Compie dieci anni l’iPhone, uno strumento che ci ha cambiato per sempre. Un telefono che ha superato se stesso e creato una categoria a parte, quella degli smartphone. Cambiando molti aspetti della nostra vita quotidiana, tra cui la circolazione delle informazioni. Ma di conseguenza anche il nostro rapporto con la politica, con la democrazia e con una pratica antica come quella del voto.

Senza smartphone non ci sarebbero, o non sarebbero così influenti, i social network, accusati oggi di essere il principale veicolo attraverso cui si diffonde la cosiddetta “post-verità”. E cioè notizie prive di qualsiasi veridicità, vere e proprie bufale del web che diventano virali e a cui andrebbe il merito, o forse il demerito, di aver favorito alcuni degli esiti elettorali dell’anno che si è appena concluso: la vittoria della Brexit o l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca.

Ma lo smartphone ha fatto anche altro. Ha soddisfatto la voglia dell’utente di esprimere un proprio parere su qualsiasi cosa e in questo gli ha spesso facilitato la vita con le sue “app”. Tra le infinite che sono state create negli anni, tante sono nate con lo scopo di fare votare in maniera diretta l’utente. Ad esempio, tutte quelle legate ai vari reality o talent show, dal Grande Fratello all’Isola dei Famosi, da Amici a X-Factor per arrivare a MasterChef. Tutti questi programmi si sono convertiti dal vecchio televoto alle “app”, sfruttando un potenziale bacino di voti enorme.

Ma il voto tramite smartphone ha coinvolto anche la politica vera e propria. Intanto c’è una “app” che permette di immergersi nelle peripezie di una campagna elettorale: il Simulatore di elezioni. Come nella vita reale, l’utente gioca nel ruolo di un politico emergente, appena entrato nel partito con l’incarico gerarchicamente più basso, e deve costruirsi una carriera politica guadagnandosi i voti degli altri utenti. Ma nel corso delle elezioni amministrative italiane del 2016 è spuntata un’altra applicazione, Elezioni, grazie alla quale il pubblico si può trasformare in una giuria virtuale del politico di turno. Direttamente da casa è possibile entrare nel dibattito in corso nei principali talk show televisivi, come Di Martedì e Piazza Pulita, e votare a favore o sfavore del politico con applausi o fischi durante la trasmissione o addirittura esprimere un giudizio in tre diverse categorie («Programma», «Onestà» e «Capacità») per creare una sorta di pagella finale del politico. Ma state tranquilli, sono voti che non contano niente. Almeno per ora.

Alzi la mano chi si augura che un giorno si arrivi al voto, quello vero, attraverso lo smartphone. Quella dell’autore di questo blog resta ferma. Negli Stati Uniti, però, iniziano a parlarne seriamente. Succederà mai? Per il momento accontentiamoci di votare con l’iPhone il cantante da eliminare o il cuoco da promuovere. Oppure di “giocare” alle elezioni con lo smartphone in mano. Perché la politica e l’esercizio del voto sono una cosa un pochino più seria dei talent. Ma anche perché l’azione degli hacker russi nell’ultima campagna elettorale americana, di cui si continua a parlare molto in questi giorni, dovrebbe fare riflettere non poco sulla sicurezza della rete e di strumenti come gli smartphone. Se anche il voto tradizionale è minacciato e messo a rischio da attacchi informatici messi in atto da paesi ostili, l’ipotesi di tenere delle elezioni via “app” al momento sembra semplicemente folle.