è il festival “The Gifer” a selezionare le trovate dei migliori media artists, a questo si aggiungono numerosi altri contest internazionali, fra i quali il più autorevole è senza dubbio quello indetto ogni anno dalla Saatchi Gallery in collaborazione con Google+: The Motion Graphic Prize.
Ecco alcuni dei finalisti dell’ultima edizione.

MicaelReynaud.

Jon Jacobsen

Kostas Agiannitis

DI seguito invece alcuni dei digital artists selezionati nell’ambito della rassegna “The Gifer”

Sabato Visconti

A.L. Crego

Bloody Diary progetto dell’illustratrice Min Liu: una gif al giorno, per cento giorni.

Come di pinti di Edward Hopper, le gif animate di Leland Foster

Infine, a contraddire quanto scritto fin’ora: ecco le magiche animazioni dell’illustratrice Lucinda Shcreiber, in cui questo pezzo di Gotye.

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